ANIMATA DA SINCERO FERVORE RELIGIOSO, LA GENTE SEMPLICE VA A PIEDI DALLA CATTEDRALE FINO AL CAPPELLONE DELLO STERPETO. ALTRI PENSANO A SFILARE…

È protagonista, il popolo, questa mattina, mentre la luna, diafana, si attarda ancora alta nel cielo di Barletta, meticolosamente spazzata e lavata… nelle zone centrali, dagli operosi netturbini in tuta arancione con fascia catarifrangente grigia. Il popolo è già in piedi per testimoniare l’infiammato affetto per la sacra icona dello Sterpeto.  Il popolo, sì, quello minuto, formato da gente semplice, senza grilli per la testa e con mille turbamenti quotidiani, animato da un forte e variegato sentimento del sacro. Soprattutto, donne anziane, e madri di famiglia che trascinano ancora, sonnolenti, i figli più grandicelli, e ragazze e giovanotti e uomini dai piedi titubanti.

Un’intera città in movimento, che testimonia la sua forte fede nella forza dirompente del Vangelo, la buona novella del Figlio di un umile falegname di una terra perennemente sconquassata dalle guerre intestine, innescate ed aizzate, sovente, dal mondo sedicente “civilizzato” che fornisce disinvoltamente armi, munizioni e mercenari a tutte le fazioni in lotta e… poi si lamenta se arrivano migranti!

Alcuni operai, su alte scale, stanno finendo di smantellare le strutture di legno, rimuovere i cavi d’acciaio, i fili elettrici e le lampadine della luminaria che, nei giorni della festa padronale dedicata alla Madonna dello Sterpeto nella prima domenica di luglio, ha abbagliato il centro cittadino con la sua fantasmagorica esplosione luminosa, facendo impennare vertiginosamente l’inquinamento luminoso, e alla spicciolata in tanti varcano frettolosamente l’ospitale soglia spalancata della Cattedrale.

L’antica basilica, in stile romanico-gotico, è stracolma, l’atmosfera di partecipazione e giubilo, corale. Quando l’officiante invita a scambiarsi il “segno della pace”, anche il fedele meno devoto, stringendo la mano del vicino, sprofondando nei suoi occhi ed accarezzandolo con un sorriso, avverte la fluente energia, rigenerante, del suo gesto di apertura all’altro e si propone di testimoniarlo nella giornata, soprattutto oggi per l’intiepidimento dei vincoli di coesione sociale e dei sentimenti di solidarietà.

Non appena la statua di San Ruggiero e l’icona della Madonna mettono la testa fuori dal tempio cristiano, si mostrano talmente stupefatte che, sobbalzando, fanno un passo all’indietro, sorprese dalla fiumana di gente, e parte un applauso, scrosciante come una cascata di spumeggianti acque cristalline.

Subitaneamente si forma un corteo, che si muove con leggerezza verso il mare, accarezzando canzoni di adorazione per i Santi Patroni. Appare alquanto a disagio, di converso, il ramingo politico, incedente con fascia tricolore, raccattato tra i ranghi inferiori, a cui è toccato il compito di timbrare il cartellino, all’alba.

Intanto, le biancheggianti creste delle lontane onde marine si acquietano, le imbarcazioni del porto smettono di beccheggiare, e due uccelli si appostano, giulivi, su un sovrastante palo dell’illuminazione per osservare un evento insolito, che non infonde paura.

“Il mare è una parte rilevante della Terra”, viene ricordato dal “pastore con l’odore delle pecore”, che rifugge dal carrierismo ecclesiale. La città di Barletta gli deve molto per la pesca ed il turismo. Occorre che ne venga salvaguardata l’identità e l’integrità, evitando che si trasformi in una cloaca, come già è avvenuto per il fiume Ofanto. Pensieri espressi o letti in filigrana con il cuore rivolto all’enciclica “Laudato si’ ”.

