di Elizabeth Buchan

Nina e Lottie, le due protagoniste del romanzo, sono una lo specchio dell’altra.

Condividono le stesse sensazioni riguardo ad un passato fatto di solitudine estrema col tempo interiorizzata e resa imprescindibile nel loro vivere quotidiano.

A volte il non avere “radici” non coincide con l’essere soli al mondo, ma questa sensazione trova appiglio e nutrimento nel non riuscire a realizzare il proprio sé.

Nina con il suo lavoro ha cercato di sfuggire da una vita piatta di donna votata ad essere moglie e madre per trovare un posto nel mondo che la facesse sentire viva attraverso momenti intriganti, coinvolgenti e purtroppo anche pericolosi.

Lottie, a sua volta, con un colpo di testa cambia lavoro, città e si sposa per regalare alla bimba Lottie ormai donna quel senso di appartenenza che la facesse sentire al riparo da altri abbandoni.

Entrambe, inoltre, sono anche legate a doppio nodo dall’aver trovato un amore vero, profondo che ha saputo riunire i pezzi della loro anima ferita lenendola come unguento miracoloso.

Il flusso temporale tra le loro vite palleggia incontrastato tra gli anni ‘70 quando le tensioni politiche laceravano l’Italia e il tempo moderno in cui Lottie sovrintendente presso l’Archivio Espatriati si ritrova suo malgrado invischiata in situazioni più grandi di lei nel cercare di scoprire la verità sulla morte di una donna inglese, per l’appunto Nina Lawrence.

Accanto ad un attento e a volte premuroso indugiare nello scandagliare i momenti di malinconia e di tristezza delle due donne si svelano nel sottofondo della loro vita manovre politiche sottaciute e nascoste alla realtà in cui l’11 marzo 1978, dopo una lunga crisi di governo durata quasi due mesi, Giulio Andreotti forma il suo quarto esecutivo monocolore Dc sostenuto anche da comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani. Il 16 marzo, le due Camere vengono convocate per discutere e votare la fiducia. Quella mattina in via Fani, a Roma, un commando delle Brigate rosse rapisce Aldo Moro – presidente della Dc e principale sostenitore dell’intesa. Tempo di intrighi politici che si riflettono nel quotidiano di Lottie.

Tutto questo mentre ci si abbandona al fascino indiscutibile e senza tempo di Roma e nel contempo ci si approccia all’arte assaporando la magica rappresentazione di miniature antiche.

Un viaggio nella bellezza a tutto tondo partendo da quella esteriore dei palazzi, della natura, dell’arte a quella interiore, unica ed inimitabile appartenente ad ogni persona. Libro e scrittura straordinari.


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Mi chiamo Monica Fornelli e scrivo sin da piccolina. Sono una docente di francese appassionata di somatopsichica; lo stare bene per me è essenziale per cui da sempre scrivo per “ricrearmi” un mondo ideale in cui tuffarmi e potermi riequilibrare abbracciando me stessa e al contempo abbracciare virtualmente chi vorrà leggermi. Ho partecipato a vari concorsi nazionali e internazionali tra cui “Il Papavero d’Oro“, “Levante” indetto dalla rivista Radar Sei, “On the air”, “Nino Palumbo”, ottenendo vari riconoscimenti e menzioni in giornali locali come “la Gazzetta del Mezzogiorno“ e “Meridiano Sud”. Alcune mie poesie sono presenti in antologie quali “Fiori Amori” e “Le stagioni” ed. Barbieri; “Parole senza peso” ed. Writers, “Nitriti al vento“ ed. La Conca, “Il Federiciano” ed. Aletti. Nel 2011 è uscita la mia prima raccolta dal titolo “I colori della vita” (ed. Albatros) presentata anche alla fiera del libro di Torino.

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