La presa di coscienza critica dell’antinomia della vita è la chiave di volta che permette a Guardini di evidenziare il nesso stretto tra  ‘veritas et amor’

Non succede spesso che la centralità di una figura, prima poco tenuta presente, si manifesta quasi nello stesso tempo in più ambiti, come ad esempio quella del pensatore italo-tedesco Romano Guardini (1885-1968), da quello più propriamente filosofico-scientifico a quello pastorale come nell’enciclica Laudato sì,enciclica che non a caso ‘fa tesoro’ in senso biblico delle acquisizioni più recenti del pensiero contemporaneo. Nonostante la traduzione dal tedesco  in questi ultimi  decenni dell’Opera omniacon scritti anche inediti da parte della casa editrice Morcelliana, il proteiforme pensiero di Guardini, poco studiato sia nelle facoltà statali che in quelle pontificie,  ancora non ha ricevuto un’adeguata attenzione anche se da più parti viene ritenuto attuale in più ambiti, dopo cinquant’anni dalla sua morte, come ad esempio da Massimo Borghesi nel volume Romano Guardini, Antinomia della vita e conoscenza affettiva(Milano, Jaca Book 2018).

La rivisitazione critica presente in lavori recenti, come sottolinea Borghesi e già autore nel 1990 di un’altra monografia dal titolo Romano Guardini. Dialettica e antropologia, è quello di rilanciare tale figura nel dibattito filosofico contemporaneo; questi due lavori, insieme a pochi altri, aiutano a situarla meglio nel dibattito teoretico del ‘900 e quello più recente si segnala per il fatto che, grazie all’analisi degli scritti da poco pubblicati e impresa a cui ha partecipato lo stesso Borghesi, dà   importanza strategica ad un’opera scritta nel 1925 L’opposizione polare. Tentativi per una filosofia del concreto-vivente(Scritti di metodologia filosofica, in Opera omnia,vol. I, 2007). In essa vengono individuati i nuclei concettuali portanti l’intero percorso di Guardini, la cui analisi permette di comprenderne la visione polifonicaa base della sua filosofia, ritenuta una strategia indispensabile per capire le logiche reali del mondo senza cadere in posizioni riduttivistiche e monistiche e di entrare in dialogo con le posizioni in campo.

Ciò che può rendere particolarmente interessante  l’attenzione critica verso la figura di Guardini è l’idea non comune di concreto-viventeper rilanciare sul terreno più teoretico una visione integrale dell’uomo nelle diverse articolazioni senza creare artificiose separazioni in nome di quel motto che uno studente, nell’ascoltarne le lezioni, ha coniato coll’espressione, che possiamo in maniera programmatica fare nostra anche perché in un certo qual modo stiamo cominciando sia pure a fatica ad entrare nel mondo del pensiero complesso: la verità  è  polifonica. Il volume di Borghesi, in particolar modo, si segnala proprio nello spiegare come questo criterio, insieme metodologico ed ontologico, abbia agito nell’intero percorso di Guardini oltre a fornire una puntuale analisi della genesi stessa de L’opposizione polare, opera dove ‘la polifonia dell’unica verità è il modo concreto con cui si attua  la visione polare del mondo’ e che ci offre, pur essendo espressione dei problemi reali dell’umanità dei primi decenni del ‘900, ‘un modello che trascende il contesto storico di allora’. Pur essendo questo un lavoro giovanile e come dice lo stesso Guardini la ‘teoria degli opposti polari’ ivi proposta è “solo l’abbozzo di un’idea”, già in essa è implicita un’idea forte che guiderà tutto il suo percorso umano, teoretico ed esistenziale, che rende la sua figura ‘attuale’ e un ‘autore chiave per il nostro tempo’, tale da essere presente programmaticamente nel percorso stesso di Jorge Mario Bergoglio, come ha dimostrato lo stesso Borghesi in un volume Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica(Milano, Jaca Book 2017):

“Non si possono congedare i problemi; chi li avverte, deve applicarvisi, specialmente se è responsabile sul piano intellettuale e spirituale. La prassi autentica, cioè l’agire giusto, deriva dalla verità, e per essa bisogna lottare”.

Questa basilare idea, che ha influenzato idealmente parte  della Resistenza  al nazismo nella stessa Germania, è la forza che regge il  pensiero del pensatore italo-tedesco, vera e propria espressione teoretica, come quello di Simone Weil e Pavel Florenskij,  delle istanze primarie della  vita dove le ragioni biografiche si potenziano e si intrecciano vivendo i problemi, scoprendone la pruridimensionalità e la conseguente necessità di un intervento concreto dialogante senza posizioni riduttive e dogmatiche; non a caso Borghesi parla di ‘pensiero autobiografico’, di un pensiero ‘radicato’ nelle lacerazioni e nelle ferite della vita concreta di un uomo, lacerazioni che appartenevano e appartengono all’umanità intera;  ne ricostruisce il contesto storico-sociale e la genesi delle idee portanti dove la vita è stata un continuo mettere in atto ‘l’opposizione polare’, che ha condotto Guardini sin dagli anni ’10 del secolo scorso a parlare di ‘teoria degli opposti’ come visione strategica ed integrale decisiva per le sorti del mondo:

“La teoria degli opposti è la formulazione teoretica del dato di fatto che l’essere non è ‘unilaterale’, ma ‘bilaterale’, non è ‘unisignificante’ , ma ‘bisignificante’. Èuna unità, ma non un’unità che si debba cogliere recta  lineae solo da una parte, ma di volta in volta da due parti”.

