Edito dalla Progedit, il saggio del Prof. Giancarlo Visitilli È bravo ma potrebbe fare di più funge da ponte ideale fra educazione e DAD, spirito comunitario che tange l’i care di Don Milani per “immunizzare” la Scuola dalla dilagante disattenzione. Allo scrittore docente di discipline letterarie e latino presso il Liceo Scientifico di Santeramo in Colle, Presidente e fondatore Coop. Soc. “I bambini di Truffaut” e giornalista del Corriere della sera, abbiamo rivolto qualche domanda.

Salve, Prof. Visitilli. A quale target intende rivolgersi il suo ultimo libro “È bravo ma potrebbe fare di più”?

Si tratta di un saggio sui temi dell’Educazione e della genitorialità. Quindi, il target è vasto. Certo, non è un libro di narrativa per ragazzi. Sebbene il pubblico di cui e a cui parlo mi comprende, in quanto adulto ed educatore, compresi le bambine, i bambini e gli adolescenti.

La pedagogia montessoriana è applicabile al sistema relazionale scolastico meridionale?

Credo che in modo particolare questa parte d’Italia di famiglie “mammone”, di cui parlo nel saggio, meriti mai come in questo momento storico, che il metodo Montessori possa essere applicato al Sud. Meglio ancora, alla Puglia, che detiene il triste primato nazionale di non aver fatto andare gli adolescenti della scuola superiore a scuola per un anno e quattro mesi. Mancanza di cui per almeno i prossimi due tre anni pagheremo lo scotto. Già evidente…

Risulta, a suo parere, utopistico o anacronistico ricreare una Scuola di Barbiana dei giorni nostri?

No, assolutamente. Anzi, mai come oggi l’I care di Milani sarebbe “il vaccino” con cui la scuola italiana potrebbe immunizzarsi dal vuoto e dalla mancanza di interesse, da parte di un intero paese, che stenta a riconoscersi “ammalato”, fino a quando continuerà a non mettere la scuola al centro di ogni interesse e Politica (quella con la P).

Quanto ha influito la DAD nella finalità comunitaria dello stare tutti insieme in classe?

Abbiamo scambiato la DAD per scuola. Non lo è! In virtù della verità che scuola è distanza sono un ossimoro. La DAD andava bene per l’emergenza, ma non perdurata e fatta scegliere, come al supermercato, dai genitori, al modo di come si trattasse di scuola. La DAD ha fatto danni indicibili relativamente a migliaia di bambine, bambini e adolescenti che non frequenteranno più la scuola. E non si tratta dei nostri figli, che hanno la fortuna di avere educatori fintamente credibili alle loro spalle. Sappiamo quali sono le bambine, i bambini e gli adolescenti di cui tutti parlano e in tanti, troppi, si fa finta che non esistano

Come se la immagina la Scuola di domani?

Me la immagino come una scuola che insegni a guardarsi, annusarsi, toccarsi. Per sentirsi ed educare a sentire, quel che il mondo ci sta dicendo, nonostante si faccia finta di essere eternamente in DAD, coperti da uno schermo che impedisce “il guardo”. Altro che siepe…!


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