Intervista ad Anna Aloysi, sorella di Maria, vittima nella strage dei treni del 12 luglio, sulla tratta tra Andria e Corato

La semplicità di Maria Aloysi filtrava persino dalle finestre della stanza più buia, illuminandola e illuminando ogni singolo giorno successivo al suo improvviso addio. Il 12 luglio, Maria raggiungeva la sua famiglia a Modugno, dopo aver fatto visita all’altra parte del suo cuore, qui ad Andria, radici che sua sorella Anna non vuole far essiccare, innaffiandole con struggenti lacrime di dolore e giustizia.

Ciao Anna, che persona era tua sorella Maria?

Mia sorella Maria era una donna buona, generosa, amante della vita e, con il suo sorriso costante, era da tutti definita solare. Era generosa, amava sua sorella Anna, ricordo che prendeva sempre le mie difese e adorava suo padre che assisteva con tanta pazienza e amore.

Com’è cambiata la vostra quotidianità dopo il tragico incidente?

Tutto è cambiato! Mio padre si sente solo, spaesato, soffre la mancanza di sua figlia Maria. Ho cercato di prendere il posto di Maria in quanto all’assistenza a mio padre, ma è un compito molto difficile. I rapporti con la famiglia di Maria si sono ormai raffreddati, anche con i suoi figli. Maria era il collante, faceva da trait d’union per tutti.

Perché la vostra famiglia ha deciso di non partecipare, assieme ad alcune altre vittime, ai funerali di Stato tenutisi al Palazzetto dello Sport?

È stata una scelta condivisa in famiglia un po’ da tutti. Abbiamo deciso di fare una cerimonia più intima per stringerci intorno a mia sorella in un momento così tragico della nostra vita. Personalmente, mi è sembrata la decisione più giusta per evitare inutili passerelle di alcune cariche pubbliche che, infatti, dopo quel giorno, non hanno preso più nessuna iniziativa per ricordare le vittime o cercare la verità.

Cosa vi aspettate dalle Istituzioni?

Niente. Nessuno ci ha contattati. Ma questa non è la priorità. Noi, e penso di parlare in questo caso a nome di tutti, vogliamo la verità, vogliamo sapere chi sono i veri responsabili, vogliamo che coloro i quali hanno permesso che una tale tragedia accadesse, vengano processati e condannati pesantemente. Ci vuole una condanna esemplare che sia di monito per chi crede di fare business e denaro sulla pelle dei poveri cittadini. Ribadisco il concetto in due parole: Verità e Giustizia!

Da qualche mese intrattieni relazioni epistolari, addirittura, con il Santo Padre, Papa Francesco. Puoi spiegarci, brevemente, come ci sei riuscita e quali emozioni ti provoca ricevere le missive di Sua Santità?

Sono molto contenta di aver ricevuto varie lettere di conforto e comprensione da parte del Santo Padre, il quale ha mostrato la sua vicinanza alla nostra famiglia e ci ha anche donato un rosario, che custodisco gelosamente, oltre che dolcissime parole di amore. È stato molto emozionante l’incontro avvenuto a settembre in un’udienza generale, durante la quale ho avuto occasione di regalare al Santo Padre una maglietta in ricordo di mia sorella Maria.

Che tipo di consiglio ti senti di dare a tutti i parenti delle ventitré vittime?

Non ho consigli da dare, magari da ricevere, ma so che nel dolore è bello sentirci tutti uniti.


FonteNella foto: Maria Aloisi
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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.