Riflessioni a margine della discussione che si è svolta il 21 luglio scorso in Senato su quattro differenti mozioni

Quante volte i cittadini si saranno chiesti come e con quali criteri la politica, i decisori, il parlamento prende le sue decisioni; le quali inevitabilmente andranno poi ad impattare sulla vita reale degli stessi cittadini.

Quanto importanti sono le competenze, il metodo ed il merito, e quindi il metodo scientifico, per arrivare a prendere decisioni che vadano oltre i pregiudizi, le opinioni personali ed i conflitti di interesse?

La risposta può sembrare scontata, ma i disastri di scelte sbagliate sono sotto gli occhi di tutti. La lotta al Covid-19 è l’esempio più emblematico dell’importanza del rapporto tra Politica e Scienza, in considerazione anche dei gravissimi danni che negli Stati Uniti, in Sud-America, in Gran Bretagna sono stati prodotti da governanti che hanno affrontato la lotta al Covid-19 senza tener conto le indicazioni e prescrizioni della scienza.

Per provare a capire le dinamiche di una decisione parlamentare è illuminante riportare la discussione che si è svolta il 21 luglio scorso in Senato su quattro mozioni riguardanti un tema tanto complesso quanto delicato: il glifosato.

La mozione parlamentare è uno strumento di indirizzo politico con cui la Camera o il Senato danno “un indirizzo” al Governo sul comportamento da tenere o le misure da prendere per affrontare una determinata questione: un atto politicamente molto rilevante, anche se non vincola per legge il Governo a fare quanto richiesto.

Le mozioni in discussione sul tema del glifosato erano quattro: 1) De Bonis; 2) Cattaneo; 3) Bernini; 4) Centinaio.

Prima di entrare nel merito delle mozioni, è utile partire da alcune premesse e ricordare cos’è il glifosato.

Il glifosato è un erbicida registrato per la prima volta come tale nel 1974 negli Stati Uniti dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup (Il brevetto della Monsanto è scaduto nel 2001 e da allora il glifosato è prodotto da un gran numero di aziende). Il suo uso si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, divenendo l’erbicida più usato, oltre che per essere poco costoso e molto efficace nell’eliminare le piante infestanti, anche per la caratteristica di rimanere negli strati superficiali del terreno e di essere degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo. Inoltre, il glifosato ha avuto particolare successo per il fatto che alcune coltivazioni di soia geneticamente modificate sono in grado di resistere all’erbicida: in pratica il glifosato elimina ogni malerba o qualsiasi altra pianta dal terreno, tranne quella resa geneticamente resistente e che quindi si desidera coltivare.

Sulla base di queste premesse, l’interesse per il glifosato è cresciuto non solo tra gli agricoltori, ma anche nell’opinione pubblica preoccupata circa i potenziali rischi per la salute. È ovvio quindi che la politica sia chiamata a dare delle risposte serie e non pregiudizievoli.

Come districarsi in queste questioni? Quali erano le basi di partenza, le premesse e le evidenze alla base delle quattro mozioni parlamentari?

Le mozioni di De Bonis e della Bernini erano molto simili nelle premesse e conclusioni; chiedevano al Governo italiano di vietare l’utilizzo del glifosato, anche con decreti urgenti, senza aspettare la decisione europea sul rinnovoall’autorizzazione al commercio degli erbicidi contenenti glifosato. La mozione Centinaio ammetteva che il glifosato sia ad oggi necessario, ma nelle premesse citava una presunta “mancanza di un giudizio univoco da parte del mondo scientifico sui rischi per la salute pubblica legati all’impiego del glifosato” e “una netta spaccatura di pareri in merito all’eventuale nocività dell’erbicida”.

La mozione Cattaneo impegnava invece il Governo a incaricare i suoi enti di riferimento a condurre una disamina completa e esaustiva di ogni evidenza scientifica ad oggi disponibile sul glifosato, che si tratti di salute, ambiente, aspetti economici o di altro genere, e faccia analisi di impatto comparative su costi, efficacia, rischi per la salute umana e per l’ambiente dei prodotti che, se si decidesse di vietare il glifosato, andrebbero utilizzati in sostituzione del glifosato stesso.

Ogni intervento a favore o contro una delle quattro mozioni citava pronunciamenti, valutazioni, studi scientifici o pseudoscientifici, studi pilota o studi più o meno consolidati.

È importante tuttavia partire dai fatti, dalle evidenze scientifiche e dall’uso corretto delle parol, al fine di tutelare la salute, il benessere dei cittadini e la libertà degli imprenditori di scegliere i metodi produttivi più efficienti, sicuri e sostenibili.

