Guardandomi intorno, considerando la mia situazione lavorativa e dei miei colleghi/amici musicisti, non potrei avere dubbi: navighiamo nella precarietà, nel lavoro “nero” e per i più “fortunati” amici orchestrali produzioni musicali a basso costo. È così difficile credere alle parole trovate sui libri di Storia della Musica, letti e studiati più volte sui banchi di Conservatorio: “In ogni famiglia almeno un componente della prole, indipendentemente dallo stato sociale, sapeva suonare uno strumento musicale”.

2015: crisi economica, crisi nel lavoro e una delle prime rinunce imposte ai propri figli è lo studio della musica. Eppure la Musica è considerata e riconosciuta una Maestra di Vita, un’insegnante di disciplina in materia dell’esistenza.

Il mio pensiero potrebbe risultare estremamente negativo ma, purtroppo, la verità è nei fatti: totale disinteresse per la cultura musicale, orchestre chiuse in tutto il territorio nazionale, contratti fasulli di “sfruttamento” (a cui devi necessariamente adeguarti poiché i tuoi colleghi sarebbero già pronti a sostituirti gratuitamente pur di far curriculum), l’abolizione dello studio della musica nelle scuole elementari, concorsi nazionali bloccati per insegnanti settantenni restii a rinunciare alle loro cattedre, graduatorie congelate e infinite, scuole di musica sempre più in difficoltà a cui non interessi “per il momento”, rarissimi concerti organizzati con sale mezze vuote.

Allora decidi di preparare la valigia, raccogli le tue lauree e diplomi, saluti famiglia e amici, rinfreschi il tuo sbiascicato inglese e lasci l’Italia per un Paese diverso, diversa lingua, nessun conoscente e ti costruisci nuove esperienze che, dicono, “faranno curriculum”. Quando poi rientri nella tua patria, soddisfatta e carica dei complimenti e auguri ricevuti, scoprirai, nuovamente, che il tuo curriculum non lo leggerà nessuno o, comunque, non prima dei prossimi tre o quattro anni. Ti resta, dunque, solo raccontare e rivivere le immagini e le storie, paragonabili a leggende, di sale da concerto bellissime e gremite che ospitavano intere famiglie, alcune con bambini molto piccoli che restavano in ascolto per tutta la durata del concerto seduti in religioso silenzio. E la cosa più incredibile da credere: l’obbligo di dover scegliere a quale concerto partecipare e a quale rinunciare perché nella stessa serata ce n’erano contemporaneamente diversi, nei posti più disparati della città.

Andria: neanche una parvenza di teatro, figuriamoci proposte di concerto tutte le sere!

È perdendomi in questi racconti con un mio carissimo amico, “Made in Puglia”, ma famoso e acclamato pianista all’estero, che nasce l’idea di creare un grande evento musicale che vuole come protagoniste alcune delle più grandi città pugliesi. Lui non si arrende alla morte della musica in Italia, lui la combatte e sceglie proprio Andria come prima tappa della sua lunga tournée europea “Piano Work Tour 2015”.

Il 3 maggio, uno dei più grandi pianisti viventi, Dario D’Ignazio, si esibirà sul palco dell’Auditorium Mons. Di Donna con un programma altamente virtuosistico e ricercato: Reminiscenze della Norma (Bellini/Liszt), Mephisto Walzt n. 1 (Liszt) e la Sinfonia n. 5 op. 67 (Beethoven/Liszt).

Sogno la mia città attenta a questi eventi, che non rimanga indifferente a queste importanti proposte d’Arte. Sogno di rivedere nell’Auditorium Mons. Di Donna di Andria le stesse sale gremite di Cracovia e Madrid.

Ha dichiarato il regista, attore e, prima di tutto, danzatore classico Nicola Valenzano: “Il percorso di studio di un musicista è faticoso ed è pari o superiore a qualsiasi studio o facoltà. Basti pensare che uno strumentista per laurearsi impiega minimo 10 anni e studia almeno 5 o 6 ore al giorno e ha bisogno, per tutta la sua vita, di un costante allenamento per riuscire a suonare bene il proprio strumento. Quindi, quando incontri un musicista chiamalo Maestro e rispettalo al pari di un avvocato, notaio, ingegnere o dottore”.