Il film di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio, alla 78esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia,

Diretto da Stefano Mordini, “La scuola cattolica” è un film che trae ispirazione dall’omonimo romanzo, vincitore del Premio Strega, di Edoardo Albinati e narra le vicende del delitto consumatosi al Circeo nel 1975.

Un crimine efferato, un episodio di cronaca nera che ha segnato il nostro Paese. Erano gli Anni di Piombo ma il male indossava spesso anche i colletti bianchi, quelli dei piani alti della società, gli insospettabili, la Roma bene che voleva apparire buona, bella, profumata ed illibata.

Con un cast di primo livello, dove a spiccare è l’ormai esperto talento di Riccardo Scamarcio, la pellicola sviluppa un plot troppo lento nel preambolo iniziale, un cappello che non distoglie l’attenzione dalle criticità familiari di giovani liceali, ma lascia presagire un epilogo da splatter tristemente vero.

La violenza finale pare ricalcare fatti realmente accaduti ma arrivano allo spettatore con forza inaudita, è gratuitamente servita fra le righe di un menù non richiesto. Ci si ritrova, così, ad assistere, con strazio, ad uno scempio psicologico prima che fisico, un terremoto temporale che disturba la sfera emotiva alimentando il desiderio di rispedire al mittente un messaggio il cui fine non giustificherebbe mai i mezzi.

Di machiavellico l’opera, in concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha tutto e, probabilmente, non rende omaggio alla memoria delle vittime Donatella e Rosaria, né ai nostri stati d’animo bisognosi di ritornare alla vita dopo mesi di tormenti e scoramenti, bisognosi di distenderci lì, spensierati sulla Collina dei Ciliegi, cantata da Lucio Battisti:

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante

Cancella col coraggio quella supplica dagli occhi

Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante

E quasi sempre dietro la collina il sole


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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