Diverse (circa una ventina) sono le organizzazioni internazionali, quali IARC, EPSA, EPA, ECA, che hanno raccolto e studiato tutti i dossier relativi al glifosato al fine di fare le opportune valutazioni sui potenziali rischi e pericoli della sostanza, oggetto del contendere, sulla salute umana.

In particolare, la stragrande maggioranza di questi organismi valuta il rischio che una determinata sostanza possa provocare danni nell’uomo, mentre una sola agenzia, al momento, ne valuta il pericolo.

C’è differenza tra rischio e pericolo?

La differenza la espone la Sen. Cattaneo nel suo intervento: “Il pericolo è la potenzialità astratta di un prodotto di causare un effetto tossico indesiderato nell’uomo. Il rischio, invece, è una misura effettiva delle conseguenze che tale sostanza può avere in funzione delle dosi a cui è somministrata e dei tempi di esposizione”.

Sulla base di queste considerazioni ed evidenze, tutti i vari organismi di valutazione del rischio hanno stabilito che “le prove scientifiche al momento disponibili non soddisfano i criteri per classificare il glifosato come un agente cancerogeno, mutageno o come tossico per la riproduzione” e che: “è improbabile che il glifosato comporti un rischio di cancro per l’uomo come conseguenza dell’esposizione attraverso l’alimentazione” (fonte OMS e FAO 2016).

L’unica organizzazione che ha inserito il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” è stato lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), la quale, per competenza, fa valutazioni solo di pericolo e, quindi, di potenziale astratto, e non di rischio. In pratica, lo IARC indica come “possibilità” che una sostanza sia cancerogena e non come probabilità, ovvero rischio che quella sostanza provochi effettivamente un danno. In questo contesto, lo IARC ha classificato il glifosato in categoria 2 al pari del lavoro notturno, delle bevande calde, dei vapori delle tinture per i capelli, del DDT, degli steroidi anabolizzanti, delle emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, delle carni rosse, delle emissioni prodotte dal fuoco dei camini domestici alimentati a legna o con biomasse. In pratica, nemmeno lo IARC ha definito quale sia il reale rischio di cancerogenicità del glifosato, ma ne ha indicato soltanto il potenziale pericolo.

C’è un altro aspetto che spesso si ignora e cioè che molti erbicidi contengono oltre al glifosato anche altri elementi chimici, i quali possono essere molto più tossici del glifosato stesso, tanto che, per esempio, un documento dell’Unione Europea ha invitato tutti i paesi della Comunità Europea a “provvedere affinché i prodotti fitosanitari contenenti glifosate non contengano il coformulante ammina di sego polietossilata (n. CAS 61791-26-2)”. In pratica, è la combinazione di più sostanze ad essere responsabile, secondo questi studi, degli effetti tossici sull’uomo e non già il glifosato stesso.

Alla fine della discussione sulle quattro mozioni ha prevalso il metodo e il merito scientifico che ha permesso alla mozione Cattaneo di essere approvata con 89 voti favorevoli, 86 contrari e 63 astenuti. Numeri che indicano sicuramente una divergenza di pareri, ma che nel loro insieme fanno capire come una discussione basata su evidenze scientifiche debba essere il modus operandidi una politica che deve fare scelte consapevoli, evitando narrazioni distorte della realtà delle cose e considerazioni pregiudizievoli.

La cifra di questo risultato e dell’importanza del rapporto tra Politica e Scienza o tra Politica e metodo scientifico sta in alcuni passaggi dell’intervento di alcuni Senatori nell’espressione di voto alla mozione Cattaneo:

La libertà di ricerca e la fiducia nel progresso scientifico sono due dei grandi pilastri su cui si fondano la civiltà contemporanea e il pensiero moderno ed è da qui che nasce l’esigenza di mettere bene a fuoco il rapporto tra scienza e politica, perché senza una grande alleanza tra la buona ricerca scientifica e la buona politica sarà molto difficile garantire all’umanità un futuro di pace e di giustizia” (Sen. Zanda).

Crediamo che le verità che la scienza ci può offrire attraverso le proprie ricerche, attraverso i propri approfondimenti, attraverso la condivisione e il confronto di diversi studi, ci possano davvero aiutare a fare scelte appropriate” (Sen. Comincini).

Il mio auspicio, con la mozione in oggetto, è che in quest’Assemblea e nell’intero Parlamento, nel dialogo con il Governo, si possa instaurare, proprio partendo dall’argomento di oggi, una nuova prassi che promuova la necessità di avvalersi delle evidenze scientifiche come base di partenza delle discussioni politiche, in particolare di quelle molto tecniche che riguardano la salute. Sento davvero il dovere di chiedere semplicemente a voi questo impegno, al di là di ogni schieramento, investendo il Governo di questa nuova modalità e del nuovo metodo, proprio nell’interesse di tutti. Partire dalle evidenze e prove, potendo definire il loro grado di certezza, significa muovere da premesse neutre, sulla base delle quali, poi, ovviamente, deliberare” (Sen. Cattaneo).

