Custodire il blu del mare e l’azzurro del cielo vuol dire respirare la bellezza della vita.

Oggi si sente, a giusta ragione, la questione ecologica come un bisogno imminente. Credo che, dando per assolutamente buoni tutti gli sforzi messi in campo, non bisogna dimenticare mai che l’esterno di ciò che sperimentiamo nasce, prima che ancora nella materia, nel cuore. I cuori sono ad essere inquinati. L’amarezza dell’inquinamento marino è già anticipato da oceani di lacrime amare, l’aria inquinata era già inscritta nei sospiri di dolore, frutti di ingiustizia di generazioni di uomini e donne. Gli incendi dell’Amazzonia erano profetizzati da coloro che per ‘non bruciarsi’, per interessi personali, hanno ‘mandato al rogo la vita di tanti assetati ed affamati di giustizia.

La disarmonia generata negli ecosistemi era già adombrata dalle divisioni portate lì dove si trovava l’armonia dell’amicizia e della solidarietà. I cuori sono diventati scuri ponendo al centro un’apparente benessere che è costato il vero bene comune. Cantava bene Gaber che ‘l’appartenenza è avere l’altro dentro di sé’. La questione antropologica è dunque fondamentale per affrontare in maniera fattiva quella ecologica. La ricchezza vera è vivere il mondo, non sfruttarlo. Gli uccelli che cantano, l’incanto del creato, le biodiversità della natura sono già risposta all’anelito di bellezza che cerca il cuore umano. Se non si ascolta il bisogno vero, nascosto dietro le parole, fatto di silenzio contemplativo, l’ansia consumistica non sarà debellata. Un cuore sporco genera inquinamento, uno spirito limpido anela alla luce.

La bruttura della volgarità, la violenza dei gesti, la banalizzazione dei valori sono già premesse inconfutabili di disastri antropologici ed ambientali. Spesso si riescono a valutare i danni oggettivi di alcune scelte, ma non basta la semplice analisi causa-effetto. Bisogna andare alle radici delle cause, radici che sono diffusissime ed inconsapevoli. La dipendenza dal consumismo, l’incapacità di distinguere l’utile dal necessario, la mancanza di discernimento tra essenzialità e bisogni costruiti, sono alla base per una società e per un cambiamento di mentalità fattuale. La natura non solo va amata ma custodita come il proprio corpo, prendendosi cura di ciò che vi è di più intimo e nascosto. Amare il verde significa curare mente e cuore.

Custodire il blu del mare e l’azzurro del cielo vuol dire respirare la bellezza della vita. La fisica quantistica insegna che siamo tutti connessi e anche le più piccole scelte hanno ripercussioni nella natura e nelle persone. Poiché noi siamo natura, custodire ciò che siamo, amare l’umanità e cercare il meglio per l’altro, significa già ripulire quel microcosmo che è l’uomo dalla bruttura che minaccia il mondo. A chi voleva cambiare il mondo madre Teresa diceva di andare a casa ed amare la propria famiglia. Sapremo curare la nostra casa comune iniziando a vivere la vera ecologia dal nostro cuore?

 


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