Un poliglotta che seppe innalzare il livello linguistico di un semplice dialetto

Proseguendo il nostro viaggio, pardon, il nostro percorso letterario nella storia inglese, un altro nome che nel mondo è sinonimo di cultura prettamente british è la figura di Geoffrey Chaucer.

Egli nacque a Londra da una famiglia della classe media. Suo padre, un commerciante di vino, lo mandò a svolgere servizio come paggetto nella famiglia del principe Lionel, il terzo figlio del re Edward III. Chaucer in seguito, passò sotto l’egida di Giovanni di Gaunt, il quarto figlio di Edward che era all’epoca il nobile più potente d’Inghilterra.  Fu catturato dai Francesi, durante la guerra dei cent’anni, nel 1359 durante una delle frequenti spedizioni di Edoardo III in Francia. Fu riscattata la sua libertà per un grande somma – anche essa stessa indicazione della sua importanza-.

Oltre ai viaggi diplomatici in Francia, Chaucer si recò nel 1377 nelle Fiandre, all’epoca terra contesa con la Francia, e a più riprese in Italia, tra il 1372-73 ed il 1378. Divenne membro del consiglio di “Giustizia della Pace”, Cavaliere della Contea di Kent e, di fatto, nel 1386, membro del Parlamento di Sua Maestà. Quasi al termine della sua vita, prese in affitto una casa nel giardino dell’Abbazia di Westminster (dove fu sepolto insieme ad un monumento che gli fu eretto nell’Angolo dei Poeti).

La fama di Chaucer è legata soprattutto al fatto che le sue opere sono state profondamente influenzate da autori latini, in particolare Virgilio e Ovidio. Questa produzione letteraria è stata suddivisa in tre fasi: quella francese, italiana ed inglese.  Chaucer conosceva il francese meglio di quanto conoscesse l’italiano: era la lingua della corte inglese e della diplomazia europea e all’epoca la cultura francese era meglio conosciuta in Inghilterra, rispetto all’ italiano. Durante la sua fase, tradizionalmente definita “francese”, i suoi modelli artistici erano le lunghe poesie allegoriche sull’amore cortese come “Le Roman de la Rose”, che tradusse in inglese. Della sua fase “italiana”, l’opera migliore è sicuramente “Troilus e Criseyde”, composto intorno al 1385, che rappresenta una libera interpretazione del “Filostrato” del Boccaccio, considerato il primo capolavoro di Chaucer.  La sua poesia mostra una grande abilità tecnica, che si sviluppa attorno ad una discussione psicologicamente penetrante sulla natura dell’amore umano.  La sua fase “inglese” è ovviamente meglio rappresentata da “The Canterbury Tales”, redatta tra il 1386 e il 1393, una serie di racconti in versi, considerata una delle opere più importanti dell’intera letteratura inglese.

Chaucer è spesso chiamato il padre della poesia inglese. Egli stabilì il dialetto c.d. “East Midlands and London” come la forma dominante di linguaggio letterario, che in seguito avrebbe sviluppato l’inglese standard moderno.  Il fatto che Chaucer abbia scritto in questo dialetto, in una forma ritenuta particolarmente elegante, ha aumentato il prestigio di tale idioma, già aiutato dalla crescente potenza economica e importanza finanziaria di Londra.  Chaucer fu anche un grande innovatore metrico: introdusse nella versificazione inglese la linea dei cinque accenti, tecnicamente nota come pentametro giambico (una linea di dieci sillabe, con un’alternanza di sillabe non accentate e accentate secondo la sequenza giambica).  Il ritmo conversazionale di questo metro aiuta Chaucer a portare avanti la sua lunga narrativa senza sforzo apparente: “The Canterbury Tales” sono scritti in distici di pentametri giambici.  Tale forma sarebbe stata in seguito conosciuta come distici eroici o chiusi.

Chauser riuscì quindi, elevando dal punto di vista poetico un semplice dialetto, a farlo diventare celebre ed apprezzato da critica e pubblico.

 


Articolo precedentePericolosa bellezza…
Articolo successivoIl Podcast. Radio Odysseo. Ilaria Drago legge una poesia di Pedro Salinas tratta dal libro “La voce a te dovuta”
Francesco Maria Cassano
Nato a Bari nel 2003, vive e frequenta il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” a Bisceglie. Si definisce un amante delle materie scientifiche, pratica il calcio amatoriale e l’attività fisica e tifa per il Milan, per il quale nutre una autentica venerazione. Ama il mare e la campagna, il buon cibo e la vita all’aria aperta. Musicalmente preferisce ascoltare brani italiani, in special modo quelli di Ultimo e Tommaso Paradiso, ma ascolta anche brani stranieri, come quelli di Shawn Mendes e Bruno Mars. Non rinuncia mai ad una serata in compagnia di amici, specie se sono quelli con i quali è facile parlare di sport ma anche di belle ragazze e di altri piaceri come quelli de la bonne vie. Desidera viaggiare e visitare in particolare le città d’arte. Scrive per esternare le sue passioni.