Una guerra che nasconde la secolare rivalità sempre meno religiosa e sempre più politica tra Islam sunnita e sciita, tra la monarchia Saudita e la Repubblica Islamica di Iran.

Ufficialmente, si tratta di una guerra tra due tribù rivali.

Nasconde in realtà la secolare rivalità sempre meno religiosa e sempre più politica tra Islam sunnita e sciita, tra la monarchia Saudita e la Repubblica Islamica di Iran.

Il campo di battaglia si chiama Yemen, un paese ed un conflitto dimenticato dalla Comunità internazionale e dai media occidentali, tranne quando c’è qualche strage talmente sconvolgente da doverla riferire.

Lo Yemen è uno stato mediorientale, il più povero della regione, ma la cui posizione lo rende strategico per motivi geografici e geopolitici.

La Repubblica yemenita si affaccia sul mare, nella parte est sul mar Rosso e nella parte sud nell’importantissimo Golfo di Aden, nello specchio di mare in cui transitano tutte le petroliere dirette nel Golfo Persico.

A combattersi in Yemen, sulla pelle dei poveri yemeniti, sono, in maniera sempre più spudorata e meno velata, l’Iran sciita vicino ai ribelli houtii (sciiti) e i sauditi-sunniti, scesi in campo per sostenere il presidente Hadi.

Sono loro i protagonisti di questa guerra dimenticata. Il custode del Golfo Persico, ovvero l’Arabia Saudita, e la repubblica islamica di Iran – rispettivamente leader delle correnti islamiche sunnita e sciita, divisioni dottrinali e politiche che da sempre destabilizzano il mondo islamico e la regione mediorientale.

La guerra in Yemen inizia, per lo meno nella sua fase più drammatica, tre anni fa, con i bombardamenti rivolti ai ribelli houtii della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Le vere ragioni di un confitto puramente civile e diventato ormai regionale, invece, vanno ricondotte al seme di libertà e speranza seminato dalle Primavere Arabe del 2011.

Anche lo Yemen ne è stato brevemente coinvolto, nel 2012.

Dopo le proteste di piazza, sostenute dal gruppo (di fede sciita) houtii, il Presidente Saleh – al potere da trent’anni e autore della riunificazione nazionale, cede il potere al suo vice Hadi.

A pesare sulla transizione è stata l’Arabia Saudita, mentre già dai primi mesi è apparso chiaro chi fosse a sostenere i ribelli Houti: l’Iran, il protettore del mondo islamico sciita.

Sostenuti, seppur in maniera mai dimostrata, dalla Repubblica Islamica di Iran, i ribelli houti hanno conquistato diverse zone dello Yemen, arrivando a controllare, nel 2014, quasi tutto il sud del paese e parte della capitale Sana’a.

È in quel momento che entra in campo la monarchia saudita, spaventata e preoccupata, più che dalla stabilità yemenita, da ben altro.

Chi conosce la regione, sa bene che ad intimorire da sempre l’Arabia Saudita è l’Iran e la presa che le ribellioni sciite sostenute da Teheran possano avere negli altri milioni di sciiti sparsi nella regione.

È per questo, per evitare pericolose emulazioni sciite sostenute dall’Iran che i sauditi iniziano, nel marzo 2015, a bombardare i territori e i ribelli houtii, insieme a una coalizione militare internazionale composta da vari paesi del Golfo e dall’Egitto, tutti sunniti chiaramente.

Negli ultimi mesi gli scontri tra ribelli sciiti e i governativi fedeli al presidente si svolgono ad Hodeida, città portuale sul mar Rosso controllata dagli houdii e strategica per il passaggio di petrolio.

Ad Hodeida è in corso la battaglia finale di un conflitto costato fino ad ora la vita a migliaia di civili yemeniti  a cui è da aggiungere la terribile crisi umanitaria, con 22 milioni di persone bisognose di cibo, acqua e medicine.

Sullo sfondo di un conflitto dimenticato che nulla centra con la religione, c’è la voglia di predominio e di potere sulla regione e sull’interno mondo mussulmano, combattuto dai due duellanti dell’Islam: Teheran e Riad.