Il Palazzo di Città di Bisceglie testimonial della campagna a favore della donazione del sangue cordonale

In tempi di “vite sospese” a causa dell’incalzare della pandemia da covid 19, purtroppo, ci si dimentica di situazioni sociali che negli anni hanno fatto luce su importanti aspetti della medicina e di come la solidarietà umana, insieme alla ricerca scientifica, può dare un grosso contributo.

Lo spunto lo offre la facciata del Palazzo di Città di Bisceglie, che, da venerdì 20 novembre e per altri dieci giorni, è colorata di rosso Adisco.

Perché rosso Adisco? Semplice, perché intende ricordare la Giornata Nazionale promossa dall’Adisco, dedicata alla promozione della donazione del sangue cordonale.

L’iniziativa biscegliese, voluta dalla presidentessa della sezione territoriale e componente del direttivo nazionale Adisco, dott.ssa Lella Di Reda, ha visto l’adesione dell’Amministrazione comunale di Bisceglie.

Una iniziativa significativa e di alto valore sociale per il messaggio d’amore che trasmette.

«In questo particolare momento – sottolinea la presidentessa Di Reda –, Adisco vuole comunicare amore e speranza per superare presto la pandemia e mettere fine alla sofferenza di troppi. Vista l’attuale situazione di pandemia da covid-19, non potendo promuovere a livello nazionale la predisposizione di banchetti per l’offerta dei ciclamini, individuato come fiore simbolo di questa giornata, l’Adisco ha organizzato altre iniziative simboliche, come quella svolta dalla sezione biscegliese.

Essa, grazie alla disponibilità concessa dal Sindaco Angelantonio Angarano, ha provveduto a colorare di rosso il Comune, quale simbolo della donazione del sangue cordonale».

È il terzo anno che viene indetta la Giornata Nazionale Adisco, volta alla promozione della donazione del sangue cordonale ricco di cellule staminali emopoietiche e prende avvio in occasione del World Cord Blood Day. Questa ricorrenza trae spunto da un evento scientifico che accadde il 15 novembre del 1988, quando venne effettuato il primo trapianto con le cellule staminali cordonali. Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow, del Nord Carolina (USA), affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato alla nascita dalla sorella, che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il trapianto non avvenne  negli Stati Uniti, bensì presso l’ospedale parigino di Saint-Louis, molto avanti in questo tipo di trapianti.

Il paziente è completamente guarito e gode tuttora di ottima salute ed è tra i principali promotori e sostenitori a livello mondiale del dono del cordone ombelicale.

Dal 1988 a oggi sono alcune decine di migliaiai trapianti effettuati nel mondo che hanno visto l’utilizzo delle cellule staminali cordonali per trattare oltre 80 malattie, tra cui leucemie, anemie, talassemia e linfomi.

 

Sangue cordonale – attuali applicazioni

 

Il sangue contenuto nel cordone ombelicale (SCO) e raccolto al momento del parto, rappresenta una preziosa sorgente di cellule staminali emopoietiche, quelle stesse cellule che sono contenute nel sangue periferico e nel midollo osseo e che sono capaci di generare le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Il sangue cordonale può essere utilizzato, come il midollo osseo e le cellule staminali del sangue periferico, per effettuare il trapianto in pazienti affetti da molte malattie ematologiche (leucemie, linfomi) e da malattie genetiche, quali, ad esempio, l’anemia mediterranea o il Morbo di Cooley. Il SCO raccolto al momento del parto viene conservato presso una Banca pubblica, che ha come suo obiettivo prioritario conservare le unità che sono donate e che rispondono a precisi requisiti di qualità al fine di renderle disponibili per il trapianto di pazienti italiani e stranieri.

Essi, con questa preziosa risorsa, potrebbero essere sottoposti ad un trattamento terapeutico che dia loro una reale possibilità di guarigione. La prima banca di cordone ombelicale ha aperto nel 1993 a New York. Si tratta, evidentemente, di una storia clinica ancora breve che dovrà fare tanti passi avanti, ma che, con la partecipazioni di tutti noi, dal punto di vista biologico, potrà aiutare tante persone a curarsi da malattie che, ancora oggi, dal punto di vista terapeutico, non hanno ancora cure efficaci.


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Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.