Autore di best-sellers e batterista rock. Sono questi i segni particolari di Alessandro Pagani, habituè di Odysseo, che parla ai nostri lettori del suo nuovo progetto artistico:

Ciao Alessandro. Dopo averti conosciuto scrittore con la presentazione su Odysseo di “Io mi libro” (https://www.odysseo.it/500-buone-ragioni-sorridere-alla-vita-intervista-ad-alessandro-pagani/) e “500 chicche di riso” (https://www.odysseo.it/lo-scrittore-alessandro-pagani-torna-con-quello-che-sara-sicuramente-un-best-seller-500-chicche-di-riso/), ti riscopriamo batterista del gruppo “Stolen Apple”. Ti riesce facile, data la tua forma mentis, conciliare letteratura e musica?

Sono due passioni che caratterizzano la mia indole fin dall’età della ragione, da quando realizzai che avrei potuto materializzarle compatibilmente con i doveri della vita cui andiamo incontro. Indubbiamente non è mai stato semplice combinare le due attività con tutto il resto, perché si sa le giornate sono fatte di molto altro, ma l’entusiasmo e lo spirito audace con i quali mi sono sempre

approcciato alle due attitudini hanno fatto in modo che conciliassero in armonia con la mia quotidianità. Musica e letteratura sono due ali di quel volo chiamato arte, e si muovono – nel mio caso – all’unisono perché scandiscono tempi (ritmici e comici, come nel caso dei miei libri) in perfetta sintonia.

Dal proto punk ad un sound ruvido, cosa si intende per “alt-rock”, genere musicale a cui gli “Stolen Apple” sentono di appartenere?

Dobbiamo dire che le definizioni non ci sono mai piaciute, ma l’esigenza di un’immagine legata ai media ed alla comprensione immediata di un genere suonato ci spingono più dentro questa etichetta, che non è altro che un filone del rock. In realtà ‘alternativo’ per noi vuol dire immediatezza, senza fronzoli o guarnizioni debordanti: il bello dell’estemporaneità è suonare più possibile in modo naturale quello che ognuno sente dentro, al primo impatto e senza barriere mentali legate a stereotipi ormai obsoleti.

Il vostro ultimo album “Wagon Songs” è un viaggio verso la consapevolezza delle proprie radici e dell’artigianalità della vita. Quanto può essere complicato affrancarsi dai mini-drammi quotidiani e vivere, anche grazie alla riscoperta delle melodie, senza sovrastrutture?

Non è complicato se ognuno rimane se stesso. I legami che abbiamo col resto del mondo inducono alla materialità, ma se all’interno di questi rapporti ognuno tentasse di riscoprire più se stesso, inteso come riconoscimento e rispetto dei bisogni della propria anima, si porrebbe in

empatia con le esigenze altrui, perché alla fine sarebbero le stesse. Per quanto riguarda la melodia in rapporto alla quotidianità, dovremmo cercare più possibile di stare in equilibrio tra partecipazione ed obiettività, “cercare di essere duri senza mai perdere la tenerezza”, come disse

Che Guevara. Anche la musica in questo senso è strumento formidabile, alla portata di tutti per avvicinare il proprio viaggio con quello del mondo.

 Progetti futuri?

Siamo impegnati con la promozione di “Wagon Songs” ed alla ricerca di concerti, sperando che l’epidemia rientri. Se qualcuno fosse interessato, la nostra email è [email protected]