La poetessa Grazia Deledda, in uno splendido testo intitolato “La primavera”, così si esprime:

“L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti. E tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce argentea del cielo”.

Sinceramente sono rimasto incantato quando ho scoperto questo testo; mi sembra uno splendido commento poetico a ciò che mi capita di vedere ogni giorno sulle Alpi. Dentro di me però è nata una ulteriore riflessione: la primavera è la stessa stagione, oggi, di cui parla Deledda?

Sappiamo tutti come il cambiamento climatico sta creando enormi mutamenti sulle stagioni. Parlando con gli apicoltori, ad esempio, si può scoprire come le api soffrano per i mutamenti continui di temperatura. Il nostro ecosistema è fragile e se continua ad essere ferito, paradossalmente, non soffrirà soltanto la natura del pianeta, ma anche la poesia. Forse non ci riflettiamo abbastanza, ma da dove attinge ispirazione l’amato verso la sua amata, per trovare parole d’amore?

Non è forse il mare, il cielo, le stelle e tanto altro del mondo naturale la fonte di ispirazione? Il mistico e l’orante, allo stesso modo, attingono analogie dal creato; basti pensare al “Cantico delle Creature” di San Francesco. Una natura alterata e sempre più ferita porterebbe con sé una crisi sottile alla poesia, al canto, al senso del bello. Chiediamoci se il testo della Deledda oggi potrebbe essere ispirato dalla nostra primavera; in realtà, non ci sarebbe stato, perché non avrebbe trovato ispirazione tra grandine, neve e bufere.

Custodire il creato, amare la natura, è dunque custodire indirettamente la stessa cultura ed una sana identità umana. Oggi lo studio della storia, in molti filoni, studia le epoche partendo dal clima; è di lì che si comprende molto degli spostamenti dei popoli, malattie e formazione di Stati. Custodire il creato significa dunque imparare a prenderci cura di questa nostra storia oggi e del suo futuro. Ma chi è disposto a comprendere, come diceva una canzone di Sergio Endrigo, che per fare un tavolo ci vuole un legno, ma che per fare tutto ci vuole un fiore? Se sono preziosi i tavoli, dunque, custodiamo la bellezza dei fiori. Se è prezioso ciò che l’uomo crea, custodiamo il creato per non abortire l’umana creatività.


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Salvatore Sciannamea
Sacerdote della diocesi di Andria, attualmente sono fidei donum in Valle d’Aosta, ho conseguito la Licenza in Antropologia Teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta. Autore di numerosi libri presso le Edizioni Sant’Antonio; collaboratore della Rivista Trimestrale di Teologia e Spiritualità “Jesus Caritas - Famiglia Carlo de Foucauld” e curatore della rubrica “Ripensare tra bellezza e verità” sul sito del mio paese d’origine: Canosaweb.it. Ogni martedì, pubblico sul mio canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCCgVJk1DCdYQhIeh9c6jmBQ) dei video-incontri di tipo culturale, spirituale e religioso, per riflettere ed interrogarsi sul senso della vita, sull'amicizia e la bontà.

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