«Che cosa hai chiesto a scuola oggi?»

(Richard Phillips Feynman)

Una seduta di psicoterapia gratuita: è quello che mi hanno donato le studentesse e gli studenti del “Gino Strada”, lo scorso martedì, nella sede di Andria.

Caro lettore, adorata lettrice,

quando sono diventato dirigente scolastico del CPIA BAT “Gino Strada”, ormai tre anni e mezzo fa, la rubrica “Un caffè col direttore” esisteva già da diversi anni e, nell’occasione, mi riproposi di tenere nettamente distinti i due ruoli: quello di giornalista e quello di uomo di scuola.

Ultimamente, sto derogando più di una volta a questo proposito, ma tant’è: un giornalista scrive di ciò che vede, di quanto lo incuriosisce, di quanto si impone per dovere di cronaca o, ancor più, per impegno etico. Il fatto è che molte di queste ragioni spesso collimano con quelle del mio lavoro di preside – sono ancora affezionato a questa espressione per quanto resa obsoleta dall’avvento della cosiddetta “autonomia scolastica”: il “cosiddetta” meriterebbe una motivata spiegazione, ma ci rinuncio a priori in questa sede.

Torno, dunque, alla generosa seduta di psicoterapia che mi hanno liberalmente donato i miei studenti e il loro magnifico docente di italiano, il prof. Colangelo (che ora farà la faccia rossa perché lo cito, ma: quand’è giusto, è giusto!).

Con mio sommo dispiacere, il mio lavoro di dirigente scolastico mi tiene spesso lontano dai banchi di scuola, sommerso come sono da carte, mail, telefonate, decreti ministeriali, circolari, PNRR e chi più ne ha più ne metta.

E così sono stati loro a pensare a me.

Hanno preso l’iniziativa e mi hanno invitato in classe: «Preside, venga un pomeriggio ad ascoltarci. Vogliamo leggerle i nostri temi…».

Ho subito accettato, convinto che sarebbe stata una bella esperienza, ma, come spesso succede, la realtà ha superato la fantasia. È avvenuto che mi hanno donato una lezione. Una lezione di vita. Di quelle che fanno bene all’anima e al corpo.

Ho potuto così ascoltare Felice che raccontava del suo primo giorno di scuola dopo 50 anni. Ho ammirato Nicola che, dialogando col suo diario, ci spiegava come sia ognuno di noi a dover cambiare il mondo e non viceversa. Ho pianto con Grazia che ci ha raccontato di quando, il 18 dicembre 2019, ha “aperto la sua finestra sul mondo”, reimparando ad amarsi come donna, prima che come moglie e madre, mentre decideva di battersi contro un cancro. Ho nutrito rispetto per Giuseppina che sarebbe stata destinata a laurearsi in lettere come oggi sua nipote: ma che, da ragazza, ha dovuto scegliere tra le cure del padre malato e la scuola; e oggi, felice di poter tornare a scuola, ci spiega: tornasse indietro, ripeterebbe con convinzione la scelta che la separò dolorosamente dai libri. Mi ha lasciato a bocca aperta Valentina, anche lei moglie e madre, che ha conseguito solo lo scorso anno la licenza di terza media, ma che scrive con una proprietà linguistica superiore a quelli di molti miei ex studenti liceali. Francesco ci ha insegnato come si possa amare la vita anche quando si passa dall’agiatezza al dover vendere tutti i propri beni. Quasi tutti: perché ora gli è rimasto il mare e il mare non ha prezzo. Ad Angela non piace ciò che vede, e urla: basta, basta, basta contro chi o cosa nega il valore della vita umana. Imma ha condiviso il suo amore per la natura, in ogni goccia di pioggia o raggio di sole. Nasìr ci ha letto la sua preghiera a Dio per questa umanità smarrita. Anche Filomena dice grazie alla vita ed è stupita per il “ti amo” di Dio ad ogni creatura.

Mi scuso con gli altri “alunni docenti” che mi hanno donato la loro lezione e che non riesco qui a citare ad uno ad uno, ma assicuro che ogni loro nota, ogni loro sguardo e persino ogni loro silenzio sono rimasti impressi nel mio animo.

Spesso le loro letture erano interrotte da applausi necessari a prendere tempo: il tempo per noi tutti di deglutire, ricacciare indietro le lacrime oppure asciugarcele visto che ci erano già sfuggite.

Alla fine ho commentato: «Bisognerebbe leggere questi vostri temi in tutte le “scuole del mattino”. Capirebbero che meraviglia siete e quanto sia straordinaria l’istruzione degli adulti. Grazie per avermi rigenerato. È stato terapeutico. Siete la prova migliore che non sono le circostanze a determinare un uomo o una donna, ma la sua testa e il suo cuore a fare la differenza. Se me lo permettete, scriverò di voi nel mio prossimo caffè».

Ed eccomi qui. Detto, fatto. Mi hanno autorizzato.

Caro lettore, adorata lettrice,

ti chiedo scusa se questo mio caffè ti sembrerà banale, ti prego di accoglierlo come un dono.

In fondo, tutto quello che volevo dirti è: la Scuola bella esiste, dona ancora lezioni di vita, di vita autentica, fa più bene di quanto noi possiamo immaginare e, esattamente in questo momento, senza far rumore né fare scandalo, sta salvando il mondo.

Anche quando il mondo racconta, con estrema amarezza, di presidi che vengono barbaramente aggrediti o di professoresse che vengano assurdamente pugnalate.

Danilo Dolci: «Ciascuno cresce solo se sognato».

Fernando Pessoa:

«Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro di me tutti i sogni del mondo».

Maya Angelou: «Alcune persone incapaci di andare a scuola erano più istruite e più intelligenti dei professori universitari».


1 COMMENTO

  1. Anche a Santeramo esistono le scuole belle e sono:
    la nostra scuola del mattino che accoglie, valorizza ed educa con serenità e allegria, professionalità e impegno, e l’Università della Terza Età, una realtà indiscutibilmente valida del nostro territorio, luogo poliedrico di socializzazione, diffusione culturale e amicizia che tutti amano e apprezzano e vivono con pienezza e gioia.
    Le scuole belle esistono!

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