I Giochi del Terrore

In questi giorni ricorre una commemorazione triste, che ha segnato la storia delle Olimpiadi e del mondo intero, il massacro di Monaco di Baviera, avvenuto all’interno del villaggio olimpico, che portò alla morte di diciassette persone: undici atleti israeliani, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. L’impatto che ebbe sulla comunità mondiale può essere paragonato agli attentati dell’11 settembre 2001. Un’azione di cruda ed efferata violenza che mise a nudo la vulnerabilità dell’Occidente. L’assalto era avvenuto la notte del 5 settembre 1972. I terroristi erano militanti del gruppo  Settembre Nero, che amava colpire con azioni eclatanti, come era successo nel giugno dello stesso anno in Italia, quando quattro terroristi avevano incendiato gli oleodotti della SIOT a San Dorlingo della Valle. Un’avvisaglia, un anticipo del colpo scenografico messo a segno in Baviera. Le Olimpiadi, gli Happy Gamescome recitava il motto, erano iniziate sotto il segno dell’alta tecnologia, della volontà della Germania occidentale di rivalersi sul passato hitleriano e sulla storia, ancora relativamente recente. Se le Olimpiadi di Berlino celebrarono la sfarzosità geometrica e imperiale del Reich, Monaco volle dimostrare al mondo che la Germania aveva cambiato pelle. Erano stati i giorni di Mark Spitz, primo sportivo a vincere sette medaglie d’oro in un’unica rassegna olimpica, e dei quaranta chili di grazia di Olga Korbut, che vinse due ori e un argento. La nostra Olimpiade aveva conosciuto le prodezze in vasca di Novella Calligaris, un argento e due bronzi, e l’oro dell’immenso Klaus Dibiasi dal trampolino. Dopodiché si spensero le luci e il terrore prese la ribalta.

 

L’attentato

La notte tra il 5 e il 6 settembre il gruppo terroristico mise in atto l’attacco che aveva organizzato nei giorni precedenti. Gli otto attentatori, che agivano per richiedere la liberazione di 234 fedayyin, fecero irruzione nella palazzina della squadra olimpica israeliana attorno alle 4 e 10. Alcuni atleti canadesi, che avevano trascorso la notte nei locali di Monaco, scambiarono gli attentatori per colleghi e li aiutarono addirittura a scavalcare il cancello, ignari che, all’interno dei borsoni fossero presenti armi. Il commando fece subito fuori due israeliani, che opposero resistenza : il pesista da 132 kg Yosef Romano e l’allenatore di lotta Moshe Weinberg. Per gli altri nove atleti israeliani iniziarono diciannove lunghissime ore di sequestro, che mostrarono l’inefficienza e l’inesperienza dei tedeschi, che rifiutarono la proposta degli israeliani, abituati a situazioni di questo tipo, di intervenire con un commando. La stessa Golda Meir, Primo Ministro d’Israele, riteneva necessario difendere i suoi concittadini, senza far affidamento sulle forze di difesa europee e non accettò negoziazioni dirette e pacifiche con gli attentatori. I tedeschi dell’Ovest, che avevano voluto adottare un atteggiamento “morbido”, a partire dai controlli ai vari accessi a stadi e al villaggio olimpico,  inanellarono errori che ebbero, come unica conseguenza, quella di far precipitare drammaticamente la situazione. Avevano permesso di trasportare gli attentatori in una base NATO e avevano illuso il gruppo palestinese, riferendo che sarebbero fuggiti in Medio Oriente su un volo Lufthansa. Gli attentatori non abboccarono e uccisero i nove ostaggi. La pigra polizia tedesca reagì alle granate degli attentatori e, nello scontro a fuoco morirono cinque palestinesi e un poliziotto.

 

La storia

L’israeliano Shaul Ladany si trovava nel campo olimpico al momento dell’attacco degli attentatori. Era nato a Belgrado nel 1936. Dopo l’invasione nazista, era stato deportato nel campo di concentramento di Bergen – Belsen. Essendo in credito con il passato, si era laureato in ingegneria e aveva intrapreso la carriera da professore universitario. Marciatore su lunghe distanze, partecipò all’Olimpiade tedesca. Per sua grande fortuna i suoi compagni di stanza facevano parte della squadra di tiro e i terroristi avevano escluso a priori di fare irruzione in quella stanza, considerando rischioso il faccia a faccia con tali tiratori. Scappò, ancora una volta, alla morte e il destino gli rifondò tutto con gli interessi.

 

Cinquant’anni dopo

Le Olimpiadi continuarono con la massima, dichiarata da Avery Brundage, “The Games must go on”, lasciando esterrefatti i più che avrebbero preferito vedere chiudersi lì i Giochi Felici. Ci furono prestazioni di altissimo livello, come la doppietta 100 e 200 di Valery Borzov, l’oro del mitico Teofilo Stevenson, il bronzo di Mennea, ma tutto fu celebrato in un’aria di mestizia e di lutto.

A cinquant’anni di distanza da quei drammatici giorni, restano le incertezze e le omissioni della polizia e delle alte sfere del governo tedesco, per le quali la Germania ha dovuto chiedere scusa per gli errori commessi. Il Governo ha promesso un risarcimento di ventotto milioni di euro per le undici vittime, in un vero e proprio gioco al rialzo praticato dai parenti delle vittime, i quali hanno finanche minacciato, come riporta La Repubblica, di non essere presenti alle commemorazioni del 5 settembre, sentendosi presi in giro da anni. Dopo lunghe trattative, di fronte alla promessa di risarcimento come segno di giustizia, i parenti della vittime hanno cambiato idea e il Presidente israeliano Herzog, in visita in Germania, ha potuto presenziare alle commemorazioni. Steinmeier nei giorni scorsi ha definito “una vergogna” il mancato risarcimento alle vittime, mentre il suo omologo israeliano ha aggiunto :”l’amicizia fra Germania e Israele è giusta, necessaria e irrinunciabile per Israele come per la Germania”(RAI). Triste epilogo in nome di interessi economici.

Resterà la ferita inferta allo sport e la memoria di un passaggio drammatico nella storia dell’umanità, che si riunì per celebrare i Giochi Felici e che commemorò le vittime in interminabili giorni di lutto.


LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.