Uno studio dei ricercatori dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” ha confermato questo stretto legame

È una lotta continua quella che sta conducendo l’umanità e per essa i ricercatori, per debellare il proliferare dell’infezione da Covid 19, atteso che l’evoluzione di questa pandemia riserva sempre delle sorprese a causa dell’insorgenza di nuovi ceppi o mutazioni. Ebbene è di questi giorni la pubblicazione di uno studio scientifico, condotta dai ricercatori dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza che ha confermato lo stretto legame esistente tra i pazienti affetti da malattia renale e l’ aumento del rischio di esiti deleteri dall’infezione da covid 19. Di questo legame condizionato si era già cominciato a dibattere in letteratura, tra disfunzione renale e Covid-19. In pratica è emerso che “I pazienti Covid-19 con ridotta velocità di filtrazione glomerulare (GFR) hanno un incremento del 64% del rischio relativo di morte o di ingresso in terapia intensiva”.

Lo studio, effettuato da medici internisti, nefrologi e neurologi dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo – al quale hanno partecipato gli internisti Antonio Mirijello, Pamela Piscitelli, Angela de Matthaeis, Michele Inglese e Salvatore De Cosmo, i nefrologi Michele Antonio Prencipe e Filippo Aucella, i neurologi Lucia Florio e Maurizio Leone-, è stato pubblicato sul “Journal of Clinical Medicine” e contiene preziose indicazioni sia per i pazienti affetti da malattia renale sia per i medici di area Covid, impegnati ormai a livello mondiale. Lo studio ha preso in esame le cartelle cliniche di 254 pazienti, ricoverati per malattia da Covid-19 nell’Ospedale di San Pio, durante la prima ondata pandemica, ovvero nel lasso di tempo che va da marzo a maggio del 2020. Questi pazienti, che hanno un maggior rischio di ingresso in terapia intensiva e di morte, vanno monitorati con maggiore attenzione e a loro vanno rivolte cure più “aggressive” sin dall’inizio.

La velocità di filtrazione glomerulare – si tratta di un parametro che si riduce fisiologicamente con l’età di circa 1 ml/minuto all’anno – è uno dei metodi utilizzati per classificare gli stadi dell’insufficienza renale e, secondo i ricercatori di San Giovanni Rotondo, rappresenta un valore da tenere in grande considerazione nell’insorgenza di malattia da COVID-19. Studiando le cartelle cliniche dei pazienti che hanno dato il consenso alla raccolta anonimizzata dei loro dati clinici, i ricercatori del gruppo Casa Sollievo della Sofferenza Covid-19 di San Giovanni Rotondo, hanno confermato alcuni studi precedenti che hanno dimostrato l’effetto deleterio della malattia renale nei pazienti con infezione da SARS-COV-2.

«Il nostro studio – spiega Antonio Mirijello, medico e ricercatore dell’Unità di Medicina Interna dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza – non era rivolto a valutare la malattia renale, bensì il GFR, come biomarcatore di gravità per il COVID, svincolandolo dalla natura acuta o cronica della malattia renale. Ciò che abbiamo scelto di fare è proprio valutare la capacità del GFR numerico (ml/minuto) o categorico (stadi di malattia, dal 1° a 5°- dialisi) nel predire l’evoluzione della malattia nei pazienti COVID. È evidente che, se consideriamo il rene come un filtro, il GFR può essere ridotto sia in caso di malfunzionamento del filtro, come nel caso delle malattie renali, sia di un deterioramento del condotto dove scorre il sangue, come nei casi di aterosclerosi. Abbiamo scelto di valutare un parametro aspecifico: non ti dice perché il rene non filtra, ma ti dice solo e sicuramente che non filtra e non depura».

«Abbiamo scelto di approfondire l’argomento poiché in letteratura erano presenti dati discordanti sul legame tra bassi valori di GFR e decorso della malattia – sottolinea ancora Mirijello –. I nostri dati hanno confermato gli studi sulla malattia renale come predittiva di ‘outcome’ (risultato) sfavorevole e, espandendo queste informazioni in un setting diverso di pratica clinica quotidiana, abbiamo evidenziato un significativo incremento del 64% del rischio relativo di morte o di accesso in terapia intensiva nei pazienti con basso GFR (<60ml/minuto) indipendentemente dalla causa».

«Da questa ricerca possiamo trarre 2 indicazioni molto chiare – aggiunge Salvatore De Cosmo, direttore dell’Unità di Medicina Interna dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza e coordinatore dello studio –. La prima è che, come stanno già facendo le società scientifiche di Nefrologia, i pazienti affetti da malattia renale devono essere messi a conoscenza del rischio che potrebbero correre contraendo l’infezione da SARS-COV-2, e di conseguenza dovrebbero essere molto attenti nell’evitare l’infezione, ad esempio vaccinandosi al più presto se non l’hanno ancora fatto. La seconda indicazione è per i medici di area COVID-19: un basso valore di GFR al momento del ricovero in Ospedale è un campanello d’allarme da non trascurare. Questi pazienti devono essere considerati ad alto rischio di deterioramento clinico e di morte, e pertanto trattati con terapie aggressive».


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Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.

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