
«Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla»
(Antonino Zichichi)
L’ultima volta che ho stretto la mano ad Antonino Zichichi è stato il 27 aprile 1997: eravamo a San Giovanni Rotondo, dove, facendomi le più vive congratulazioni, mi consegnò un premio letterario.
La prima volta che l’ho incontrato ero, invece, un ragazzino.
Frequentavo la scuola media, ero in seminario, e il mio rettore volle condurci appositamente da Ostuni a Latiano per ascoltare quel grande scienziato che aveva avuto il coraggio e la lucidità di coniugare scienza e fede, ragione e cuore.
Non avrei potuto immaginare quanto, di lì a pochi anni, mi sarei torturato su questo conflitto impossibile e necessario. Su questa “armonia dei contrari”, direbbe Simone Weil, fatta di calli alle ginocchia e pugni sulla testa, di ricerca inesausta e inesauribile, e di tanti tormentati colloqui con Maestri a cui chiedevo umilmente, talvolta disperatamente, una parola di senso.
In tutto questo tempo — quasi mezzo secolo — ho continuato a seguire Zichichi.
A riconoscere la forza della sua voce: coraggiosa, controcorrente, mai timorosa di andare contro la semplificazione dominante.
È vissuto per quasi un secolo e ci ha stupito con le sue ricerche sulla fisica delle particelle elementari, sulle simmetrie fondamentali della natura, sulle proprietà dell’antimateria: ora, per lui, è arrivato il momento in cui le domande tacciono. E inizia la visione.
Oppure il nulla.
E proprio ora sento il bisogno di ringraziarlo: per avermi insegnato che non c’è da vergognarsi se si sceglie di credere. E che non è affatto vero che chi crede smette di ragionare.
Anzi: potrebbe accadere il contrario.
Potrebbe accadere che chi decide di credere soltanto nella scienza — sì, anche quella è una forma di fede — e giudica inconciliabili fiducia nella scienza e fiducia in (un) Dio, forse — dico forse — stia limitando la propria ragione anziché esercitarla pienamente.
Forse — dico forse — potrebbe accadere che la stia restringendo, decurtando, nel timore di confrontarsi con l’Invisibile esigente: un Invisibile che chiama, incalza, non fa sconti.
Altro che “fede stampella”.
Ecco, è proprio attraversando queste domande, queste resistenze e queste paure, che ho compreso quanto la testimonianza di Antonino Zichichi abbia inciso nel mio modo di pensare e di credere.
Di tutto questo, e di molto altro, gli resto debitore.
Perciò grazie, grande scienziato dal “cuore pensante”.
Che la Luce ti accolga.
Louis Pasteur: «Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui»
Max Planck: «Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente».
Sant’Agostino: «La fede, se non è pensata, è nulla».


























Grazie per questa testimonianza che mi coglie in un momento di debolezza, non perché credo nel nulla ma perché sento il nulla in me….
Susanna cara, ti rispondo con le parole di Simone Weil: “Nel vuoto, uguali a Dio…”. E ti abbraccio!