Speriamo che la politica possa “regalare” altri esempi di discussione di metodo e di merito; noi, ben felici, ogni qualvolta accadrà, di darne atto.


Fontehttps://pixabay.com/es/photos/técnica-glifosato-pulverización-1831943/
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Antonio Musarò
Figlio del Salento, abitante del mondo, esploratore della conoscenza. Laurea in Scienze Biologiche, Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cellulari alla Sapienza Università di Roma e Research Fellow presso la Harvard University di Boston (USA) dal 1996 al 2000. Attualmente è professore ordinario di Istologia, Embriologia e Biotecnologie Cellulari presso l'Università di Roma "La Sapienza". Le sue ricerche hanno portato ad importanti risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali tra cui Nature, Nature Genetics, Nature Medicine, Cell Metabolism, PNAS, JCB. Da diversi anni è impegnato nella divulgazione scientifica; è coordinatore delle attività di divulgazione scientifica dell'Istituto Pasteur-Italia ed è direttore scientifico della manifestazione “Festa della Scienza” che si svolge annualmente in Salento (Andrano-LE). Il suo motto: appassionato alla verità e amante del dubbio.

4 COMMENTI

  1. ogni tanto il nostro Parlamento, grazie ai contributi di persone competenti ed in questo caso della Sen. Cattaneo, non a caso una ricercatrice, prende delle decisioni ponderate tenendo presente i risultati di più evidenze scientifiche. Molto opportuna la differenza tra rischio e pericolo che a volte vengono confusi insieme creando inquietitudini tra i cittadini. Il caso glifosato dovrebbe essere tenuto presente nella prassi parlamentare come strumento normale anche perché molti altri problemi urgenti sono all’ordine del giorno che investiranno la vita di tutti, a partire dal prossimo vaccino per il Covid-19 e dalle politiche per la salute, che richiederanno una pacata discussione per evitare rifiuti in nome della cosiddetta libertà terapeutica. Certamente i risultati scientifici non possono essere la panacea di tutti i problemi compresi quelli di scelta politica, ma senza di essi non si va da nessuna parte; se ben argomentati, valutati e presi in dovuta considerazione come insegnava il vecchio Aristotele, padre della teoria dell’argomentazione politica, danno dei benefici per tutti col dare credito in primis, come in questo caso, agli stessi parlamentari che spesso, soprattutto in questi ultimi tempi, non ne hanno avuto abbastanza.

  2. Per i politici nostrani il rapporto tra valutazione qulitativa e quantitativa è fortemente sbilanciato verso la prima, i grandi difensori di ideali come la famiglia non ne hanno una( soltanto ), baciatori di santini amano il prossimo entro i confini etnici con grande seguito, forse è per la prevalenza di una malintesa cultura idealista e scarzessa di quella empirica, qualcuno provò ad aprire gli occhi sulla natura e si ritrovò a Campo di Fiori. Il Covid19 è stato occasione per riaprire gli occhi,il paese ha reagito forse il cambiamento è possibile speriamo probabile

  3. Caro Antonio, fortunatamente rischio-pericolo mi hanno scafato in medicina -legale; ma permane fra noi medici questa confusione. Consentimi il ricordo di Filippo Conti,chimico, che contribuì al superamento delle confusioni,degli steccati da chiusura specialistica, con il suo sogno della medicina “olistica”. Oggi in realtà annullata nel verticismo ultraspecialistico, questo sì pericolo di incultura umanistica.
    Voglio salutare Mario Molinaro compagno di Università e i miei personali complimenti per la tua lotta divulgativa, Manlio

  4. La scienza, purtroppo, ha da sempre fatto paura e continuerà a farlo perché va oltre le facili opinioni, le quali sono più inclini a sposare il piu becero, egoista e opinabile senso comune piuttosto che il buon senso. Cosa è cambiato dai tempi di Galileo Galilei? Una volta era la chiesa che chiedeva abiura, ora è la politica. Aver portato nelle stanze delle “nobili” istituzioni politiche, da parte della senatrice Elena Cattaneo, un po’ di sano metodo scientifico come base di ogni ragionamento e decisione politica fa essere un po’ ottimisti, ma temo che la strada sia ancora in salita. La prova di tutto questo nei comportamenti scomposti e pregiudizievoli di molti politici e di megafoni della paura. Illuminante, a tal proposito, un esaustivo ragionamento motivato sul blog di Donatello Sandroni: https://giornalismocomunicazione.wordpress.com/2020/08/04/la-paura-della-scienza-fa-90/

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