Ci sono argomenti che Italia, e non solo, sono tabù: uno di questi è l’aborto...

Ci sono argomenti che Italia, e non solo, sono tabù: uno di questi è l’aborto…

Non tutti i libri sono uguali. Ce ne sono alcuni che osano affrontare argomenti che, per una legge non scritta, non vanno affrontati tra “persone per bene”. Camilla Ghedini, con il suo Interruzioni (Giraldi, in libreria dal prossimo 30 aprile) sceglie di infrangere uno di questi tabù e racconta le storie di quattro donne accomunate da un solo filo d’Arianna: il loro essere o non essere state mamma e il loro essere figlie.

Un libro impegnativo, a tratti impetuoso, che coinvolge il lettore e gli chiede un forte impegno emotivo. Un libro che spiazza quando la Ghedini fa parlare la madre che ha scelto di uccidere suo figlio e oggi appare più preoccupata dei suoi jeans aderenti e dello smalto alle unghie che non di un senso di colpa che dice di non avere.

«Io non mi sono mai sentita in colpa – sostiene – né allora né oggi, perché quella che uccideva non ero io. Non ero tutta io. Era una parte di me. È morta insieme a lui. Forse ho ammazzato lui e lei insieme”.

Certo è che la “parte rimasta in vita” rivendica il suo diritto a divertirsi, a far finta di non vedere o magari a non vedere davvero: del resto, “de-vertere”, in latino, vuol dire volgere la testa da un’altra parte, per far finta di non vedere o perlomeno scegliere cosa vedere e cosa no.

Chi scrive non sarà mai madre. Chi scrive è un uomo e non potrà mai sapere quale prodigio coinvolga e stravolga la vita di un grembo che si apre alla vita. Chi scrive non sa e non potrà mai sapere cosa avvenga in un cuore di madre che respinge la vita che ha concepito.

Nondimeno, chi scrive ritiene che l’aborto nel nostro Paese sia un vero tabù: perché la 194 del 1978 non si tocca, anche se oggi molti, magari anche tra i “laici”, anche tra le femministe, sono ormai convinti che ci sarebbero delle cose da cambiare, che ci sono affermazioni che confliggono con l’art. 3 della Costituzione, che se per la Legge siamo tutti uguali non è possibile che un padre non abbia alcuna voce in capitolo, quando si tratta di scegliere se accogliere o meno la vita di suo figlio.

Quanti sanno che, stante l’art. 5 della 194, un padre può aprire bocca e dire la sua solo “ove la donna lo consenta”? E questo anche se è un marito amorevole, anche se la moglie era consenziente al momento del concepimento. È un punto di cui si può discutere? Al momento no. Tabù.

Quanti sanno che, stante l’art. 4 della 194, le “condizioni economiche” sono ritenute una ragione valida per chiedere una IVG, quasi a dire che i ricchi possono avere un figlio “a tutti i costi” e i poveri possono risolvere la pratica con l’aborto? Se ne può discutere? Al momento no. Tabù.

Quanti sanno che, stante ancora l’art. 5 della 194, la differenza tra una donna che ha un motivo valido per abortire e una che, con tanto di certificazione medica, non ce l’ha è attendere una settimana per ottenere comunque l’IVG? Ne possiamo parlare? Al momento no. Tabù.

Oggi, una minorenne in Italia non può aprire un conto in banca, ma può abortire: extrema ratio, in forza dell’art. 12 della 194, col ricorso all’autorizzazione di un giudice tutelare, ma può abortire. Sarebbe il caso di parlarne? Al momento no. Tabù.

Io sono padre di due figli: sono la luce della mia vita. Io e mia moglie, per tre volte, abbiamo perso tre figli: li chiamano “aborti spontanei”.

Quando mia moglie ha subito questa lacerazione non voluta, abbiamo fatto delle ricerche.

Volevamo capire. I medici ci spiegarono che non c’era nulla da capire. Che la natura provvede quando un bimbo non può nascere. La natura.

E noi? Si può parlare di quello che noi donne e uomini scegliamo? Oggi, a quanto pare, ancora no. Ma si spera che questo tabù venga un giorno superato.

Certo è che quei tre figli non nati mia moglie ed io non li abbiamo mai dimenticati né credo che mai li dimenticheremo: almeno questo, si spera, possiamo dirlo.


2 COMMENTI

  1. Caro Paolo, tu poni domande laceranti e urticanti nel nostro tempo. Ma credo che sia giusto porle. Credo sarà una conquista per tutti quando, su questo temi, smetteremo di dividerci fra reazionari e modernisti. Fermo restando che non sarà facile superare le difficoltà che oggi impediscono a molte donne di essere madri. Amor omnia vincit, ma ci vuole un amore diffuso, condiviso e solidale. La solitudine non aiuta, no.

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