Il nuovo film di Pieraccioni

Ispirato alla storia dei fratelli Michele e Gianni Bugli che nel 1982 fecero credere al loro papà malato di essere arrivati a Parigi, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni, “Pare Parecchio Parigi”, appunto, presenta un plot davvero inconsistente, mancate svolte che sembrano riprodurre proprio il percorso circolare intrapreso dai protagonisti nel maneggio.

Con un cast d’eccezione che comprende Giulia Bevilacqua, Chiara Francini, Massimo Ceccherini e Nino Frassica, la pellicola non coglie mai la vis comica ambita, risultando sterile nell’escalation di gag e facendo, probabilmente, il verso a “Goodbye, Lenin”, riproducendo una realtà parallela senza guizzi dove a risaltare (che è tutto dire) sono gli istrionici vicini di casa o gli improvvisati doganieri al confine francese.

Lo scopo del regista toscano resta, però, nobile, copre la tristezza del prof. Cannistraci con un velo di fantasia, l’ultimo desiderio ammantato di felicità, tre fratelli che si ritrovano al capezzale del genitore da sempre assente ma che lascerà in loro ricordi indelebili.

Gli stessi ricordi che gli spettatori conservano di un Pieraccioni ormai agee nella direzione e nell’originalità, un Pieraccioni lontano dai fasti cicloniani, autore di un cinema che vive di rendita, ammiccando al botteghino senza curarsi troppo della critica.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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