All’inferno il diavolo è un eroe positivo.

(Stanislaw Jerzy Lec)

“È iniziata l’era Salvini”

Il buongiorno del 27 maggio 2019, appena ho preso il cellulare dal comodino, ancora con gli occhi semi chiusi.

Il mio brutto vizio di giocare con le parole e con le rime ha partorito un pensiero immediato: “È tornata l’era Mussolini”.

E no, non mi sono trovata per niente divertente.

Ho letto che il buon Matteo aveva personalmente incontrato la prof. di Palermo garantendo l’annullamento della sospensione, mai arrivato. La prof. passerà alle vie legali.

Un uomo prende un accordo diretto con un altro uomo (o donna, non cambia) e viene meno. Ho idea lo sapesse sin dal momento della stretta di mano. Le avrà almeno stretto la mano?  Ma tanto, non fa differenza.

Un peso sullo stomaco: ho paura da sempre di chiunque garantisca qualcosa e venga meno. Incluso il fruttivendolo/agricoltore diretto che ti vende zucchine biologiche, ben sapendo di averle pompate con ogni veleno.

Ma tanto, non fa differenza. Eddue.

Ho paura dei bugiardi io. Di tutti i bugiardi.

Certo, mi direte, la politica è così da sempre. Quando mai lo hai visto, tu che hai 40 anni, uno che abbia mantenuto davvero una sola parola, in politica?

È vero, pressoché mai… ma non so bene perché (sto mentendo: lo so, lo benissimo perché), oggi vincono sgomento e paura.

Ho immaginato quella prof. palermitana e subito mi sono tornati in mente i bambini degli anni trenta, quelli che nulla avevano di ‘ariano’.

“Chi viene dalla mamma? Ora vi lavate e vi ci portiamo”

“Io!”

Gas!

Promesse fatte ad un innocente con l’inganno, disattese con l’omicidio. Un pensiero banale, vero? Un terrore reale. Credetemi.

Qualcuno mi ha scritto, senza che io avessi proferito parola: “Buongiorno! Ti sei accorta che vivi nel più profondo nord? Sei dentro”.

“Buongiorno, un cazzo” ho risposto, certa di non essere capita, non poco nauseata, ma lo dovevo dire.

Poi c’è la Mannoia che vuole le scuse della sinistra, la quale avrebbe costretto i sinostroidi a voltare bandiera (senza darle torto o ragione, penso:  la colpa è sempre degli altri. Chi mette le ics non ne ha responsabilità?)

Poi ci sarà chi pensava piovesse per colpa di Berlusconi ed esigerà ancora le scuse per i suoi vecchi vizi. Eppure la moglie non s’è vista mai in pubblico a fare audience (stima infinita!)

Dico cose a caso, quelle più scontate, per non impelagarmi in discorsi faziosi che nulla hanno a che vedere con ciò che provo.

Cosa provo?

Sgomento.

So solo che il mondo intero scaglia profonde ed evidenti verità contro Matteo Salvini e lui, impassibile, continua a tenere fissa nel volto quell’espressione di cera, quel sorriso eterno che fa tanto e solo autocompiacimento.

Nemmeno i cartelloni del sultano dell’Oman, giganti, affissi per l’intera altezza di enormi palazzi, mi avevano fatto l’effetto di quell’espressione. Eppure mi avevano sconcertata, ve lo garantisco.

Un commento a caso, fra centinaia, letto ieri sera:

“L’Italia agli italiani, la vittoria a Dio”.

Ho sentito Dio che per l’ennesima volta si faceva umano e piangeva. O forse piangevo io, che non sono affatto Dio.

Ed ecco, ancora una foto di quel sorriso ed un cartello: “Primo partito in Italia: grazie!”.

Ci ho visto una sola cosa, un unico volto nitido: quello del demonio.

Contro il ricordo di un altro cartello visto in foto: “se stessi annegando, salveremmo anche te”.

E laddove ancora non si fosse capito, laddove fosse davvero servito il 27 maggio 2019 perché fosse chiaro: buongiorno, benvenuti all’inferno.


Fontepixabay.com
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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