Il dibattito sul Teatro Astra di Andria – si può salvare/non si può salvare – è più aperto che mai. Ecco le ragioni di chi dice che non si può fare

Ultimamente in città si è tornati a parlare del cinema/teatro Astra. Molti concittadini chiedono che si faccia qualcosa per recuperarlo e salvarlo dall’oblio. A tal proposito è stata anche avviata una raccolta firme che ha ottenuto un’apprezzabile riscontro. C’è però una notizia da dare: a meno di un vero e proprio miracolo, frutto di congiunzioni astrali (per l’appunto) favorevoli, l’Astra non si può salvare.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: anche io ho dei bellissimi ricordi legati a quel teatro e mi dispiace moltissimo vederlo ridotto a quella maniera. A parte il legame affettivo, c’è anche la questione sociale. Cioè credo anch’io che sia uno scandalo che Andria non abbia un teatro, unica città del circondario tra l’altro. Il punto non è teatro o non teatro, è palese che abbiamo bisogno di un contenitore simile. Il punto è se l’Astra sia davvero recuperabile o meno.

Ho letto con molto interesse l’intervento del Prof. Suriano in cui si spiega come poter salvare lo storico teatro cittadino. Tuttavia, scorrendo le possibilità da lui paventate, mi sono sorte due generi di obiezioni: le une di metodo, le altre di merito.

Quelle di metodo sono conseguenza tutte dal fatto che, a modesto avviso di chi scrive, chi vuole salvare l’Astra, ha fatto i conti senza l’oste. Si dice “il Comune di Andria lo acquisisce dalle attuali proprietarie e poi lo ristrutturiamo con i fondi europei”. Ma qualcuno ha chiesto alle signore proprietarie se vogliano venderlo? E a quanto vogliano venderlo? Essendo caduto qualsiasi vincolo a costruire, ad esempio, la proprietà potrebbe avere interesse a cedere l’area per fini edilizi. Inoltre, qualcuno ha controllato se il Comune di Andria avrebbe eventualmente i soldi per comprarlo? Occhio e croce al momento sembra avere altre priorità.

Oppure si dice “facciamo una cordata con personaggi come Scamarcio, Lino Banfi, Nicola Porro, Francesco Giorgino, i Bonomo che ci mettano i soldi”. Ma qualcuno ha fatto almeno una chiamata a Lino Banfi o a Scamarcio chiedendo loro se sono d’accordo a mettere centinaia di migliaia di euro (ma ne servono molti di più…) per salvare e riammodernare la struttura?

Infine si propone di farlo acquistare dai magnati del Sol Levante che almeno ci portano sul palcoscenico spettacoli magnifici dell’estremo oriente. Ma qualcuno lo ha incontrato qualche cinese? Gli ha parlato del progetto? Ha avuto qualche riscontro?

Se nessuno ha fatto niente di tutto questo, se non si ha una strategia in testa anche a grandi linee, perché si è partiti con la raccolta firme?

Poi ci sono le obiezioni di merito, sono almeno 4.

I tentativi di acquisire la struttura da parte dell’amministrazione comunale, così da farne un teatro cittadino completamente ristrutturato, sono stati diversi nel corso degli anni. Tuttavia i proprietari si sono sempre mostrati restii di fronte all’ipotesi di una cessione. Pare che nell’ultimo dialogo intercorso fra le parti, risalente comunque a non pochi anni fa, la cifra richiesta dalla proprietà fosse fra i 3 e i 5 milioni di euro, somma ritenuta esorbitante dagli acquirenti. Somma, tra l’altro, richiesta solo per il cinema/teatro vero e proprio, escludendo la sua parte posteriore fondamentale, come in tutti i teatri, per le operazioni di carico-scarico. Ma su questo torno più avanti.

L’interno del teatro, poi, è completamente in rovina. Risultava già obsoleto durante l’ultimo periodo di attività, adesso, dopo anni di chiusura e abbandono, è nelle sue parti fondamentali praticamente irrecuperabile. Per farne un teatro moderno e funzionale di nuova concezione, l’attuale infrastruttura andrebbe completamente demolita e il tutto ricostruito da zero. Un’operazione del genere costerebbe presumibilmente non meno di 4 o 5 milioni di euro, che uniti ai 3 o 5 milioni di euro necessari per l’acquisto, costituirebbero una cifra difficilmente sostenibile da chicchessia. Varrebbe più la pena allora costruire una struttura completamente nuova da un’altra parte.

Anche perché l’Astra attualmente ha quasi 500 posti (non 600), tuttavia con le nuove norme di costruzione di locali di pubblico spettacolo, molti di questi, gioco forza, andrebbero sacrificati. Ciò che si otterrebbe dopo la ricostruzione sarebbe una monosala con non più di 300 posti a sedere. La monosala, poi, è la struttura meno innovativa in fatto di sale teatrali oggi progettabili. È praticamente certo che la gestione di una sala di queste dimensioni sarebbe insostenibile senza l’aiuto di contributi pubblici oggi difficilmente immaginabili.

C’è infine una questione logistica insormontabile. Andando oltre il fatto che l’Astra si trovi in un’area completamente priva di parcheggi auto, problema non secondario per un teatro, c’è la questione viabilità. L’Astra, trovandosi in centro città, è raggiungibile solo attraverso vie parecchio striminzite, difficilmente, o affatto, percorribili da camion e tir, ossia i mezzi che di solito trasportano scenografie e strumentazione degli spettacoli. Ammettendo pure che tali mezzi, grazie ad autisti particolarmente dotati, riescano a raggiungere la struttura, il problema comunque non verrebbe meno. Non esiste più infatti l’area di manovra, cioè quella di carico-scarico, a cui ho accennato sopra. Quella parte è stata venduta qualche anno fa separatamente dal teatro e adesso vi sorgono due belle palazzine.

In definitiva, ritengo sia un gesto nobile e romantico quello che alcuni concittadini prendano a cuore, autonomamente, la questione di un teatro nella propria città, investendoci tempo ed energie, nondimeno credo sia un peccato non incanalare queste energie in una direzione che possa portare la questione verso risvolti concreti. Il teatro Astra è stato un posto importante nella vita di ciascun andriese e tuttavia oggi non sembra più poter essere d’aiuto alla comunità. Che lo si voglia o no, ha fatto il suo tempo e credo che non si possa far altro che accettarlo: potrebbe senza dubbio essere recuperato, il che rimane un’aspirazione auspicabile, ma probabilemente per essere destinato ad altro. Perché, così come appaiono le cose, non tornerà mai più ad essere quello che era.

Certo, non è nobile né romantico dire le cose come sembrano che siano, ma per lo meno, è atto di onestà intellettuale, non alimenta romantiche, ma poco riscontrabili, attese e mette i problemi sul tavolo: unica condizione per fare un’analisi realistica della poco piacevole situazione e cercare una soluzione che non lasci deluse le legittime attese dei cittadini.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

1 COMMENTO

  1. E finalmente qualcuno si è fatto carico di spiegare la “chimera” del recupero dell’Astra. Io non ho voluto firmare e non mi sono fatta coinvolgere nell’iniziativa perché sono assolutamente in linea con questa tesi. Si farebbe prima a chiedere un nuovo teatro (anche una tensostruttura), sarebbe la via più praticabile, se ci fosse la volontà di farlo…

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