Il 27° Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi (25.08 – 24.09.2023) è caratterizzato da una parola, OVERTIME, un hashtag, un claim che rappresenta la curiosità di uscire dal proprio territorio per esplorarne altri sconosciuti, per rifuggire dall’ovvietà, dal “dejà vu”; il coraggio e la onestà intellettuale di perseguire le proprie linee di pensiero con e nel tempo, evadendo da “nuove gabbie” razionali e relazionali. A presentarci l’evento sono il Direttore Artistico, Riccardo Carbutti, e il Direttore di Produzione, Francesco Fisfola:

Qual è, per dirla alla Peter Stein, il “sistema di pensiero differente” che regola il XXVII Festival Internazionale diAndria Castel dei Mondi?

Riccardo:

Le rappresentazioni, le performance, le figurazioni inserite organicamente nel cartellone dell’edizione di quest’anno, oltre a svolgere la funzione propria dello spettacolo, sono l’invito a riflettere sulla fine di taluni schemi e, conseguentemente, interpellano le coscienze  a superare modelli inattuali e stantii.  

Attraverso il potere trasformativo dell’arte, il pubblico è liberato dalle restrizioni della quotidianità per approdare a nuovi mondi e a esplorare opportunità creative e fertili.

Ogni spettacolo è un viaggio inaspettato che spinge a riflettere, a sognare, a scoprire ulteriori dimensioni dell’arte anche come forme personali di introspezione.

Perché avete scelto “OVERTIME” come claim di questa nuova edizione?

Riccardo:

L’intera frase del regista tedesco Stein è esemplificativa a tal proposito: “Io non voglio vedere su un palcoscenico ciò che posso vedere per strada, o sul mio pc, io voglio essere trasportato in un sistema di pensiero differente, non in quello dell’oggi in cui sono immerso; io voglio che il teatro mi regali un’altra prospettiva”.

Ecco OVERTIME è proprio quell’altra prospettiva. Non legata al contingente, esplorativa in ogni direzione e in ogni tempo o, meglio, nel tempo e con il tempo. È la curiosità di uscire dal proprio territorio per esplorarne altri sconosciuti, per rifuggire dall’ovvietà, dal “dejà vu”; il coraggio e la onestà intellettuale di perseguire le proprie linee di pensiero, non abbandonando il confronto dialettico; il provocare connessioni tra mondi diversi, disponibili ad avvicinarsi e a incrociarsi tra di loro per dare vita a un progetto compiuto.

Insomma, si tratta di ‘vivere’ esperienze straordinarie per bussare alle porte del trascendente aperte su utopie atemporali.

Nell’epoca delle “nuove gabbie”, il teatro può rappresentare la libertà anelata contro l’unilaterale imbarbarimento intellettuale?

Francesco:

Nell’epoca delle “nuove gabbie”, in un cui ognuno è solo, confinato nella propria bolla social, ammansito da visioni parziali, l’arte deve spingerci oltre la zona di comfort.

La retorica sulla cultura come mezzo per creare sviluppo economico rischia di far perdere il valore primo e più importante che la cultura stessa porta con sé: quello del dialogo, del dare un senso alle nostre esistenze, del costruire ponti. La cultura è una componente indispensabile del welfare e per tanto deve abbracciare e mettere in primo piano gli aspetti che possano realmente tradursi nel miglioramento delle vite delle comunità.

Nell’epoca della socializzazione di massa non bisogna abdicare alla funzione storica che il teatro e le arti hanno da sempre assunto, cioè quella di trasmettere al pubblico e agli spettatori quei codici di lettura che servono a comprendere la complessità della società attraverso l’emozione e l’imprevedibilità.

Al netto di una programmazione affascinante in toto, gli spettacoli imperdibili?

Francesco:

Il cartellone è stato concepito e strutturato in coerenza con il tema principale dell’edizione 2023 del Festival ed è interamente godibile in tutte le sue articolazioni. Il programma è composito e si snoda attraverso le sezioni Exhibit, Installazioni, Teatro Internazionale, Teatro Nazionale, Focus Puglia, Lab e Talk, Danza e Bonus Track che non sono a compartimenti stagni ma interattivi. La suddivisione, tuttavia, è esemplificativa della complessità di una offerta culturale che tiene in considerazione vari ambiti performativi, la facilità di fruizione e le sensibilità di diversi pubblici. Si pensi, per esempio, alla gratuità di alcuni spettacoli e alle iniziative per i ragazzi.

Il Presidente del Teatro Pubblico Pugliese, Paolo Ponzio, nella sua presentazione cita a titolo di esempio Optional, l’idea di Renato Meneghetti che propone un grosso encefalo in vinile, che si sgonfia e raramente si gonfia, con tubi trasparenti che formano i meandri degli emisferi cerebrali.

A rimarcare l’originalità dell’intera proposta è necessario evidenziare che l’edizione 2023 annovera in programma ben 7 prime nazionali assolute, 7 prime regionali e 2 anteprime.         

In termini di critica e pubblico, cosa ci si aspetta dalla kermesse di quest’anno?

Francesco:

Non va dimenticato che “Castel dei Mondi” è un Festival Internazionale che nella programmazione include qualche risvolto assimilabile a una kermesse ma resta sempre una proposta di elevato valore culturale.

I primi segnali sono incoraggianti a giudicare dall’interesse del pubblico che si reca al botteghino per acquistare gli ingressi agli spettacoli. Sulla scorta dell’esperienza delle scorse edizioni si può affermare che anche quest’anno la qualità della proposta sarà apprezzata sia dal pubblico sia da critica e stampa specializzato, Questo è quello che ci si augura.  

INFO ACQUISTO TICKET: 0883-290229

www.casteldeimondi.com


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.