«Us (us, us, us, us) and them (them, them, them, them)

And after all we’re only ordinary men»

(Pink Floyd)

Noi e loro.

Sento sempre più ripetere questo schema e sono sempre più a disagio.

Noi e loro.

Noi i civili, loro gli incivili.

Noi i colti, loro i barbari.

Noi i democratici, loro i tiranni.

Noi i bianchi, loro i multicolore.

Noi e loro.

Uno schema trito e ritrito che mi suona quanto mai ipocrita.

Mai che senta: noi i colonizzatori, loro i colonizzati; noi gli sfruttatori, loro gli sfruttati; noi che gestiamo la finanza, loro debitori delle nostre banche; noi che ci appropriamo a basso costo delle loro materie prime, loro che devono ricomprare a mille per cento il prodotto finito da noi; noi che sfruttiamo la loro manodopera, loro che si vendono per disperazione; noi che gestiamo le tratte degli schiavi, delle prostitute, degli organi, loro che sono fatti letteralmente a pezzi; noi che produciamo e vendiamo armi, loro che si ammazzano e ammazzano con le nostre armi; noi che abbiamo avuto le crociate e le guerre di religione, loro che fanno oggi quel che noi abbiamo fatto per secoli e che ancora adesso facciamo: a casa loro.

Noi e loro.

Gaber cantava di non sentirsi italiano ma che, per fortuna o purtroppo, lo era.

Io sono bianco, italiano, europeo, ho studiato, ho un lavoro che mi gratifica, il diritto alla salute e la libertà di movimento. Io faccio parte del noi.

E spesso sono a disagio.

Il più delle volte provo nausea: per le esternazioni di tanti di noi.

Noi (noi, noi, noi, noi) e loro (loro, loro, loro, loro): e, dopo tutto, siamo solo uomini comuni.


FonteFoto di Ayo Ogunseinde su Unsplash
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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