Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival

Diretto da Anthony Maras, “Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio” è l’adattamento cinematografico di “Surviving Mubai“, documentario che racconta i tragici eventi legati agli attentati terroristici di Mumbai del 26 novembre 2008.

Il plot del film è incentrato sostanzialmente su fatti di cronaca avvenuti, appunto, in india nell’hotel di lusso Taj Mahal Palace dove un gruppo di ospiti di diversa nazionalità, etnia e religione si ritrova a dover lottare contro terroristi intenti a sparare all’impazzata, prendere ostaggi e appiccare incendi.

A guidare i tentativi di fuga dall’albergo è Arjun, giovane inserviente interpretato dal talentuosissimo Dev Patel, candidato all’Oscar per “The Millionaire“ e “Lion – La strada verso casa“. Sullo sfondo si intrecciano le storie di David e Zahra (sullo schermo con il volto degli attori Armie Hammer e Nazanin Boniadi) e del loro picclo affidato ad una babysitter, del magnate russo donnaiolo e senza scrupoli Vasili, della coppia di giovani ragazzi divisa dal dolore, e dello chef Hemant Oberoi che si riscopre buon gestore della situazione, riportando alla calma gli animi accesi ed impauriti degli astanti.

Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, “Attacco a Mumbai“ tiene lo spettatore costantemente con il fiato sospeso, oscillando fra angoscia e speranza, sentimenti antitetici come quelli che muovono le azioni degli attentatori, eterodiretti da un fratello musulmano non meglio identificato, e orgogliosamente devoti alle parole di Allah.

Versi del Corano che, poi, lasceranno intravedere uno spiraglio di salvezza dalla commessura di un destino che non conosce ragioni, una fine che, seppur già scritta, sembra pronta ad essere defenestrata dall’amore verso il prossimo e dalla disperata voglia di farcela.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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