Oggi Antonio Nunziante è vice presidente della Regione Puglia, nonché assessore alla Protezione Civile. Il suo servizio per la Regione che oggi contribuisce a governare, tuttavia, viene da lontano, almeno dagli anni ’80.

È stato Capo di Gabinetto alla Prefettura di Bari, Viceprefetto, Commissario Straordinario, presidente di diverse commissioni, docente, poi, dal dicembre 2005, Prefetto. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata a tutto campo sul suo percorso di vita fin qui e sulle sfide aperte della nostra Regione.

Nel 1991 ha ricoperto il ruolo di Coordinatore nella gestione dell’emergenza dell’esodo degli albanesi. Quali oggi, rispetto al 1991, le criticità che caratterizzano il sistema di accoglienza attualmente vigente?

Le criticità sono parecchie, perché rispetto al 1991 i flussi migratori sono di gran lunga aumentati. Fino a due anni fa, quando ancora ero un Prefetto, effettivamente ho colto un notevole incremento dei flussi migratori e ciò mi porta oggi a sostenere, con ferma determinazione, che l’emergenza immigrazione non può, e non deve, essere di competenza esclusiva dello Stato Italiano ma di tutta la Comunità Europea. Quindi è essenziale, ed auspicabile, uno sforzo politico condiviso da tutte le parti, per affrontare e risolvere questa oramai annosa questione.

Risulta opportuno inoltre concentrarsi sull’aspetto riguardante il tema dell’integrazione dei richiedenti protezione internazionale. Più specificatamente è perentorio capire, quali percorsi di integrazione seguono queste persone all’interno dei Centri di Accoglienza dove vivono? Conseguentemente è necessario appurare se hanno serie intenzioni di integrarsi nel contesto ospitante. Per rispondere a questi quesiti è fondamentale, che i centri di accoglienza abbiano al loro interno equipe di professionisti preparati, ma soprattutto motivati.

Dal punto di vista procedurale ritengo invece che vadano snellite, tutte le procedure attualmente previste per l’ottenimento del riconoscimento dello status di rifugiato. Tuttavia è doveroso attendere di vedere gli effetti del nuovo Decreto Minniti che, tra le tante innovazioni apportate in materia, persegue l’ambizioso obiettivo di coinvolgere, i richiedenti protezione internazionale, in attività socialmente utili. Attendiamo fiduciosi.

In molti casi i migranti assurgono al ruolo di soldati, al servizio delle organizzazioni criminali. Quale oggi la fotografia della situazione criminale riguardante la Regione Puglia?

La zona in questo momento, dove vi è maggiore preoccupazione è quella del foggiano. A tal proposito ritengo utile ricordare che la Regione Puglia ha istituito un dipartimento della sicurezza: questo ente persegue l’obbiettivo di supportare l’azione di contrasto delle forze dell’ordine e della Magistratura monitorando costantemente, da un punto di vista istituzionale e sociale, le diverse evoluzioni in atto nel mondo criminale pugliese. Un’altra zona ad alto tasso criminale è la zona garganica insanguinata, nel corso degli anni, da tante e violente guerre di mafia e dove non sono mancati innumerevoli casi di lupara bianca. La mafia garganica è un’organizzazione criminale prettamente agricola e dai tratti tribali, quindi molto lontana dallo stereotipo del mafioso-colletto bianco. Anche nelle restanti province pugliesi tuttavia vi è un notevole fermento criminale: si pensi, ad esempio, all’omicidio avvenuto, in una zona centrale di Trani, il 12 Febbraio 2017. Con riferimento alla città di Bari, la situazione è molto delicata perché, dalle notizie in nostro possesso, emerge che i giovani criminali, molto più violenti dei loro vecchi capi attualmente detenuti, cercano di colmare i vuoti prodotti dai molteplici arresti conquistando il potere ad ogni costo, anche compiendo atti di una violenza inaudita. In questo scenario preoccupante, la speranza è rappresentata dal risveglio delle coscienze dei cittadini e di esponenti politici.

