La nostra classe dirigente attuale, a differenza di quanto accade in altri Paesi, non è né coesa né solidale. Possiede una grande consapevolezza di sé e nessuna consapevolezza dei problemi generali, vedi emergenza accoglienza profughi e richiedenti protezione umanitaria. La nostra “classe dirigente” deve ri-costituirsi in una vera e propria grande “agenzia di senso” e ri-prendere in mano il destino e il futuro dell’Italia.

Nella storia mondiale civile il Belpaese è riconosciuto con riguardo, per avere la più bella Costituzione, quella carta che tutto il mondo ci invidia, basandosi sui principi fondamentali quali democrazia, libertà, uguaglianza e solidarietà, principi che mettono al centro la Persona.

Ahimè, oggi abbiamo invece “certa gente” che ciancia di finto patriottismo, difesa della bandiera e identità nazionale; dirigenti che, difendendo l’indifendibile, da veri mistificatori della realtà, hanno messo fuori “persone italiane”, operose e semplici, espellendole dai libri della storia, quella storia, che oggi viene scritta da Germania, Francia, Austria …

Associazioni religiose, laiche e semplici cittadini ogni giorno si impegnano in una sorta di “resistenza civile”, nel tentativo di ri-equilibrare l’Italia orrenda, quella che sfrutta i migranti. C’è un mondo intero di donne e uomini che ci mettono la faccia e si sporcano le mani per “l’emergenza migratoria”, gli stessi che, da demagoghi da strapazzo, vengono derisi come “buonisti” o tacciati di secondi fini, assimilati ai Buzzi e ai tanti corrotti e collusi.

Scriveva Tomasi da Lampedusa: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.

Cosa ci differenzia dunque dai tanti “gattopardi sciacalli e pecore” che girano ormai liberi su e giù per lo stivale? E cos’è oggi l’Italia? È un’Italia seduta sugli allori e comoda sugli scranni e mediamente ingobbita nel guardare e progettare il futuro di altre nazioni. Un Paese, l’Italia, che sembra perduto dietro i suoi mille frammenti dall’opinionismo e dal narcisismo digitale, incapace di incedere con sano orgoglio e confrontarsi, raffrontarsi e battersi con altri Stati, ma con oggettività, moralità, spirito di sacrificio, lavoro e novità.

È bene che l’Italia ri-prenda in mano il bandolo della sua storia proiettandosi in una nuova Storia, che si preoccupi nel ri-costruire comunità di persone “con senso” e non di  mero e vacuo “consenso”.