«Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta. Andarci insieme o andarci contro»

(Osho)

«Hold my hand! Hold my hand! Breath, please breath!» – Prendi la mia mano! Prendi la mia mano! Respira, per favore respira!

Inizia con queste parole un video sulla rotta migratoria più letale al mondo, quella del Mediterraneo centrale.

Il video è opera di uno youtuber di nome Giuseppe che, per realizzarlo, si è imbarcato per un mese sulla Ocean Viking. Non intendo aggiungere molto altro: il video è facilmente rintracciabile in rete e chi vuole potrà visionarlo.

Nel caso, suggerisco di prepararsi. Ci sono immagini forti, di quelle che tolgono l’appetito e che ci inducono a cambiare canale con la frase: «Ma proprio mentre stiamo a tavola ci devono far vedere queste cose!».

Ecco.

Giuseppe parte proprio da una simile considerazione. Potrei riassumerla in questo modo: se non provo più niente, è solo per una legittima reazione all’ennesima notizia di poveri disgraziati che scappano dalla miseria oppure la mia e tua empatia si sono atrofizzate?

In altri termini: perché queste notizie non ci commuovono più? Dipende dai fatti che ci narrano o dal modo con cui ce li narrano?

Abbiamo perso il cuore o solo la verità?

La domanda di Giuseppe è ben posta e, ripeto, chi vuol conoscere la sua risposta non ha che digitare su YouTube le parole chiave: La rotta migratoria più letale al mondo.

A me preme piuttosto lasciare aperta la domanda e anzi rilanciarla: cosa fa sì che il mio cuore sia assuefatto, anestetizzato, atrofizzato?

Perché giro la testa dall’altra parte quando, al semaforo o all’uscita del supermercato, mi si chiede l’elemosina?

È proprio vero che non è affar mio, che non posso farci niente, che non posso aiutare chi è deragliato e allo sbando?

Domande scomode che trovo più comodo negare, rimuovere, cancellare. Domande che ritornano. Domande sul mio e tuo essere umani.

Certo, una lacrima davanti a un corpicino che galleggia in acque gelide non si nega a nessuno. Poi si volta pagina. The show must go on. La vita va avanti.

Ne siamo così sicuri? Stiamo andando avanti o stiamo regredendo? O siamo sempre lì? Il pesce grande mangia il pesce piccolo. È la legge della vita. Così dicono.

Io direi: proviamo a restare umani, se è possibile.

È sempre possibile.

Ralph Marston: «Quello che fai oggi può migliorare tutti i tuoi domani».

Proverbio arabo: «Chi non sa comprendere uno sguardo non potrà capire lunghe spiegazioni».

William Edward Burghardt Du Bois: «I bambini imparano più da come ti comporti che da cosa gli insegni».


FontePhotocredits: Pixabay.com rivisitato da Eich
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...