La nuova legge sulla legittima difesa è una fake law, come l’ha definita il sagace presidente della Camera penale dell’Aquila, Gianluca Totani. Uno spot elettorale per un popolo incattivito che la cattiva politica vuole sempre più incarognito e, quindi, manipolabile. Una legge falsa e ingannevole, una legge dannosa che segna un vistoso arretramento della cultura giuridica del nostro paese.

Nemmeno il legislatore fascista, che pure aveva relegato la tutela della vita nelle retrovie del codice penale, aveva osato tanto. Secondo la formulazione originaria model year 1930 senza una relazione di proporzione tra beni e mezzi la difesa non era legittima. Non bastava che alle armi si rispondesse con le armi se la minaccia non era diretta ad un valore corrispondente: vita contro vita; non vita contro patrimonio. La nuova legge cancella queste correlazioni: armi contro armi anche se non è attuale la minaccia alla vita dell’offeso; armi (anche) contro le mani nude del ladro se l’offeso versa in uno stato di grave turbamento.

Licenza di uccidere, senza conseguenze. La casa, il negozio, i luoghi della vita quotidiana, come zone franche, dove impera la legge del padrone. Questa è la seducente promessa del testo appena approvato. Basta con le indagini, con i processi e magari le condanne a chi ha ucciso nonostante non fosse necessario (e, quindi, non fosse giusto). La pena di morte privata che diventa quasi un “diritto”.

Più sangue, più armi, meno sicurezza per tutti.