Alla scoperta dell’autore della celebre frase “l’uomo è ciò che mangia”

Per conoscere la filosofia di Feuerbach bisogna partire da Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Quest’ultimo è uno dei più grandi filosofi della storia, infatti la sua morte non ha segnato la fine della sua filosofia. Vi sono molti discepoli che continuano a seguire il suo pensiero filosofico; essi si dividono in ‘’vecchi hegeliani’’ e ‘’giovani hegeliani’’, denominati rispettivamente da David Strauss ‘’Destra’’ hegeliana e ‘’Sinistra’’ hegeliana. Le differenze tra i due gruppi riguardano principalmente gli ambiti religioso e politico, con i ‘’vecchi hegeliani’’ conservatori, dunque interessati ad attenersi pedissequamente alla filosofia di Hegel e con i ‘’giovani hegeliani’’ progressisti, quindi intenzionati ad apportare variazioni al pensiero hegeliano e miranti ad un progetto di trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche contemporanee. Alla ‘’Sinistra’’ hegeliana apparterrà Ludwig Feuerbach, nato il 28 luglio del 1804 in Baviera e scomparso a Rechenberg il 13 settembre 1872. Egli è il fondatore dell’ateismo e del filantropismo ottocenteschi. In tal modo porrà le basi della filosofia di Marx, la filosofia della concretezza, dell’immanente. Dunque il filosofo bavarese rivolge una critica alla filosofia idealista religiosa, quindi ad Hegel, considerandola una teologia mascherata, razionalizzata, che avvilisce l’uomo. Per poter comprendere ciò, bisogna partire dall’equivoco di fondo dell’idealismo e del pensiero filosofico di Hegel, che fanno del concreto (cioè l’uomo, la natura, il finito) un predicato dell’astratto (cioè l’infinito, Dio). Secondo Feuerbach è necessaria un’inversione di ruoli tra concreto e astratto: l’astratto deve divenire predicato del concreto. Con questo il filosofo tedesco intende affermare che è dal concreto che deriva l’astratto e non viceversa, in pratica. Per Feuerbach Dio rappresenta la proiezione delle perfezioni dell’uomo, cioè volontà, sapienza, amore e intelligenza. Nella sua opera ‘’L’essenza del cristianesimo’’ egli ritiene che il mistero della teologia sia l’antropologia. Entrando nello specifico, studiando le prime religioni, Feuerbach le definisce idolatrie, ritenendole forme di antropocentrismo, con l’uomo che non fa altro che adorare sè stesso; in questo modo, esse si avvicinano all’ateismo. Quindi l’uomo sposta il suo essere fuori di sé prima di ritrovarlo in sé; per questo motivo Dio è l’essenza dell’uomo personificata.

Alla domanda sul perché l’uomo crei Dio vi sono tre risposte per il filosofo tedesco. La prima si trova nella sua opera ‘’L’essenza del cristianesimo’’. In questo caso il filosofo distingue il concetto di individuo da quello di specie; l’uomo, dunque, ha una concezione di sé sia come individuo che come specie. Nel primo caso si sente debole e limitato, mentre nel secondo caso si sente onnipotente e proietta la sua onnipotenza in Dio. La seconda risposta si trova in un’altra sua opera, ‘’Teogonia’’. Qui Feuerbach parla della netta differenza tra volere e potere: quando l’uomo vuole qualcosa che non può realizzare concretamente, allora ‘’costruisce’’ Dio per raggiungere il suo obiettivo. La terza risposta si trova nella sua opera ‘’L’essenza della religione’’. Qui il filosofo tedesco ritiene che l’idea dell’uomo abbia origine nell’uomo dal sentimento di dipendenza che egli prova di fronte alla natura. In questo modo l’uomo è portato all’adorazione di ciò che è necessario per la sua esistenza, cioè l’aria, la terra, l’acqua e la luce.

Per Feuerbach, quindi, l’ateismo è un dovere filosofico morale, poiché, come visto prima, la religione aliena l’uomo attribuendo a Dio le sue perfezioni. Collegandoci al rovesciamento che deve essere attuato secondo il filosofo bavarese, il compito della filosofia diviene quello di porre l’infinito nel finito. Quindi, la filosofia di Hegel è definita una teologia mascherata poiché l’idea di cui egli parlava equivale a Dio; per Feuerbach quanto affermava Hegel corrisponde a quanto detto nella Bibbia, dunque anche la sua filosofia è alienante per l’uomo. L’uomo deve recuperare la sua dimensione immanente e si perviene, così, all’umanismo naturalistico. Il primo termine è dato dall’antropocentrismo; il secondo è dato dall’unica dipendenza dell’uomo: la natura. Da essa tutto dipende, compreso l’uomo. Egli è considerato nella sua interezza, quindi fatto di carne, con le sue emozioni, condizionato dai propri bisogni fisici (tutti di eguale importanza). Per Feuerbach l’amore è la passione fondamentale, che esalta l’individuo nella sua totalità; l’amore fa tutt’uno con la vita e palesa la necessità degli altri, dunque della realtà sociale nella quale inserirsi. Da qui deriva il comunismo filosofico, che getterà le basi principalmente per Marx.

Nel 1862 il filosofo tedesco scrive la sua celebre frase ‘’l’uomo è ciò che mangia’’. Da alcuni è stata considerata ‘’volgare’’, ma, in realtà, essa è un riferimento all’uomo come unità psicofisica. Essa significa che, per l’uomo, migliori sono le condizioni materiali, come l’alimentazione (teoria degli alimenti), migliori saranno quelle spirituali.

Johannes Brahms, uno dei più importanti compositori del periodo tardo-romantico, conobbe Feuerbach a Vienna e scambiò delle lettere con Henriette, sua madre. Egli, in seguito alla morte del filosofo, scelse di dedicare alla sua memoria un’opera, pubblicata nel 1881, per coro e orchestra, la Nänie Op. 82, su testo fornito dalla poesia Nänie del poeta Friedrich Schiller.


Fontehttps://commons.wikimedia.org/wiki/File:Erlangen_Ludwig-Feuerbach-Gedenkstein_001.JPG
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Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.