Chi ci crede è un cretino

Caro Direttore,

ho già scritto e confermo che il ministro dell’Interno Salvini è troppo stupido per essere fascista, e lo è anche per essere leghista. Le storie di cronaca nera non mi appassionano, fanno parte della vita in tutto il mondo. Mi appassionano le cronache nere della politica, piuttosto. Ci metto nella categoria i grandi vaniloqui spacciati per regole di intransigenza. Quello che mi ha incuriosito di più negli ultimi tempi discende dal facile slogan “la difesa è sempre legittima” ripetuta all’infinito e fino alle peggiori conseguenze. La peggiore di tutte è che il popolo ci crede, si arma e va alla guerra. Poi confonde la legittima difesa con l’illegittima offesa e va nelle peste.

L’ultimo che potrebbe pagare un prezzo altissimo al turpiloquio salvinista è il povero tabaccaio di Ivrea che, illuso dalla nuova legge che non cambia nulla, ha creduto che tutto fosse possibile ormai. L’uomo ha ucciso il moldavo che con due complici gli saccheggiava la tabaccheria, per legittima difesa lui sostiene. E infatti racconta di una colluttazione, di un corpo a corpo di un colpo sparato per la disperazione di difendersi. Il poliziotto e il procuratore devono crederci, fino a prova contraria.  Poi spunta la storia che i colpi sparati sono stati sette. E infine arriva l’autopsia: il ladro è stato colpito alle spalle mentre tentava di fuggire.

Aspetteremo processo e sentenza, va da sé. Ma il puzzo di bruciato lascia intendere che il povero tabaccaio ha creduto davvero alla bufala che la difesa è sempre legittima. Una delle tante bufale del ministro ballista, ché tanto in galera non ci andrà lui, ma il pover’uomo che crede alle bufale. Se l’autopsia dice la verità – cosa possibile – il tabaccaio oltre al danno dei furti continui subirà anche la beffa di un accusa di omicidio, e che beffa! Salvini gli porterà le arance o farà finta di non sapere?

Salvini è troppo stupido per essere fascista. Ma è troppo stupido anche per fare il ministro degli Interni. Più stupidi di lui sono coloro che lo prendono sul serio.


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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

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