«Si prova una vergogna tremenda ad essere vittima di bullismo, perché ad un certo punto cominci a pensare che ci sia un motivo per cui sei stato preso di mira»

(Matt Reeves)

Conoscevo un prete, un prete sovversivo. Starete pensando a un prete che si ribella al sistema, che fa le rivoluzioni, che alza la testa. Del resto ho detto che era sovversivo.

E invece no, era un prete che chiedeva a tutti, a tappeto, l’osservanza delle regole. E, soprattutto, prima di chiedere quel rispetto, le regole se le studiava. Sì, era decisamente sovversivo e non piaceva a nessuno.

Lui non faceva mai credere niente di quanto non fosse legittimo, non l’ho mai sentito offrire una disponibilità a qualcuno correndo poi il rischio di doversi tirare indietro. Perché lui lo sapeva che poteva arrivare qualcuno più potente o più subdolo a fargli cambiare le carte in tavola e non voleva rimetterci la faccia, né fare torto ad alcuno.

Ricordo che una volta qualcuno gli chiese del tempo in più per fare delle cose, poiché l’avanzato stato di gravidanza le stava rendendo difficili: quel giorno le mie orecchie ascoltarono la risposta più netta, dissacrante e paradossalmente giusta potessi immaginare.

«Sei incinta, ora non è a quelle cose che devi pensare. Le devi rimandare al prossimo anno, poiché quelle cose richiedono tempi specifici che non puoi rispettare. Ora devi pensare a partorire, non ad avere sconti».

Che stronzo, mi direte, come dissero in molti. Nemmeno una pancia pesantissima lo aveva intenerito. Esattamente il contrario, pensai io. Perché non era lui lo stronzo, ma erano le regole ad essere restrittive all’ennesima potenza.

Sapete, fra le persone che necessitavano di tempi più lunghi, per esempio, ce n’era una che aveva subito un intervento ad una spalla ed era rimasta immobilizzata a lungo: perché una pancia sì e una spalla rotta no?

Orbene, la spalla rotta non aveva chiesto niente ma a me,  che ero al corrente di ambo le situazioni,  servì come esempio pratico per apprezzare quella che in superficie sembrava ottusa rigidità: in realtà era giustizia.

Sapete, le regole: le regole, per quanto dure, vanno e possono essere accettate serenamente quando rispondono ai criteri di equità. È lei ad essere sovversiva, perché la verità è che ci sono storie assurde nelle quali non esiste un confine che possa mettere una fine alle angherie e alle calunnie.

Esiste un sistema oleato con due gocce di cianuro per ogni litro di olio ed è talmente grande da arrivare a contenere quantità immense di veleno sapientemente diluito per poter essere più facilmente nascosto agli occhi dei pochi che lo sanno riconoscere e che, in quel modo, rimarranno sempre gli scemi della compagnia.

È poi vero che quel sistema potrebbe metaforicamente essere un pesce e quello, si sa, quando puzza, puzza dalla testa. Ed è ancora più marcio quando si fa portavoce di cause che lottano contro i padroni, in realtà diventando esattamente il padrone dei padroni. E guai a chiedere chiarezza: servi. È quello che bisogna essere, servi di farisei a cui non si devono e non si possono togliere gli onori.

E poveri quegli scemi della compagnia, saranno perseguitati loro come è stato perseguitato Lui, solo che Lui era Gesù Cristo, mentre gli scemi restano scemi.

E se fu Gesù stesso a poter dire, disperato: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, perché mi lasci uccidere dai farisei che tanto ti osannano, fra quegli scemi c’è certamente chi lo pensa, senza potersene fare una ragione.

Penso che un’oncia di santità andrebbe riservata a quell’anonimo autore di meme che ha scritto: io non ho niente contro Dio. È il suo fan club il problema.


FontePhoto by Hennie Stander on Unsplash
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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