Da giorni, San Ruggiero manca da casa sua. Sapendo dell’arrivo della sacra icona mariana, in fervide ferie nella città di Eraclio, vi si era recato in visita, ed il senso di ospitalità della madre di Dio lo aveva invitato a rimanere come ospite gradito e prediletto nella sua dimora cittadina.

È arrivato il momento in cui il santo di Canne rientri nella sua Chiesa ubicata nella strada dedicata ad un sinistro personaggio della storia, il generale Cialdini, stupratore di nostre donne, firmatario dell’impiccagione e fucilazione di nostri antenati, miseri contadini, definiti ingiustamente ed ignominiosamente “briganti” dalla “cultura” asservita ai vincitori di turno.

Mentre l’icona della Madonna mette piede sul primo gradino, don Angelo, – ti viene riferito, perché ti era sfuggita la battuta – fa accenno alla vicina sede dell’Amministrazione Comunale. Irrompe subito dal popolo, un prolungato mormorio di protesta, (un’altra declinazione della ricerca del sacro) ed un “silenzio! silenzio! silenzio!”, cerca di placare le voci dissonanti, che non condividono la diplomazia istituzionale. Avendo perso ogni barlume di fiducia e speranza verso una politica smaniosa di potere personale, familistico e clientelare, i cittadini non intendono neanche sentirne parlare.

Claudicando, procedi con animo lieto sul marciapiede, libero, esente da spettatori sfarzosamente abbigliati, distratti, curiosi o reggenti sottobraccio il volume “I nemici di papa Francesco” dal sottotitolo “La Chiesa dei poveri che scomunica mafiosi e corrotti fa paura”.  Arrivato a via Cavour, sei costretto a scendere, perché dei barbacani da tempi immemorabili ne ostacolano il transito. Sant’Antonio, la cui chiesa dista pochi metri, ha già fatto il miracolo di farli svellere. L’ASL non riesce neppure a garantire la salute dei cittadini. Figuriamoci…

Chissà quante altre generazioni di barlettani dovranno passare per veder rimuovere quella obbrobriosa struttura calcarenitica che deturpa la strada dedicata ad uno statista, uno vero, alfiere, tra l’altro, del progetto politico, “libera Chiesa in libero Stato”, che mai ha legato gli ormeggi alle bitte di una moderna democrazia laica.

Tocca ancora, perciò, alla luna attuale vedere sfilare, nella processione patronale della domenica, una masnada di politici del territorio, sovente miscredente, agnostica, diversamente religiosa, priva di requisiti di onorabilità, capitanata in pompa magna dal sindaco in carica, bardato a tricolore, pavoneggiantesi, tronfia, con battutine, sorrisini, salutini o seriosi bronzei sguardi. Uno sfregio all’immacolato sentimento religioso della gente laboriosa ed onesta, una profanazione dei valori evangelici.

Il cipiglio di riluttanza e le veementi parole sprezzanti, che piovono dal cielo della plebe angosciata da mille ambasce, deprivati dei servizi fondamentali, scivolano sui reietti amministratori, come pneumatici privi di adeguati battistrada su una superficie ghiacciata.

Don Milani, autore di “Lettera ai cappellani militari”, avrebbe svuotato faretre colme di frecce incendiarie anche sulla pletora di militari che partecipano ad operazioni di guerra, gabellate per “missioni di pace”, e congiuntamente sfilano, con una coerenza senza pari, in una processione religiosa, invocante amore tra gli uomini. Di ogni genere, razza, etnia, religione, lingua, colore, condizione sociale, culturale ed economica.

Pullula di gente festante, la piazza, un tempo dedicata ai fratelli Cervi, meravigliosi contadini, fieri partigiani contro la dittatura fascista, barbaramente trucidati per la loro fede civile e democratica, la cui targa ingiustamente è stata rimossa e piazzata in una periferica area del Castello, per lasciar posto ad una minuscola statua bronzea di Ettore Fieramosca, mercenario per conto della Spagna, che abbatte il francese La Motte, incongruamente torreggiante su un mastodontico basamento rivestito di marmo giallo.