Forse non c’è nel Novecento una voce che abbia messo al centro del proprio percorso con simile chiarezza e nello stesso tempo con  una non comune profondità, insieme metodologica ed ontologica, tale idea che proviene, come dirà qualche decennio più tardi Simone Weil, dall’aver ‘amato’ sino in fondo i diversi ‘significati’ del mondo, di rispettarli innanzitutto nella loro integralità; l’essere immersi nelle ‘opposizioni’ reali della vita è il passo necessario per poi conoscerne le logiche polivalenti e ‘bilaterali’ che non si possono cogliere recta lineae con strumenti basati su approcci riduzionistici che certa modernità ha portato alle estreme conseguenze. Guardini a suo modo è stato un ‘cuore pensante’, per usare un’espressione di Etty Hillesum, del mondo polare e delle sue pulsazioni vitali e teoretiche, ha dato voce più di altri e ante  litteramad un pensiero-azione dove alla presa d’atto di un reale polare-complesso vanno date soluzioni in grado di guardare sempre da ‘due parti’ e non da una sola parte. Non è un caso poi che Borghesi, nel sottolineare la vicinanza alle posizioni di Max Scheler, evidenzia il ruolo avuto dall’’incontro con Agostino e Bonaventura’, che ha permesso a Guardini di procedere ad una rivisitazione di quel ‘filone della philosophia-theologia  cordis’ tipico di una certa tradizione cristiana; il  suo percorso sfocia ad un ‘pensiero affettivo’, ad un ‘conoscere  affettivocapace di unire cuore e ragione, intuizione e concetto’, di arrivare ad una specie di ‘tomismo riletto agostinianamente’, di un agostinismo che ‘non può non accogliere il realismo e il senso plastico del mondo della lezione tomista’, che faccia sue le intrinseche logiche del reale.

La presa di coscienza critica dell’antinomia della vita è la chiave di volta che permette a Guardini di evidenziare il nesso stretto tra  ‘veritas et amor’, tra verità  e libertà, tra verità e azione, tra soggettività ed oggettività, che poi è la logica della ‘polarità vivente’ o del ‘modello polare’, che si nutre del confronto programmatico con l’apertura all’’altro’ col delineare così una filosofia dell’ete et,della filosofia del tra  e della complementarità e della non esclusione, dove un polo ha delle risorse specifiche che tenute adeguatamente presenti arricchiscono di  altre prospettive l’altro con un potenziamento reciproco, come dice lo stesso Guardini:

“La teoria degli opposti è la teoria del confronto, che non avviene come lotta contro un nemico, ma come sintesi di una tensione feconda, cioè come costruzione dell’unità concreta”.

Il modello polare è un modello strutturale, non si basa sui contenuti dei rispettivi poli ed è la ‘legge dell’unità nella differenza’sottolinea Borghesi, vera e propria visione del mondo considerata in grado di andare al di là del ‘medievalismo antimoderno tipico della corrente neoscolastica’ e dello stesso ‘relativismo moderno’.  Nello stesso tempo l’insistere da parte di Guardini  sull’unità nella differenza, ‘sull’unità tra amore e conoscenza, tra essere e valore’ insieme alla ‘meta di una conoscenza affettiva’, come in Simone Weil, ha ‘un valore terapeutico e ontologico ad un tempo’ nel superare lo iato tra le ragioni del cuore e quelle della conoscenza che, prese isolatamente, sono preda del sentimentalismo da una parte e di generalizzazioni astratte dall’altra; nello stesso tempo è in grado di ristabilire una ‘nuova sintesi’ tra conoscenza, responsabilità e speranza che certa modernità aveva tenuto lontane tra di loro oltre ad avere, d’accordo con Borghesi, ‘uno straordinario significato in un contesto storico, quello attuale contrassegnato dalla crisi dell’uniformità totalizzante dell’era della globalizzazione e dell’erompere dei particolarismi’.

Allora non è un caso se il pensiero di Guardini col suo basarsi sulla ‘conoscenza affettiva’, nel presentarsi come ‘cuore pensante’ della polarità viva e dei bisogni della contemporaneità, nel tracciare una strada al confronto costruttivo senza cadere in posizioni ideologiche anche grazie al suo incontro-scontro con figure- chiave del pensiero moderno come Pascal e Nietzsche oltre a quello  medievale, stia ricevendo in questi ultimi tempi più attenzione in quanto, come pochi altri, ha delineato una strategia razionale in grado di fare i conti con la presa in carico della integralità dei problemi; è  da augurarsi, pertanto,  sulla scia di Massimo Borghesi che le sue idee entrino, grazie alla  forza teoretica che le contraddistingue e soprattutto alla testimonianza data di estrema coerenza tra vita e pensiero, a far parte del bagaglio culturale non solo della comunità pensante, per operare la ormai necessaria ‘conversione integrale’ nei diversi campi a cui tutti siamo invitati a dare un umile contributo.


Fontehttps://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guardini_al_premio_Erasmo.jpg
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Mario Castellana
Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo nonché direttore della Collana Internazionale "Pensée des sciences", Pensa Multimedia, Lecce; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.