Smetterò di splendere e rubare il tuo sguardo

smetterò di tentare e desiderare

prima o poi avverrà, questo lo so

perciò smetterò di cercare e di farmi trovare

smetterò di guardare

 

Mi aggiungerò a quelle poesie

e a quei petali di rose disposti su un letto

che ancora ricordi e di cui mi parlavi

diventerò come coloro che hanno osato

e a cui hai risposto come se nulla fosse

spogliando ogni gesto di ogni calore

 

Resterò tra quelle giornate di pioggia

che hanno bagnato un inverno

troppo duro per me

troppo normale per te

 

Mi chiederò se non fosse meglio

non averti incontrato

per poi zittirmi subito

confessando in fondo

che non c’era niente di meglio

di una boccata d’aria fresca come te

 

Smetterò di pensarti, smetterò di pensarci

e poi un giorno quando dormono tutti

ci penserò di nuovo

 

Lui finalmente cesserà di battere

o perlomeno ricomincerà a farlo

in maniera decente

 

Mi sentirò come tutti coloro

che a loro volta hai fatto sentir stupidi

ma forse sarò uno dei pochi

a sentirsi ugualmente fortunato

per il breve pezzo di strada

che abbiamo attraversato

 

Mi ritroverò con la tua foto

provando a ricordare quanto quel momento

ci ha avvicinati e quanto ci allontani

ogni giorno e il suo domani

ma finirò col sorridere

per il modo strampalato in cui c’eravamo


FontePhotocredits: Francesco Dibari
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C'è chi tempo fa mi definì una “spugna”. Interpretai male, credevo mi desse dell'ubriacone. Poi scoprì si riferisse alla mia curiosità, a quel modo di interessarmi a ciò che non conosco. A ventidue anni ho lasciato le strade domestiche per partire alla volta di Londra. L'ignoto davanti e le canzoni di Eddie Vedder - tratte da “Into the wild” - cantate nelle mie orecchie. Da quel momento la vita si è rivelata diversa da ciò che credevo. È stato come quando Prometeo ha gabbato Zeus e ha portato il fuoco agli uomini. Da allora ho respirato per un po' l'India, ho vissuto Firenze e sono finito a Milano e in diversi altri posti. Poi come Ulisse - impiegandoci meno dei suoi vent'anni - sono tornato alla mia Itaca: Trani. Sono Francesco Dibari, in ogni dove la gente si è chiesta perché mi chiamassi Dibari essendo di Trani. Ma è qui che sono nato, un martedì di febbraio del 1987. Quel giorno per le strade del centro si teneva il mercato.