Domani è oggi…

In questi giorni, che per molti di noi sembrano tutti uguali, in una forzata chiusura in casa, io sto vivendo la mattina dopo da prof che si sta cimentando con la didattica a distanza, lontana dalla scuola che ama e dagli alunni che le mancano.

In TV, sui giornali tutti ci ripetono che dobbiamo rimanere distanti ma uniti, che ci dobbiamo lavare le mani, come dobbiamo lavarcele, a che distanza dobbiamo essere gli uni dagli altri, che dobbiamo rinunciare a tante cose, cose a cui nessuno come me, nativa degli anni ‘80 del ‘900, avrebbe mai pensato di rinunciare.

Poi nel decalogo delle cose da fare per me arriva la parte più profonda, il tempo rimandato e che ora come un boomerang torna e con una voce quasi da grillo parlante mi dice: “Alessandra, leggi e scrivi”, oggi è la tua mattina dopo, prendi quel libro dalla tua libreria, quel libro che ti è piaciuto tanto e scrivi quello che senti da tempo, ma che il tempo finora non ti ha permesso di scrivere.

“La mattina dopo” è il titolo di un romanzo, edito Mondadori di Mario Calabresi, che ho avuto l’onore di conoscere alla presentazione del suo libro, per me autografato, nel dicembre 2019.

Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato il 17 maggio 1972, ha raccolto tantissime testimonianze di gente comune e non, che ha dovuto affrontare la mattina dopo un evento difficile della propria vita.

Tutti noi abbiamo nella nostra vita una mattina dopo, e per me la lettura di questo libro, che ha come fulcro centrale il tempo, in questo momento mi sembra una coincidenza incredibilmente profonda.

Mario Calabresi, ex direttore del quotidiano “la Repubblica”, un giorno è costretto a lasciare la direzione del giornale, a prendere i cartoni dalla sua stanza e a chiedersi che fare ora della propria vita, quella vita segnata da articoli scritti e diretti fino a notte fonda, di chiamate e mail continue, di suoni di whatsapp.

Come fa un direttore di giornale a non vivere con un ticchettio incessante di un orologio scandito dallo stress dei nostri tempi?

Tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo detto: “quanto vorrei leggere quel libro, fare una chiacchierata con…” e poi si rimanda sempre, credendo che il tempo sia infinito e soprattutto che il tempo aspetti noi, ma a volte non è cosi.

La profondità di questo romanzo che mi ha commossa molto, sta nella forza di Calabresi di aver resistito alla mattina dopo la morte del suo papà, alla morte del secondo marito della sua mamma, alla fine del suo lavoro da direttore di “Repubblica”, nella forza di aver ricominciato , di aver scavato dentro se stesso ed aver capito che in quel tempo ritrovato non serviva più il post-it per ricordarsi cosa fare, perché era arrivato il tempo per fare passeggiare, ascoltare il silenzio, esaudire l’ultimo desiderio della nonna che prima di morire gli aveva chiesto di riportare nella loro famiglia un pezzetto di terra, la terra da cui la sua famiglia produceva il vino.

“Il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato”.

Questo libro è un viaggio nel proprio vissuto e in quello di chi, come lo scrittore, ha dovuto rinunciare e ricominciare dalle rinunce, trasformandole in un tempo prezioso, in una nuova vita fatta di coraggio. Nessuno di noi è quello di ieri, soprattutto quando domani ci si sveglia con un pezzo in meno.

Quando si dice “il tempo ripara le cose” è vero, ma noi lo capiamo solo quando ci succede.

Calabresi scrive: “ho sempre vissuto facendo elenchi, di cose da fare, persone a cui telefonare, appuntamenti. Se apro ogni cassetto, ogni zainetto, ogni tasca di una giacca o di un giubbotto, so che ne troverò almeno uno. Li facevo ogni domenica sera per la settimana successiva e ogni mattina dopo aver fatto la barba. Ora ho smesso, penso che le cose che mi stanno a cuore me le devo ricordare, non le devo affidare a un foglio”.

Queste parole che ho sottolineato sul libro e scandito nel mio cuore le trovo bellissime, soprattutto in un tempo in cui spesso si dimentica il tempo lento, il tempo degli affetti, il tempo delle passioni.

Tonino Milite, secondo marito della mamma di Calabresi, scrive:

Ancora,

e ancora

fiorirà l’albero.

Questo

soltanto

voglio sapere,

di fronte

al finale,

sommesso splendore

di tutte queste

foglie cadenti.

Tutto risplenderà, il sole, il tempo, il nostro tempo.

Questo libro è stato un invito per me, che ora rivolgo voi, a non rimandare le lancette delle proprie passioni e a ricordarsi dell’essenza della vita senza affidarla ad un foglio, ma vivendola assaporando le sue albe ed i suoi tramonti, sempre.

E ora che tutti siamo a casa, distanti, affidiamoci al tempo della riscoperta e reinvenzione perché andrà tutto bene e tornerà il tempo della vicinanza, quel tempo che ora ci manca.


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