È questo il nostro destino?

Giovedì 22 giugno, alle ore 19,30 presso la Biblioteca Comunale “Prof. G. Ceci” di Andria, è stato proiettato Mouth of Horror – La Bocca dell’Orrore, un cortometraggio diretto dal registra barese Giovanni Aloisio, e girato qui, ad Andria, fra le locations della Caffetteria Crispi e del Centro Affilatura Utensili, e che ha visto la partecipazione, fra gli interpreti, di due giovani attori andriesi, Agata Paradiso e Domenico Tacchio.

Una pellicola che ha ottenuto l’avallo di uno dei maestri dell’Horror per antonomasia, Dario Argento, e che è perfettamente fedele alle caratteristiche del genere: suscitare quelle paure ancestrali che costituiscono degli archetipi, fanno parte cioè dell’inconscio collettivo che ci deriva dai nostri antenati, costringendoci a farci i conti con esse poiché non ne siamo mai perfettamente consapevoli. Ma questo scopo viene ottenuto senza alcun splatter, senza alcun effetto speciale che tanto ha sminuito, negli ultimi anni, il genere horror. A tutto vantaggio dell’introspezione psicologica, della catarsi prodotta dalla visione della pellicola, catarsi che sembra quasi sovrastare tutto il terrore che attraversa l’intero cortometraggio, questa voglia di osare, di mettersi in discussione. Dentro. Nelle viscere di ogni uomo, come attesta l’inquietante musica che accompagna lo spettatore all’ingresso alla Bocca dell’Inferno.

Ma soprattutto l’urlo liberatorio, angosciante di chi prende coscienza del baratro, di una contemporanea Moby Dick, nella quale si accorge di essere precipitato. Un anfratto di false certezze, false sicurezze date dal fumo, dall’alcool, dai demoni del successo, dell’apparire è solo un involucro. La vittima, nella quale ognuno di noi può immedesimarsi, capisce di essere stata raggirata, ma, quel che è peggio, prende coscienza della propria solitudine fra corpi senza vita, prende coscienza della effimera speranza legata al mondo virtuale, ad un cellulare, a chi doveva garantirle la salvezza, dietro una cornetta, e che invece si rivela il suo carnefice, l’alter ego cattivo del film o meglio, come si definisce lui, il Purificatore.

Ed egli lo è, il Purificatore, perché è chiamato a purificare la vittima da tutte le certezze che possiede in nome del nulla. La vittima lo riconosce, ed a fronte del nulla cui è chiamata sceglie di risalire da quell’anfratto, di combattere, sceglie la vita. Alla domanda, “e chi saresti tu?”, la protagonista si “ri-bella”, dice di più del baratro in cui si trova, rivela a sè stessa quella che è. Ed è allora che torna ad essere bella, intuisce che quel mostro non è la parola finale, che quel cellulare è solo inganno e strumento di morte, che occorre risalire là, alla bellezza dei propri sogni, con fatica sì, ma con la certezza che trattasi solo di incrostazioni da cui liberarsi. L’affilatura è dolorosa ma necessaria per potersi “ri-bellare”, la vittima così ritrova sé stessa e la fede. Non necessariamente una fede religiosa, ma una fede in sé, in quel magico mondo chiamato vita, nel quale quotidianamente ognuno è chiamato a morire alle nostre paure, magari lasciandosi accompagnare in questo viaggio da chi ci tende davvero una mano perché vuole aiutarci, ci vuole bene, come nella parte finale del film.

La domanda sospesa che Mouth of Horror – La Bocca dell’Orrore ci pone pertanto è: è questo il nostro destino? La seduzione del Purificatore o quella mano ferita della vittima che chiede aiuto, che tocca quella di un passante, scegliendo la vita? Il regista Giovanni Aloisio non è nuovo a questo genere di film indipendente a sfondo psicologico: anche “Nun: An Italian Horror Story”, è stato girato nel centro storico di Andria ed ha visto la partecipazione dei medesimi attori Agata Paradiso e Domenico Tacchio, costringendoci a guardarci dentro.

Quello che salutiamo con gioia, in considerazione dei bassi costi di produzione, è la purezza della pellicola, cui non siamo più abituati, completamente disancorata dalla moda, da quei tanti effetti scenici che le moderne tecnologie consentono, e che però non suppliscono alla pochezza della trama e, se vogliamo, dell’idea. E, soprattutto, la lezione di coraggio che si ricava dalla visione de “Mouth of Horror – La Bocca dell’Orrore”. Basta poco per essere felici, solo riconoscere ed affrontare, con orrore, le nostre paure, senza ricorrere ad alcuna illusione. A noi attendere che questo scopo non vada perduto, e a questo promettente regista ed ai suoi collaboratori continuare ad ammaestrarci con nuovi, salutari momenti di terrore.