«Ha esagerato? Sì, certo, ha esagerato. Non conosco i suoi orientamenti religiosi, ma mi sento di dire che ha agito da cristiana»

Caro Direttore,

la Capitana Carola ha infranto i codici di mare e di terra, rischia dieci anni di galera. Fra minacce, incoraggiamenti e sputazzi, la ragazza ha deciso di seguire il dettato della sua coscienza: prima le vite degli esseri umani, poi la legge. Ha esagerato nella sua follia? Sì, certo, ha esagerato. Non conosco i suoi orientamenti religiosi, ma mi sento di dire che ha agito da cristiana. Non agitando rosari e invocando l’aiuto dei santi, come usa fare il ben noto ministro Salvini. No. Carola ha messo a rischio la propria vita e adesso rischia la libertà per un gesto umano, l’aiuto portato ai derelitti, agli ultimi della terra.

Questo è un fatto. Si possono poi fare mille considerazioni anche critiche verso Carola. Si può persino considerarla una folle che non calcola le conseguenze delle proprie azioni. Penso che sia vero, ma penso anche che la follia sia un portato della generosità, dell’umanità, direi del Cristianesimo, del Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio. Ma la follia vera è quella di un’Europa incapace di gestire il fenomeno migratorio. La follia sovrana è quella del ministro Salvini che non si presenta nelle sedi europee quando si discute di migranti, in modo da poter continuare all’infinito la sua campagna elettorale. Carola affronta il rischio di un processo, Salvini fugge dai giudici coperto dall’immunità e dalla viltà di Di Maio. Un comportamento non da ministro, ma da salumiere della politica. Salvini esisterà finché esisteranno i problemi dei migranti, poi tornerà a pregare il Dio Po nelle sagre della Lega.

Ci sarebbe da dire qualcosa sulla sinistra che non c’è, e si vede. Dalla sinistra l’Italia che non sta con Salvini si aspetta orientamento e parole d’ordine. Gli sbarchi di poveracci sono un problema o no? Se sì, va incalzata l’Europa ad assumere le giuste misure per ridurli. Se no, va spiegato perché no. Lavoro difficile, dopo due anni di terrorismo salviniano, ma lavoro da fare. Non serve coprirsi col manto dell’accoglienza come dovere umanitario, perché la situazione è ormai sfuggita di mano. E non basta affidarsi agli eroi come Carola. Non può essere lei l’anti-Salvini, se non come simbolo.

Ci vuole la politica. Va ripreso il lavoro di Minniti, magari, valorizzato e riproposto con forza nelle sedi europee. Anche per impedire che il salvinismo continui a identificare la lotta all’immigrazione con l’ordine pubblico. Cioè un problema globale ed epocale ridotto a razzismo contro gli immigrati: tutti criminali, donne e bambini compresi.

Chi non ha coraggio non se lo può dare, chi non è Carola non lo diventerà mai. Ma lo sforzo di distinguere l’umano dal disumano, neanche quello si può osare?


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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

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