“Crimini contro l’umanità” stanno accadendo a Lampedusa, secondo un disegno negazionista, di chiara marca politica

Qualcuno vuol far credere che il futuro dell’isola sia legato a fattori di rimozione, di occultamento, d’incenerimento di quanto le è del tutto estraneo eppure c’è, a caratterizzarne il profilo identitario.

Ingombrante la simbologia d’accoglienza della Porta d’Europa? Meglio impacchettarla – come è stato fatto – se non abbatterla del tutto, visto che va perdendo pezzi di ceramica dopo essere stata anche Porta Santa giubilare!

Ingombrante la memoria e la presenza dei migranti? Meglio bruciare barche e barchini che hanno favorito l’approdo di volti “nero-disperati”, e braccia votate al caporalato; ventri di legno già galleggianti nel Mediterraneo, finiti sfiniti in profondità, oppure contro gli scogli dell’isola pelagia per partorire “vite nuove”. Al rogo, al rogo, i due “cimiteri”: quello dell’area portuale e quello di Capo Ponente, presso le estremità dell’isola… Al rogo contemporaneamente, quasi a sottolineare l’unica regia dolosa.

“Crimini contro l’umanità”, è stato detto. Stanno accadendo a Lampedusa, secondo un disegno negazionista. Di chiara marca… Politica, non sociale soltanto, come si vuol far credere: “Chiudiamo l’hotspot (… magari lo abbattiamo) e vi facciamo crescere l’ospedale che manca…”, pare abbia sostenuto il comitato spontaneo di cittadini… telecomandati, pochi ma determinati. Forse “finanziati”.

Ben venga l’ospedale, dove si potrà finalmente partorire, evitando tumultuosi traghettamenti dall’isola alle prime doglie, o in pieno travaglio. Ma che abbia anche un reparto d’eccellenza: dove si riesca a curare l’odio, a sconfiggere il virus senza corona del primato diseguale, e il cancro dell’egoismo che nega la dignità umana a quanti attraversano le acque sempre mosse della fragilità, della diversità.

Due ospedali ci vogliono, non uno solo, a Lampedusa come altrove, per evitare i roghi e l’erosione dei cuori.


FontePhotocredits: Renato Brucoli
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Renato Brucoli
Renato Brucoli (Terlizzi, 1954) è editore e giornalista pubblicista.Attivo in ambito ecclesiale, ha collaborato con don Tonino Bello dirigendo il settimanale d’informazione religiosa della diocesi di Molfetta e il Settore emerge della Caritas, in coincidenza con il primo e secondo esodo dall’Albania in Italia (marzo-agosto 1991) e per alcune microrealizzazioni di ambito sanitario nel “Paese delle Aquile”.Nella sfera civile ha espresso particolare attenzione al mancato sviluppo delle periferie urbane e fondato un’associazione politica di cittadinanza attiva. Ha anche operato nella Murgia barese per la demilitarizzazione del territorio. Autore e curatore di saggi biografici su don Tonino Bello e altre personalità del Novecento pugliese, dirige la collana Alfabeti per le Edizioni Messaggero Padova. Direttore responsabile della rivista Tracce, collabora mensilmente con il periodico La Nuova Città. È addetto stampa per l’associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi che favorisce l’ospitalità di minori bielorussi in Italia nel dopo Chernobyl.L’Università Cattolica del Sacro Cuore, per la quale ha pubblicato una collana di Quaderni a carattere pedagogico sul rapporto adulto-adolescente, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito culturale. L’Ordine dei Giornalisti di Puglia gli ha attribuito il Premio “Michele Campione”: nel 2013 per l’inchiesta sul danno ambientale procurato da un’industria di laterizi; nel 2015 per la narrazione della vicenda umana e sportiva di Luca Mazzone, campione del mondo di paraciclismo.

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