Uno strumento imprenscindibile per leggere il XXI secolo

Nel 2018 in vari paesi, a partire dagli Stati Uniti, è stato festeggiato il bicentenario della nascita di Karl Marx (1818-1883) con l’obiettivo di vederne ciò che è vivo e ciò che è morto del suo pensiero; ma ciò che lo rende ancora attuale è stata la capacità della  strategia messa in atto  per comprendere iuxta propria principia le contraddizioni del reale in generale o quelle che Simone Weil, sua assidua e critica lettrice – a partire da Il capitale – a differenza di quelli da lei definiti ‘marxisti immaginari’, non a caso chiamava ‘rugosità del reale’. Com’è più noto, il suo nome è legato all’insuperabile analisi delle pluriarticolate logiche del capitalismo, diventata sempre più indispensabile ancora oggi in quanto permette di capirne le continue trasformazioni e le ricorrenti crisi che molte volte non sono state colte nel loro vero spessore.

Ma questo è dovuto al fatto spesso  dimenticato che Marx, come ad esempio Bernhard Riemann per la geometria e Charles Darwin per le scienze biologiche negli stessi anni, è stato vera figura di scienziato-filosofo in quanto ha portato avanti una riflessione filosofica strettamente intrecciata con la ricerca scientifica in economia politica per vederne le ripercussioni nella vita degli uomini; quella che è stata non a caso chiamata rivoluzione nella profondità dello spazio e del tempo apportata da Riemann e Darwin, si può estendere all’impresa marxiana come ‘rivoluzione nella profondità del  sociale’ per averne scandagliato con rigore analitico aspetti e livelli mai prima raggiunti. Nello stesso tempo non bisogna dimenticare  che è stato un articolato e non comune  realismo di fondo  la forza della sua strategia cognitiva messa in atto che gli ha permesso di cogliere nel loro pieno spessore le diverse rugosità del reale sociale e le sofisticate modalità con le quali, a partire dalla filosofia politica di Hegel, esso è stato oggetto di quelli che chiamava ‘processi di naturalizzazione’ o ‘robinsonate’, dove ad  esempio determinati fatti storici come il mercato assurgono a fenomeni  ‘per natura’ immodificabili e quindi di per sé ritenuti universali.

Come  è stato rilevato  molto acutamente dalla stessa Simone Weil in pagine insuperabili come quelle presenti nel saggio del 1934 dal significativo titolo Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale, Marx ,come ogni scienziato ed in questo caso scienziato sociale, si è costruito  un  ‘metodo’ in grado di entrare appieno nei meccanismi, a volte espliciti ma più spesso impliciti, a monte dei concreti rapporti socio-economici la cui conoscenza è ritenuta imprescindibile per poter arrivare ad una proposta non velleitaria di cambiamento. In tutti suoi scritti e nonostante Il Capitale analizzi la prima fase costitutiva del capitalismo, non ne ha mai sottovalutato la capacità di trasformarsi, di rigenerarsi, di cambiare pelle tale da  presentarsi come un drago dalle mille teste, tanto che, se una viene meno, ne spuntano altre con nuove dinamiche che occorre sempre conoscere in profondità con altre più sofisticate metodologie.

Questo particolare ‘metodo’ di autentico scavo nelle strutture del reale sociale, inaugurato  da Marx e ritenuto sempre da Simone Weil ancora quasi ‘vergine’ nel senso che non è stato sfruttato abbastanza, si rivela ancora oggi utile nel farci capire come si sia sviluppato il successivo capitalismo finanziario, dove la finanza nata per essere una ausiliaria dell’economia reale si è resa nel tempo autonoma sino a dominarla; ma lo stesso capitalismo finanziario, con le ricorrenti crisi  che provoca a sua volta, negli ultimi anni sta cambiando pelle nel senso che le tradizionali merci vengono sostituite dai big data, cioè le informazioni raccolte su ognuno di noi, anch’essi diventate merci preziose e a base di quello che viene chiamato capitalismo digitale, neuro-computazionale o algoritmico, a cui concorrono in maniera determinante le tecnoscienze a partire da certi settori dall’Intelligenza artificiale, oggetto anche di studio  di quella che viene chiamata la neuro-psico-economia. Non caso oggi da più parti, e soprattutto negli USA, si arriva a parlare di una nuova forma assunta dal capitalismo, il cosiddetto ‘capitalismo digitale di sorveglianza’, dove il surplus non si realizza più nella produzione di merci, ma nei big data ottenuti attraverso le sempre più sofisticate tecnologie informatiche che permettono il controllo capillare delle nostre abitudini quotidiane e le previsioni future sui comportamenti degli utenti, poi vendute a caro prezzo.

Tutto questo spiega altresì l’espressione in uso da più parti che ‘lo spettro di Marx’ si aggira dappertutto, proprio per indicare le capacità del suo pensiero di sviscerare aspetti non facilmente rilevabili del sociale con le strutture di fondo su cui si regge. Ma dove tale ‘spettro’ si rivela ancora più proficuo, collegato a tutto questo e che poi si rivela  un altro dei punti più originali del suo pensiero, è quando viene  rivolto a scandire i meccanismi del pensiero ideologico là dove esso si annida; si può dire che il contributo più duraturo, al di là delle stesse analisi della società capitalistica, che Marx abbia dato all’intera umanità e che lo rende ancora indispensabile, è proprio lo studio critico dell’ideologia, condotto soprattutto nell’opera L’ideologia tedesca del 1844, un campo di indagine ancora oggi poco scandagliato. Il suo percorso si può considerarlo come una continua ermeneutica del pensare ideologico a partire dallo sistematico smascheramento dei processi di naturalizzazione di non facile riconoscimento sino al necessario smontaggio per esplicitarlo e renderlo meno invasivo; Marx stesso era ben conscio che il pensiero ideologico non è eliminabile, ma ci ha fornito gli strumenti concettuali per riconoscerlo come tale ed essere più vigili nei suoi confronti. Proprio in un momento come quello attuale in cui si celebra falsamente e di proposito la morte delle ideologie, il suo pensiero si rivela uno strumento imprescindibile per vedere quali altre forme, più sofisticate di quelle del passato, esse assumano oggi nel rimanere sempre nascoste, ma ovunque presenti con inevitabili effetti sulla vita quotidiana.

TRA LA RUGOSITÀ DEL REALE:

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Fontehttps://pixabay.com/it/photos/marx-mare-fantasy-comporre-3788454/
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Mario Castellana
Mario Castellana, docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.