Una sosta, e sagge parole. Anche il suolo, che assicura benessere e ricchezza di prodotti agricoli, viene benedetto. Ai cittadini ed ai titolari di aziende agricole viene rivolto l’invito a non inondare la campagna di spazzatura. “Se proprio non sapete dove riversare l’immondizia” viene suggerito, “portatela alla chiesa più vicina che provvederà a smaltirla”. Chissà se il lemma “spazzatura” include anche pesticidi, ammendanti chimici e diserbanti!?

Arrivati all’altezza dell’azienda chimica “Timac”, la cui area è sottoposta a sequestro giudiziario preventivo, la statua viene portata verso l’ingresso. Si avverte l’impressione che la Madonna si turi il naso, punti i piedi, mostrandosi recalcitrante, e volga lo sguardo al cielo, per il disgusto, artigliando il blu con la scia bianca di un provvidenziale aereo in volo.

Nei pressi della Cementeria dall’altoparlante parte la richiesta della inderogabile tutela dei diritti dei lavoratori. Sacrosanta petizione, assieme all’urgenza di garantire il lavoro a chi vive nella precarietà e nell’indigenza Papà (Non è un refuso!) Francesco proromperebbe dalle cautele diplomatiche ed irromperebbe con inusitata energia contro il disastro ambientale generato dall’ inceneritore che, vomitando veleni nell’aria, mette a repentaglio la salute di tutti gli esseri viventi, e contro la cementificazione dell’Italia, che fa scomparire il prezioso suolo agrario, formatosi in milioni di anni, stravolgendo il territorio e destabilizzando il naturale flusso delle acque.

Arrivata all’altezza della ex Cartiera, la Madonna tira dritto, tanto è sconsolata alla vista dello scempio ambientale perpetrato alla sua sinistra per lucro, sotto gli occhi di tanta gente, distratta? omertosa? complice?, che ha visto e non ha civilmente segnalato per tempo il misfatto alle autorità competenti: un secolare bosco di ulivi barbaramente stroncati. D’un tratto, sembra quasi che la Madre di Dio vacilli per l’infinita sofferenza. A sorreggerLa, prontamente, Suo Figlio, avvezzo a rifugiarsi placidamente nel caldo Nido Materno.

Quando la sacra icona raggiunge il Santuario, nel suo volto, proteso al cielo misericordioso, appare una eloquente ruga di preoccupazione, alleviata da un timido desiderio. “Ogni domenica in tantissimi mi vengono a far visita, parcheggiando le vetture fin dentro al tempio. I gas di scarico ammorbano l’aria, rendendomi difficoltosa la respirazione, facendomi tossire. Perché non viene costruita una pista ciclabile che consenta a tutti i cittidini di raggiungermi, con la bicicletta, un mezzo di trasporto in sintonia con la natura?  Il desolato, lo squallido e brullo cortile, inoltre, potrebbe trasformarsi in un’area verde attrezzata, ed io dialogherei, pranzerei e giocherei con tutte le persone che mi vogliono bene! Devo proporglielo a mio Figlio, che dopo duemila anni non si scorda della mamma e mi viene a fa visita più volte al giorno”.

Le copiose lacrime divine rigano l’effigie, mentre quelle umane solcano le guance, lisce o rugose, della folla di pellegrini, dalle gambe gonfie per il lungo cammino a piedi, sorreggenti anche pesanti ceri. Riscaldano i cuori, ma non bastano a dissetare la campagna circostante, arsa, con le foglie degli alberi avvizziti ed i rami penduli, per i cambiamenti climatici, causati dall’irresponsabilità umana, soprattutto di quelli che, contando politicamente, burocraticamente, economicamente e culturalmente, mungono ogni forma di esistenza con angherie di ogni genere!

 


Crediti fotoPhoto credits: Domenico Dalba
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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.