La “Festa dello scambio dei semi” nella villa comunale “Sandro Pertini”

Gli organismi viventi, animali e vegetali, sono diversi per geni, specie, nicchie ed ecosistemi. Alla loro consistente varietà, presente in tutto il pianeta in forme più o meno accentuate, a seconda della latitudine, altitudine, delle condizioni climatiche e pedologiche, della pressione antropica, è stato dato il nome “biodiversità” dall’entomologo E. Wilson.

A partire dalla rivoluzione industriale, la diversità biologica si è progressivamente ridotta per l’espansione di insediamenti urbani ed industriali, le colate di cemento, la stesura di asfalto, l’egemonia dell’agricoltura intensiva, l’inquinamento del suolo dell’acqua e dell’aria, l’uso massiccio di pesticidi, il disboscamento selvaggio.

Ogni specie, però, è fondamentale per la sopravvivenza delle altre. Un’elevata biodiversità va mantenuta a livello locale, nazionale e planetario per ragioni ecologiche, culturali ed economiche. Quando, infatti si verifica la perdita di specie, sottospecie e varietà, gli ecosistemi si degradano nella loro funzionalità, si perdono tradizioni umane e vengono a mancare risorse genetiche fruibili da parte dell’uomo.

Nell’ambito della diversità biologica si situa la biodiversità alimentare, che gli operatori dell’agricoltura e della zootecnia ottengono con la coltura delle piante e l’allevamento degli animali. Purtroppo, nel settore agroalimentare è aumentata considerevolmente la produzione, ma congiuntamente la varietà delle piante coltivate ha subito una drastica riduzione. Perché?

Molte sementi antiche, selezionate e trasmesse di generazione in generazione, sono state soppiantate da ibridi, brevettati, che esigono massicci trattamenti chimici, la meccanizzazione e la raccolta prematura. Sicché oggi solo trenta essenze soddisfano l’intero fabbisogno nutritivo, animale ed umano.

Tanti, umilmente, si battono contro la strategia dominante del liberismo estrattivo, che comporta prezzi consistenti per produttori, consumatori, piante, suolo acqua, aria, ed è foriera di conseguenze catastrofiche per il futuro della natura e dell’uomo.

Molti, legittimamente, si chiedono: “Perché coltivare, per esempio, varietà di pomodori delle multinazionali, imposti dall’Unione Europea, che esigono colossali quantitativi di acqua e pesticidi, quando, invece, è possibile mettere a dimora sementi sobrie, capaci di difendersi con il proprio sistema immunitario da ogni forma di insidia?”

Poi… sanno che cosa succederebbe se una patologia, colpendo una coltivazione brevettata imposta con uno spietato marketing dalle multinazionali, divenisse resistente ai convenzionali trattamenti fitosanitari. Raccolti di ampie regioni verrebbero distrutti con gravi conseguenze sociali, economiche ed ambientali

Infine… le company potrebbero affamare intere popolazioni e ridurle ad uno stato di subalternità politica. Di conseguenza, quel lembo di democrazia ed indipendenza che continua a sopravvivere, verrebbe miseramente lacerato.

I Pugliesi sanno che flora e fauna selvatiche sono minacciate di estinzione. Sono anche consapevoli che il 60% dell’alimentazione mondiale è basata su tre soli vegetali (riso, mais e frumento) dei quali un tempo ne esistevano migliaia di cultivar, per la loro adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche. Hanno compreso appieno che si corrono gravi rischi, se non si protegge la biodiversità alimentare, preservando le varietà tradizionali di frutta, verdura, cereali e leguminose, patrimonio dell’umanità.

Perciò, domenica 20 ottobre, ad Ostuni è stata organizzata la “Festa dello scambio dei semi” nella villa comunale “Sandro Pertini”, inserendola nel programma “Hortus”. Obiettivo, sensibilizzare sull’importanza che riveste la biodiversità agricola, legata alla propria identità territoriale.

Possessori di sementi “antiche”, selezionate da innumerevoli generazioni, sono venuti da diverse parti della Puglia e dell’Italia.  Sono stati scambiati semi, tuberi, talee, pensieri, opinioni, sorrisi ed abbracci. L’Associazione per la Diffusione di Piante fra gli Amatori, con sede centrale all’orto botanico di Lucca, promuoveva la divulgazione, la conoscenza, la conservazione e la gratuita diffusione di piante insolite. L’associazione “Utilità marginali” valorizzava le marginalità sociali, colturali ed economiche.

Lo scultore argentino Herman Mejer realizzava un progetto artistico, avvalendosi di terra argillosa, sabbia e paglia. Molte sue produzioni artistiche, esposte a poca distanza dal suo laboratorio estemporaneo, si facevano ammirare per la forza espressiva.

Indaffaratissimo, l’agronomo Angelo Giordano, organizzatore dell’evento, profondo conoscitore di tutte le problematiche relative alla biodiversità agricola, in particolare attento alle vessazioni subite dal pomodoro. Sempre in trincea i dioscuri Ennio Epifania e Giovanni Signorile della “Masseria dei monelli, impegnati insieme a “Solidaria” nella produzione di salsa a sfruttamento zero, coinvolgendo migrati e disoccupati.

Enrica, una “foraging”, valente esperta delle piante spontanee del territorio, contagiava con la sua competenza e passione i numerosi visitatori che si assiepavano intorno al suo tavolo ricco di essenze erbacee, chiedendole chiarimenti, modalità di utilizzo e commissionandole visite guidate.

In un’occasione del genere, non potevano mancare i cestai, ultimi eredi di un antichissimo mestiere, Antonio Ciracì, Nicola Leuzzi, entrambi di Latiano e Franco Laporta di Ostuni. Hanno esposto panieri e cesti, umili, stupende creazioni realizzate interamente a mano, utilizzando materiale reperito nella zona (polloni di ulivo, lentisco, melograno, carrube, melocotogno e canna comune).


FontePhoto credits: Domenico Dalba
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

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