Il regista statunitense David Frankel, dopo aver diretto brillanti commedie come “Il Diavolo veste Prada”, prova a cimentarsi con il genere drammatico e lo fa grazie ad uno stuolo di attori di prim’ordine.

Prendersi del tempo per morire d’amore. Potrebbe essere questa l’epigrafe sulla locandina di “Collateral Beauty”, il nuovo film di David Frankel. Il regista statunitense, dopo aver diretto brillanti commedie, come “Il Diavolo veste Prada”, prova a cimentarsi con il genere drammatico e lo fa grazie ad uno stuolo di attori di prim’ordine.

“Tutto è collegato: Amore, Tempo, Morte. Questi tre elementi connettono tutti gli esseri umani sulla terra. Desideriamo provare amore, desideriamo avere più tempo e temiamo la morte.” Facendo leva su delicatissime tematiche, Frankel dà al plot una connotazione diversa e originale. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che l’incontro con la Morte sia già stato sperimentato dall’industria cinematografica in pellicole di successo, quali “Vi Presento Joe Black”, ma, a differenza del capolavoro di Martin Brest del ’98, qui la “Signora in Nero” perde la silenziosa eloquenza di un platinato Brad Pitt e assume le sembianze di una magistrale Helen Mirren, che si conferma, ancora una volta, “The Queen”, la regina indiscussa di una Hollywood un pò datata.

Howard scrive lettere. Howard non le scrive a persone. Le scrive a cose. Al Tempo. All’Amore. Alla Morte.” Ad interpretare Howard è Will Smith, poliedrica rappresentazione di crescita scenica. Howard è depresso, oltre a sua figlia perde se stesso e la fiducia nelle relazioni interpersonali e lavorative. Non a caso, il leit motiv del film acquista consistenza nel disperato tentativo del protagonista di mettere in piedi un effetto domino, per poi puntualmente farlo cadere, svilendone l’apparente complessità. Una reazione a catena, insomma, che trasforma il normale incedere di eventi autolesionistici in un tornito piano che coinvolge persino i suoi soci e migliori amici. Questi, ingaggiando l’investigatrice privata, Sally Price, scoprono che Howard intrattiene conversazioni epistolari proprio con Tempo, Amore e Morte.

I bambini scrivono a Babbo Natale e nonostante questo non sono pazzi. No, questo è terapeutico.” Intrizziti dall’inquietante scoperta, Whit (Edward Norton), Claire (Kate Winslet) e Simon (Michael Pena) si rivolgono a tre attoruncoli di periferia che impersonifichino i tre elementi vitali. Il climax emozionale con cui Morte (Helen Mirren), Amore (Keira Knightley) e Tempo (Jacob Latimore) approcciano a questa nuova commissione, diventa subito cosciente ecpirosi. Un destino ramingo attende i tre soci. Con lo scopo, interessato da affari (ennesimo riferimento a Brest), di aiutare Howard, i tre amici si rapportano agli attori attraverso un confidenziale e analitico meato.

Io sono l’Amore. Non puoi vivere senza di me, Howard. Io sono la ragione di Tutto: se riuscirai ad accettarlo, tornerai a vivere.” Non ci troviamo di fronte al pugnante e terminale caratterista Antonhy Hopkins del Joe Black, qui Howard è rassegnato ma ci prova, conta di venir fuori dalla chiostra sentimentale, avvicinandosi alla terapia di gruppo e, in particolare, ad una donna, Madeleine (Naomie Harris), che gli restituirà entusiasmo e lo introdurrà al valore semantico e concettuale di “Bellezza Collaterale”:

Hai ricevuto un dono con questa profonda connessione con il Tutto. Ti giuro che è tutta lì la bellezza inaspettata.”