Si pensi al coraggio del Sindaco di Bari, De Caro, che, nel maggio 2016 durante le celebrazioni della festa di San Nicola, ha contrastato, attraverso molteplici sequestri e perquisizioni, il fenomeno delle bancarelle abusive. Sono ancora vive nella nostra memoria le immagini degli scontri cruenti che ne seguirono, ma in quella situazione lo Stato è andato fino in fondo, senza indietreggiare di un passo e soprattutto assicurando i venditori abusivi violenti alla giustizia. Tuttavia il Sindaco ha subito molte minacce, che hanno reso necessaria la predisposizione di una scorta per tutelare la sua incolumità. La coraggiosa azione amministrativa di De Caro è foriera di un importante insegnamento: la politica deve sempre operare nell’alveo della legge, senza scendere a patti ed evitando di concedere sconti ai soliti noti, perché solo così potrà rimanere autorevole e non solo autoritaria.

Quanto oggi la politica in generale è determinata nel non ottenere vantaggi (si pensi al cosiddetto voto di scambio) da quei soggetti che appartengono a consorterie illegali?

In base alla mia attuale esperienza politica, e come ho già detto precedentemente, sono convinto del dirompente risveglio delle coscienze in atto, il quale è il naturale effetto di un dato fattuale: il voto di scambio, come d’altronde qualsivoglia tipologia di compromesso illegale, prima o poi viene a galla. Personalmente sono stato eletto con quasi 9000 voti e molte di queste preferenze appartengono a persone che, da un lato, non sono direttamente collegate a esperienze politiche passate e che, dall’altro, incarnano un cambiamento radicale da un punto di vista mentale e culturale. E’ il cambiamento de quo che ha condotto loro a voler ricercare la persona capace di vivere la politica come autentico impegno sociale e non come una professione. L’impegno sociale è quindi il vero spartiacque, che distingue la persona dal professionista della politica. L’azione politica è efficiente nel momento in cui offre soluzioni pragmatiche, e tangibili, ai problemi della gente.

Vito Ciancimino, ex Sindaco di Palermo, definito il più mafioso tra i politici e il più politico tra i mafiosi, sosteneva che la forza di Riina fosse rappresentata da tutti i ragazzi analfabeti presenti dinanzi ai semafori di Palermo. Quanto oggi la dispersione scolastica in atto rappresenta linfa vitale per la criminalità?

Certo rappresenta un’occasione d’oro per adescare nuovi adepti. Nell’ambito dell’esperienza prefettizia ho maturato la convinzione che la repressione del fenomeno criminale pur essendo fondamentale serve a ben poco, se non è supportata da una costante azione di prevenzione. La sola azione repressiva presupporrebbe infatti, che in ogni angolo di strada vi sia un poliziotto e un carabiniere: pura utopia; con l’ausilio di una seria e costante azione di prevenzione, da praticare nelle scuole e nelle parrocchie, molti degli attuali mali sociali sarebbero invece evitati prima che curati. Non mancano, a tal proposito, esempi virtuosi nella nostra Regione: tanti volontari e sacerdoti di periferia che, senza voler nulla in cambio, perseguono l’ambizioso obiettivo di strappare nuove potenziali e giovani leve alla piovra criminale: penso a tutte quelle coraggiose persone che operano in zone ad alto tasso criminale, si pensi al quartiere Bari vecchia dove, da tanti anni, opera Don Franco Lanzolla che con coraggio, e nonostante le tante minacce ricevute, cerca con fatti, e non parole, di indirizzare tanti giovani a rischio sulla giusta strada.

Il Suo lavoro l’ha portata anche a vivere l’esperienza della scorta. Cosa significa vivere sotto la protezione di “angeli custodi”?

L’esperienza della scorta è molto dura, perché implica la limitazione di un bene primario per ogni uomo: la libertà. Ad ogni buon conto vivere sotto scorta, mi ha permesso di cogliere il significato autentico del verbo affidarsi: affidarsi a questi uomini delle forze dell’ordine, ma anche sentirsi responsabili della loro incolumità, perché nella gran parte dei casi trattasi di persone con mogli e figli. Proprio per questo quando ero a Foggia rifiutai la scorta, perché preferivo essere ucciso solo io e non altri innocenti. Penso che la vita mi abbia regalato tante soddisfazioni e gioie consentendomi di incontrare altrettante persone genuine e oggi sento il dovere morale di provare, attraverso il mio impegno politico, a restituire alla collettività ciò che di bello ho ricevuto.


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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…