«Drizza», disse, «ver’ me l’agute luci 
de lo ‘ntelletto, e fieti manifesto 
l’error de’ ciechi che si fanno duci»

(Purgatorio XVIII, vv.16-18)

Prima, nel canto XVI, Marco Lombardo a fustigare quanti danno la colpa al Cielo per le proprie azioni, poi, nel XVII, Virgilio a illustrare le scelte sbagliate dell’amore ed ora, di nuovo, Dante in ascolto del suo maestro che, da vero educatore, risponde anche alle domande non poste.

Tutto per imparare, se mai si può, a scegliere bene, a scegliere il bene, a scegliere meglio.

La spiegazione questa volta riguarda non l’amore di elezione, ma quello frutto di inclinazione naturale. Virgilio chiarisce che tutti gli uomini nascono capaci di amare ciò che provoca piacere, allo stesso modo in cui il fuoco è fatto per ardere e risplendere in alto.

Dante chiede allora perché mai dovrebbe essere colpa assecondare una simile inclinazione, visto che chi ama obbedisce ad un impulso necessario. Torna in campo la dottrina tomistica. Virgilio argomenta che l’amore in potenza non deve essere confuso con l’amore in atto: se potenzialmente tutto è amabile, in atto e di fatto l’uomo è responsabile delle sue scelte. Egli è chiamato a non soccombere passivamente ai propri impulsi, ma piuttosto a discernere, istruendo ogni propria preferenza con il lume della ragione.

Insomma, il libero arbitrio, caro a Beatrice, al cui prossimo incontro lo stesso Virgilio rimanda, non è libertinaggio né un cedere indiscriminatamente alle pulsioni, checché ne dicessero Andrea Cappellano, nel suo De amore, e soprattutto la tradizione stilnovista. Più che a Guido Guinizelli, il pensiero va agli effetti devastanti della passione amorosa cantata da Cavalcanti: autori dai quali chi firma la Divina Commedia sembra qui prendere definitivamente le distanze.

Scrivo “sembra”, perché Dante è poi il medesimo che si inventa pietà all’Inferno, pur di salvare, in qualche modo e per assurdo, Paolo e Francesca, i lussuriosi meno dannati e dannabili della storia, gli amanti più amati che si conoscano, persino oltre la morte, pur oltre l’Inferno.

Evidentemente, il poeta filosofo ben conosceva, e per esperienza personale, «l’error de’ ciechi che si fanno duci» (v.18), lui che, almeno “in potenza”, adultero è stato: e proprio per amore di colei che l’ha fatto beato.

Per il resto, il canto si conclude con una sommaria descrizione della pena degli accidiosi, tra i quali l’abate di San Zeno a Verona. Essi, che in vita non avevano tempo per spendersi a favore del bene, ora, per contrappasso, non hanno tempo da perdere in chiacchiere: li attende la visione, la stessa – si spera – destinata a quanti, se non hanno saputo sempre scegliere il meglio, almeno ci hanno provato.

Alfred De Musset: «Chiunque abbia mai amato porta una cicatrice».

Walt Whitman: «Eravamo insieme. Tutto il resto l’ho dimenticato».

Publilio Siro: «Quando ami non ragioni e quando ragioni non ami».


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

4 COMMENTI

  1. Specie quando siamo giovani il nostro cuore pulsa di emozioni e il nostro cuore arde…tutto in tensione verso l’altro o l’altra, che ci porta a desiderarla come unico bene prezioso. Non distinguiamo bene quanto è il corpo che comanda e quanto la mente, sentiamo solo un’attrazione forte e ineludibile che cerchiamo di assecondare. Ma forse è dopo qualche esperienza finita male che troviamo la persona giusta e lì si fonde il cuore e il pensiero, il bacio e la scelta consapevole. Ed è un’esperienza talmente pregnante e profonda che non si riesce più a starne senza: è l’amore che si nutre di sospiri, fatiche, pazienza, palpiti, appagamento. Allora siamo davvero felici e ci sembra di essere in Paradiso. In realtà il cammino è lungo e la meta da raggiungere è lontana e la strada ci riserva stanchezza, errori, inquietudini, paure… e si rimette in gioco ogni giorno la scelta, la giusta misura, il libero arbitrio. E l’amore agito e puro torna a farsi scegliere come unica opzione che porta alla felicità.

    • “In realtà il cammino è lungo e la meta da raggiungere è lontana e la strada ci riserva stanchezza, errori, inquietudini, paure… e si rimette in gioco ogni giorno la scelta, la giusta misura, il libero arbitrio”: grazie, Emanuela!

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