Adesso e ora. È questo il leit motiv che unisce i destini di Giacomo D’Avanzo, Nico Campanale, Francesco Adessi e Francesco Dettole, componenti delle Maggiori Dissonanze, band la cui reunion è stata annunciata, dopo un decennio, da un nuovo singolo, “Adesso e ora”, appunto. A spiegarci l’esegesi del brano, in un cronosisma fra passato e futuro, sono proprio Francesco Adessi e Giacomo D’Avanzo

Ciao, Francesco. Cos’è successo alle Maggiori Dissonanze negli ultimi dieci anni?

Il progetto ha vissuto cinque anni di meravigliose esperienze. Dal 2007 al 2011.

Siamo partiti praticamente quasi dal nulla, o per meglio dirla dalle ceneri della vecchia formazione, in una situazione che aveva lasciato più ferite da rimarginare che strade da costruire. Era il 2007. Ci siamo rimboccati le maniche; siamo partiti dalla saletta prove con una manciata di brani buoni, per arrivare nel giro di pochissimo tempo, a suonare sui palchi di grandi eventi, in giro per la Puglia inizialmente, e per l’Italia poi, fino alla “quasi” firma, nel 2011, con una grossa major discografica, che è poi stata un po’ il canto del cigno per quella fase del progetto. Io avevo ambizioni nell’ambito tecnico della musica (arrangiamenti, produzioni, fonia etc…), e avevo avuto opportunità importanti a Milano. Era la fine del 2011 e l’insieme degli eventi mi ha portato a fare la scelta di partire dalla Puglia per provare a inseguire le quelle mie nuove ambizioni.

Abbiamo così di comune accordo deciso di mettere in stand-by tutto per capire cosa sarebbe successo. E’ stata una scelta a dir poco dolorosa, e all’inizio ha portato con sé degli strascichi di vario tipo. Il tempo ci ha poi consentito di focalizzare meglio le cose, e da qui, dopo qualche anno, l’idea di creare altra musica insieme.

Come nasce a chi si rivolge il vostro ultimo singolo “Adesso e ora”?

“Adesso e ora” nasce in un pomeriggio d’estate del 2018. In particolare l’idea della strofa e della storia della canzone in generale. Il resto del brano l’ho scritto in momenti successivi, correggendo qua e là cose che magari non mi convincevano o che non scorrevano come avrei voluto. L’ultimissima parte del ritornello mi è venuta in mente addirittura mentre registravo la versione definitiva della voce.

Ero in Puglia per qualche giorno, a casa di mia mamma.

Da quando vivo in Lombardia, ormai quasi dieci anni, ogni volta che riesco a essere in Puglia, cerco di vivere con maggiore intensità i momenti passati con gli amici di sempre.

Così è successo anche in quell’occasione, e parlando di vari argomenti, ci si trova spesso a ricordare e raccontare qualche aneddoto del passato, del nostro vissuto musicale.

Pensavamo già da un po’ di rifare qualcosa insieme, e così mi è scattata la scintilla, l’idea di redigere una sorta di riassunto del tempo che passa, ma che nonostante tutto, non è qualcosa di totalmente negativo. In fondo è una costante con la quale tutti dobbiamo fare i conti. Non è modificabile. E allora vale la pena prendere il meglio di questo.

Il passato è già passato, non si può modificare nonostante i brutti ricordi o i rimpianti, o tutte quelle piccole o grandi cose che avremmo voluto che fossero andate in maniera differente. Il futuro non puoi conoscerlo, e per quante pianificazioni potrai fare, probabilmente non sarà mai esattamente come te lo aspetti, o come lo hai preparato. Il meglio di tutto questo è il presente, l’attimo che stiamo vivendo in questo momento, perché vivo, e se ci pensi, è l’unico reale momento in cui puoi dare il massimo, prendere consapevolezza di te stesso ed evitare così di crearti un castello di rimpianti.

Credo che in tutto questo sia anche un po’ riassunta la nostra storia di musica e amicizia, ma potrebbe anche essere il riassunto della vita di chiunque altro.

“Prima o poi le cose cambieranno” recita il brano. Quanto è importante, secondo te, Giacomo, tornare ad esibirsi live con la consapevolezza che sia prioritario e “possibile restare fermi a respirare”?

Premessa: Francesco ha scritto il brano tre anni fa, quindi la pandemia era una roba da film apocalittici e mai avremmo pensato di trovarci in una condizione simile. Ciò detto, la situazione attuale è triste per chi vuole proporre musica inedita dal vivo (ma lo era anche prima della pandemia), mentre è drammatica per tutti coloro che vivono di musica live. Mi riferisco a musicisti, fonici, roadies, tecnici, aziende di allestimento palchi e tutta la filiera che gira attorno alle esibizioni, dalle più piccole ai grandi stadi. Speriamo si possa tornare quanto prima, poiché il lavoro è vitale per decine di migliaia di famiglie che da questo traggono sostentamento e  che sono state, in tutta franchezza, lasciate indietro fino ad ora.
Certo, non è semplice perché bisogna trovare la giusta mediazione tra esigenze di distanziamento (necessario finché non saremo in tanti ad essere vaccinati) e sostenibilità economica del live.

Fra passato, presente e futuro, il ruolo anacronistico della musica assume più rilevanza nel pre e post pandemia?

Sarà interessante scoprire il segno che questa storia surreale lascerà anche su chi scrive canzoni e su chi le ascolterà. Cosa ci troverà dentro a livello di ricordi ed esperienze chi ha vissuto in questo periodo e chi semplicemente metterà su un paio di cuffie per ascoltare un brano scritto quando i suoi nonni avevano 30 anni nel 2020.
Questo perché la musica non è mai anacronistica, anzi. Per usare un parolone direi che è pancronica: se è vero che permea il presente, forgiata dal momento in cui viviamo e forgiandolo al contempo, è anche  in grado di far rivivere le emozioni di chi ha scritto o ascoltato quella musica dieci, venti, cento anni prima.
E continuerà a farlo nel futuro.


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