Lettera di un’alunna ai suo prof e alla sua classe

 

Da una ragazza che si è vista recapitare la lettera con su scritto “non ammessa”, riceviamo e pubblichiamo:

Una settimana prima che cominciasse la scuola, avevo preso i miei libri di italiano e stavo cominciando a studiare Alfieri. Era quasi mezzogiorno e mezzo. Mio fratello era appena tornato a casa per pranzare quando, non appena salito, il citofono suonò.

– Ale è pronto, a mangiare! –

– Sì, arrivo – .

Passai per il corridoio. Mio fratello mi fermò e mi disse:

– C’è posta per te – .

Mi consegnò la lettera. Lessi: “Liceo Scientifico Tal dei Tali” . In quel momento mi sentii male. Trattenni le lacrime mentre la televisione era l’unica cosa che emetteva suoni. Mamma si sporse dalla porta che collega l’ingresso con la sala da pranzo. Mi guardò. La guardai. Allungai il braccio verso di lei e le lasciai la lettera tra le mani.

– Cos’è successo? –

– Non ammessa! –

Le lacrime cominciarono a rigarmi il viso quando crollai nelle sue braccia.

– Io non torno in quella scuola, non voglio frequentare nuovamente il quarto anno – .

– No! Butteresti quattro anni di scuola e ti ritroveresti al mio stesso livello. Voglio che tu raggiunga il diploma del quinto.

Mio fratello per incoraggiarmi aggiunse che sicuramente avevano sbagliato.

In realtà, in terza media, il liceo scientifico era la scuola che mi avevano sconsigliato, visti i risultati del test di orientamento, però ho voluto iscrivermi lì perché le altre scuole non mi piacevano. Forse sono testarda, ma come mi disse un mio amico: “Sei ingenua. La testa è fatta di ossa e le ossa possono rompersi”. Forse aveva ragione. Questa è la prima volta che sono finita contro un muro, forse immaginavo di essere Harry Potter.

Nah… ci sono troppi “forse”. Il mio amico aveva ragione, ma solo quanto alla seconda parte della sua affermazione. Infatti, tutti credono che sia ingenua, invece no. Sono una ragazza isolata, “che non partecipa e che può fare di più” senza sapere che:

  1. Le amicizie me le scelgo
  2. Non partecipo per paura di essere giudicata
  3. Sono sempre attenta a tutto
  4. Alle interrogazioni, se non mi trovo a mio agio, mi faccio prendere dall’ansia.

– Cambio scuola. Voglio frequentare due anni in uno – .

Detto, fatto. Ora, passata la bufera, non posso far altro che ringraziare i miei genitori per i salti mortali che stanno facendo per me e non solo. Ringraziare mio zio che a volte svolge il ruolo di mio padre.

Voglio anche ringraziare tanto i miei ex docenti per le basi che mi hanno fornito. Voglio ringraziare Annalisa, la mia ex compagna di banco, che mi ha sopportata e che mi ha aiutata a recuperare alcuni argomenti di matematica.

Voglio ringraziare tutti i miei ex compagni di classe. Ogni giorno che passa penso a tutti voi, penso alla MIA CLASSE perché quella di ora non è un vera e propria classe. Tutt’ora quando dico: “sono andata a scuola “ o “ i miei compagni di classe” io mi riferisco a voi. Un teorema dice “Esiste solo ed una sola retta passante per due punti” che per me diventa “Esiste solo ed una sola classe restante nel mio cuore”. Ma quello che ogni giorno ricordo sono le spiegazioni del mio prof di italiano, delle mie prof di matematica e inglese: giorno dopo giorno mi mancano in quest’ultimo anno. Per me nulla è cambiato, mi sento ancora un membro della vostra classe e, come tale, vorrò essere presente al pranzo dei 100 giorni. In fondo anch’io ho gli esami (anche se in una scuola diversa) e so già che mio padre sarà argomento di tesina.

I miei genitori sono umili e quel che sono riuscita a fare finora, l’ho fatto da sola.

Quel mio amico mi disse, non appena gli raccontai l’accaduto: “Vedi le varie possibilità che hai e decidi. Non perdere tempo”. Io seguii il suo consiglio.

A me mancavano le basi, vero? Infatti da queste dovevo ripartire. Bene, “nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo fa il sindaco”, come dice mia madre, e quel che all’inizio ritenevo fosse una disgrazia si è trasformata in grazia. Mi sono ritrovata ad affrontare un nuovo metodo di insegnamento, quello utilizzato nelle università. Ce n’è voluto di tempo per adattarmi perché ero abituata al metodo classico di istruzione con il gesso, la lavagna, i quaderni, i libri e tutti questi “problemi tecnici” erano davvero dei problemi. Ora è diverso. Ora sono felice.

Ho perso una battaglia, ma ora sono sulla strada giusta per vincere la mia partita. Magari alcuni dei miei ex compagni di classe li ritroverò all’università. Il prossimo anno.

 


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