Nel 1968 è stato campione d’Europa e nel 1970 vicecampione mondiale con la Nazionale

Non è stata un’enfasi eccessiva, quella che, nei giorni scorsi, ha accompagnato sui media la scomparsa di Pierino Prati, spentosi, malato da tempo, lo scorso 22 giugno, fuoriclasse degli anni ’60, calciatore e poi allenatore, che regalò numerosi trofei al Milan.

Nato a Cinisiello Balsamo, il 13 dicembre del 1946, cresce e si plasma atleticamente nel settore giovanile del Milan; successivamente, gioca una stagione in prestito alla Salernitana, dove inizia a far notare il suo fiuto del goal, nel ruolo di attaccante, contribuendo alla promozione in Serie B della sua squadra.

In seguito, torna a Milano, debuttando con la maglia rossonera e, poi, è ceduto in prestito al Savona, per poi tornare e rimanere, infine, nel suo club di provenienza, a partire dalla stagione estiva del 1967.

Nella prima stagione nel club rossonero fu capocannoniere, mettendo a segno quindici reti e contribuendo alla vittoria della massima serie italiana da parte del suo club.

Nel 1968, Pierino conquista, con i rossoneri, la Coppa delle Coppe e, nel 1969, vince la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale. Nel 1970 è divenuto vicecampione del mondo con la Nazionale.

Nel 1969, quando in Italia imperversa la contestazione giovanile, Prati conquista una menzione, nella vittoria sull’Ajax, quale «primo giocatore italiano a realizzare una tripletta in finale di Coppa dei Campioni».

Dopo quattro anni, lascia il Milan, dopo aver vinto, oltre ai trofei precedentemente citati, due Coppe Italia di seguito e un’altra Coppa delle Coppe, collezionando 209 partite e ben 102 goal, trasferendosi nella ‘’Caput Mundi’’, sponda giallorossa.

Gioca poi l’ultima gara in Nazionale, con l’esordio in maglia azzurra avvenuto il 6 aprile del 1968. Successivamente, giocherà con la maglia della Fiorentina, coi Rochester Lancers e al Savona, chiudendo qui la sua carriera.

Nella stagione 1983-1984, Pierino inizia la carriera da allenatore: il 5 febbraio 1984, Prati è chiamato sulla panchina del Lecco, portandolo alla salvezza. In seguito, allena la Solbiatese nella stagione 1988-1989, raggiungendo la promozione in Serie C2.

Nella successiva stagione guida il Bellinzago, sfiorando la promozione in serie C2.

In seguito, nella stagione 1990-1991, passa alla guida della Pro Patria, con risultati non soddisfacenti.

Pierino sarà sempre ricordato, oltre che per essere stato un grande calciatore, anche per essere stato un serio professionista e un uomo esemplare; per onorarlo, infatti, nella partita giocata nella 28° giornata di Serie A tra Milan e Roma, esattamente il 28 giugno scorso, in un San Siro vuoto, che ha visto trionfare la compagine guidata da mister Pioli per 2-0 (con le reti di Rebic e di Calhanoglu), prima dell’inizio, il capitano del Milan Alessio Romagnoli ha posto una composizione floreale su una postazione della panchina del Milan sulla quale era riposta la maglia di Pierino con il numero 11.


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