«I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi»

(Carl Gustav Jung)

Scadenza pubblicazione prove comuni data ics.

Riunioni per dipartimenti, buttiamo giù le prove comuni, data ipsilon.

Docenti delle varie discipline in posizione: prepariamo le verifiche, guardiamo gli obiettivi, controlliamo i traguardi, stiliamo.

Settimana di inizio somministrazione prove comuni: data zeta.

Ma la vita non è fatta solo di questo: la vita intanto scorre e a volte scorre veramente male. Evito di buon grado la spirale discendente, perché ci sono cose che mi fanno vergognare per il solo fatto di essere in grado di vederle, figuriamoci essere messi nella condizione di subirle o magari reiterarle.

Il punto è un altro, infatti: quella vita ha avuto un corso obbrobrioso per un tempo che all’indietro non so definire, credo il momento attuale sia solo il suo coerente coronamento. Ma a scuola? Cosa faccio io a scuola? Come lavoro io nelle mie classi? Arrivo almeno ad uno dei miei studenti, in modo che quello rappresenti la mia speranza di aver saputo compiere la missione a cui una terra che non è la mia mi ha chiamata? Rendo quel che devo ai piccoli di quella terra?

E non lo so mica, io devo fare le prove comuni. Così dice la normativa. E noi e regole dobbiamo rispettarle, sempre.

Dunque Val Tal dei Tali, classe III elementare, questionario.

Domanda 7, indicativamente: Come fece Mosè a salvare il popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto?

Risposta attesa e ricevuta dal 99% dei bambini: Mosè salvò il popolo ebraico facendo aprire le acque del mare.

Ho lavorato bene, posso aver pensato. L’ho pensato. Ma non avevo ancora aperto il quaderno dell’1%.

Dunque, 1%, risposta 7: Mosè libera gli ebrei con la fiducia, l’aiuto di Dio e il suo bastone. (Martino, 8 anni).

Sapete chi è che può per un attimo salvifico fermare il mondo lercio e le spirali discendenti? Solo un bambino.

Io devo aver trovato inconsapevolmente il modo di lasciare fuori dalle mie classi tutto quello che mi lacerava cuore e stomaco, ogni giorno. Se ho lavorato bene non lo so, a questo punto, perché penso di averlo fatto con l’anima: sono arrivata a Quello di loro che mi restituisce la speranza di aver vinto qualcosa, perché Lui lo porterà fuori ad altre orecchie e fra quelle, qualcuna, non sarà sorda, come è capitato a me.

Martino con la risposta 7 ha superato la velocità della luce, la profondità degli oceani, il punto più nero dell’impudicizia umana. Ed è Martino che mi ha detto, oggi, come si può sopravvivere in un mondo iniquo, corrotto, offensivo, avido, assetato di potere, ignorante, impudico, immorale: con la fiducia, laiuto di Dio e il suo bastone.

Ora vai a ritrovarla la fiducia, vai a rivederlo l’aiuto di Dio, vai a capire dov’è finito il bastone: ci vorranno forse altre 7 vite, tante quante le 7 domande, ma lo ha detto Martino.

E Martino non può mentire.

Martino è un bambino: ascolta con il cervello, risponde con la pancia, si siede dentro il cuore e sfalda con una potenza inconsapevole ed inenarrabile qualsiasi limite che fa da freno allo scibile umano.

Martino è testa, mano, piede e cuore. È un bambino.

Martino ha ascoltato ciò che ho avuto da dirgli, che gli dovevo e che rimarrà fra me e lui con la testolina bionda che pian piano si abbassava sotto il peso dell’umiltà e dell’incredulità.

Quando ho finito ha annuito, ha teso le braccia per prendere il suo quaderno e ha detto: grazie maestra. Poi è tornato a posto quasi saltellando, non si è fatto grande con nessuno e si è rimesso immediatamente al lavoro su quanto aveva da fare.

Se davvero vediamo tutti e bene lo stesso Dio che predichiamo, io non lo so: quello che predico io,  però, è quello che ha visto e mi ha insegnato, come fosse stata oggi la mia prima volta, Martino. E senza timore di smentita chiudo dicendo che sì, è un gran bel vedere, anche dai soli bassifondi del suolo, da cui ora posso guardare.

Postilla: è la prima volta in cui, finendo un testo, penso di riprenderlo da zero per portarlo in terza persona e regalarlo ad uno dei miei personaggi. Ho anche pensato di poterne inventare uno ad hoc. Però ho parlato anche troppo nella vita di narrazione ed autobiografia, so quanta fatica costino e quanto coraggio richiedano. Ma so anche quanto curino. OltreVerso oggi non cede alla tentazione del personaggio, dal momento che per nessun personaggio è nato. La vita in diretta, nessun’altra vicenda, se non questa.


FontePhotocredits: Myriam Acca Massarelli
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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