“A senza nome” è lo spettacolo tratto da una storia vera che l’attrice, ideatrice e produttrice barlettana Michela Divaccaro ha portato in scena, a porte chiuse, a margine della Giornata Internazionale delle vittime di tortura nel Mondo, celebrata lo scorso 26 giugno.  Dagli antichi chiodi al moderno waterboarding, può diventar facile confondere propositi di civiltà con l’inaccettabile fumus persecutionis nei confronti di talune categorie o persino interi popoli. Lo spettacolo gode del patrocinio dell’Associazione Antigone, di Amnesty International Italia, dell’Arci Puglia, Arci Cafiero Barletta e Grow Lab Barletta.

 

Ciao Michela. A margine della Giornata Internazionale a loro dedicata il 26 giugno, chi sono, a tuo parere, oggi, le vittime di tortura nel mondo?

Non è un mio parere. I torturati, nel mondo, sono troppi. Molti “senza nome” perché il reato di tortura, di fatto, non esiste e la legge, che pure dopo anni di battaglie da parte di Antigone ed Amnesty ed altre associazioni, è stata emanata, NON è ancora quella per cui si lottava. Spesso i torturati non esistono in quanto, appunto, torturati per zittire. Ecco perché il titolo “A senza nome”.

La società post Covid ha dovuto fronteggiare rivolte nelle carceri. Quale ruolo svolge il Teatro nell’imbonire i detenuti affinché scontino la pena attraverso una pedagogica e serena formazione culturale?

Il teatro non rabbonisce, il mio meno che mai. Denuncia, anzi. Svolge senza dubbio funzione pedagogica per i detenuti da anni. Dovrebbe essere esteso, però, a chiunque “abiti” il carcere.

In cosa lo spettacolo “A senza Nome” prende spunto dall’Antigone di Sofocle?

In scena c’è un’Antigone. E quell’Antigone sono io. Nella vita e nell’arte. Dell’opera sofoclea mantiene la struttura di episodi/stasimi/cori/esodo. Il rituale della “sepoltura” è, nel nostro, un rituale al contrario: esumare il proprio nome dimenticato prima ancora di quello del fratello morto attraverso un vero e proprio circo di personaggi stravaganti, grotteschi, surreali… fino alla pacificazione finale.

 Progetti futuri?

Il futuro è incerto! Vorrei che “A senza nome” arrivasse ovunque ce ne fosse bisogno.

 

Su Facebook il video integrale dello spettacolo trasmesso in prima visione, il 25 giugno, dalla pagina dell’Associazione Nazionale Antigone:


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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