Secondo appuntamento della IX Settimana Biblica della Diocesi di Andria, con don Antonio Scattolini, Responsabile del Servizio per la Pastorale dell’Arte – KARIS della Diocesi di Verona, che offre un’attenzione speciale (e specializzata) al mondo dell’arte, per l’estrema attualità di questo linguaggio in ambito pastorale, ecumenico e culturale.

Papa Francesco, al n. 167 della Evangelii Gaudium, invita a valorizzare la via pulchritudinis: “è bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla via della bellezza”. Quali caratteristiche rendono il linguaggio dell’arte in sintonia con il Vangelo?

La via pulchritudinis è una via che appartiene alla consuetudine della Chiesa, non una moda del momento, almeno in quattro direzioni: una bellezza artistica nata 1. in funzione della celebrazione (ricordiamo che la matrice dell’arte cristiana non è la catechesi ma la liturgia); 2. per diventare narrazione del Vangelo (in particolare pensiamo ai cicli biblici medievali); 3. per avere una funzione morale (soprattutto dopo il Concilio di Trento: l’esemplarità dei santi, le virtù di Maria…); 4. per aiutare a pregare anche personalmente (per esempio l’arte del rinascimento fiammingo fino ai santini, che sono arrivati nelle nostre case come imagerie che ha accompagnato la preghiera del singolo cristiano). Quello che è da sottolineare di Papa Francesco è l’invito a considerare anche quelle forme artistiche che non sono appetibili per noi, ma che sono particolarmente interpellanti per i destinatari dell’annuncio. Se cercassimo le eco di Vangelo che apparentemente sono assenti ma innervano molta parte anche dell’arte contemporanea, ci stupiremmo della finezza e della bellezza che ancora lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore di artisti “ispirati”, che sanno restituirci frammenti di umanità e di fede, in questa via che è in particolare sintonia con il contenuto. La bella notizia non si dà con un tono minore, ma con un tono di gioia e di bellezza e l’arte assume la sintonia della forma con il contenuto.

Don Antonio, come la bellezza può ancora salvare il mondo come via di promozione umana?

Non basta mettere un capolavoro davanti ad una persona; si tratta di riattivare attraverso la bellezza uno sguardo che si fa attento. Lo spiego con un esempio: dopo un percorso sui Vangeli dell’infanzia realizzato analizzando con metodo e con sguardo attento alcune opere d’arte, un bancario disse che ringraziava il gruppo per il lavoro fatto perché si era accorto che da quel momento guardava in modo diverso la moglie e i figli! Se favoriamo un processo di incontro che, a partire dai sensi, dia spazio alle emozioni, aiuti ad una comprensione, si avvalga di un apporto storico-critico che ci fa riconoscere le intenzioni dell’autore, possiamo attivare una capacità di “guardare” con un occhio buono/bello. Gesù stesso dice: Se il tuo occhio è buono tutto in te sarà buono (cfr. Mt 6, 22). Noi lo chiamiamo lo “sguardo delle tre E”: se rivolgiamo all’arte uno sguardo estetico, etico ed evangelico, ritroviamo qualcosa della nostra vita e possiamo trovare parole di Vangelo anche in opere d’arte non di soggetto religioso.

Suggerisce Paolo “a terra”, nel dipinto di Caravaggio La conversione di San Paolo, come immagine di riferimento per la Chiesa in uscita. Come leggere questa immagine?
Paolo a terra ci ricorda un atteggiamento con cui siamo chiamati ad uscire. Non siamo chiamati ad uscire “a cavallo”, con la sottile presunzione di avere una potenza per cui sottomettere il mondo. L’immagine di Paolo è quella del credente che, accogliendo tutto come grazia, incontra le persone e lascia trasparire umilmente la bellezza che il del Vangelo ha seminato nel suo cuore, non guardando il mondo dall’alto verso il basso, come da cavallo, ma servendolo dal basso, come Cristo quando lava i piedi.

Se dovesse suggerire un artista assolutamente imperdibile per chi è in ricerca…

Un artista del ‘900 che vorrei senz’altro indicare è Georges Rouault,
che ha attivato una duplice ricerca profondamente in sintonia: del volto dell’uomo, segnato anche dalla sofferenza, dal dolore, nell’intervallo tra le due guerre, e della verità e della bellezza del volto di Cristo. Suggerisco in particolare il Miserere, che considero uno dei capolavori della Storia dell’Arte.