Il film, sul podio del box office italiano, ricalca le orme del dramma giudiziario

Un braccio ingessato, un furgoncino e tanta follia. Sono questi i tre ingredienti del modus operandi del famigerato serial killer Ted Bundy che terrorizzò gli Stati Uniti negli Anni Settanta. Colpevole di circa trentacinque omicidi, al noto assassino è dedicata l’ultima pellicola di Joe Berlinger, con protagonisti, fra gli altri, Zac Efron, Lily Collins e John Malkovich.

“Ted Bundy – Fascino criminale” è, infatti, la trasposizione cinematografica dell’efferatezza dei delitti di un uomo, apparentemente, innocuo. L’interpretazione che Zac Efron offre al pubblico è la fedele riproduzione dell’attitudine caratteriale di un seducente playboy, apprendista avvocato, bipolare, dall’inquietante doppia vita. Sono lontani i tempi dell’Efron idolo delle teenagers in “High School Musical“, qui gli occhi azzurri dell’attore americano celano segreti inconfessabili, sentimenti contrastanti che catturano l’attenzione della sua compagna sullo schermo, Lily Collins.

Liz Kendall, impersonificata dalla giovane figlia del cantautore Phil, è una ragazza madre che vive di sensi di colpa, combattuta fra anacronistiche denunce e latenti paure, all’ombra di un amore soffocante, una passione nella quale si sente stretta, la faccia buona della medaglia malvagia di Bundy.

Il film, sul podio del box office italiano, ricalca le orme del dramma giudiziario, si tiene a debita distanza dal consueto format dell’action da blockbuster e ammicca a quella presunzione di innocenza che conduce, volutamente, lo spettatore nel limbo critico di una giustizia sommaria.

Prima di infliggergli la sentenza di condanna a morte, John Malkovich, nel ruolo del giudice incaricato Edward Cowart, rivolge a Ted Bundy le seguenti parole: “Si prenda cura di se stesso, figliolo. Glielo dico sul serio, si prenda cura di se stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Lei è un uomo giovane e brillante, avrebbe potuto essere un buon avvocato. Avrei voluto vederla in azione, ma lei si è presentato dalla parte sbagliata. Si prenda cura di lei. Non ho nessun malanimo contro di lei. Voglio solo che lo sappia. Si prenda cura di se stesso


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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