
Ormai, al giorno d’oggi, nella società tecnologica, l’unico rapporto umano, autentico, vero, sincero che conta dopo il crepuscolo, è quello che germoglia e si sviluppa rigoglioso tra nonni e nipoti. Sanno camminare insieme mano nella mano, guardarsi negli occhi, sorridersi, ascoltarsi, abbracciarsi, senza prevaricarsi. Mai una parola di troppo! Silenzi loquaci.
Con amarezza bisogna prendere atto che le altre relazioni sociali, frettolose, epidermiche, digitali, improntate all’indifferenza, all’autoritarismo o al lassismo, fertilizzano le ortiche, uniche beneficiarie. Sopravvivono, solo nicchie di umanità, luminose nel buio pesto.
Qualche volta, pazienza! va a farsi benedire anche il rapporto tra i rampolli e gi anziani per il dominante paradigma culturale del mondo occidentale, impostosi in ogni contrada della Terra, per l’inglese che non deve mai mancare, la palestra acrobatica, i quatto salti ai giardini pubblici, il coro, e via di seguito.
Se ne rammaricano, i bambini, ma non più di tanto, troppo catturati e stritolati dalla marea di merci inutili che li inonda, travolgendoli, dalle futili distrazioni e dalle impegnative aspettative di vita, agognate dai genitori ed imposte dalla società opulenta, priva di uno scopo.
I vecchi nonni, invece, vivono proprio esclusivamente, per momenti esistenziali che fanno fibrillare di gaiezza i loro cuori, spesso acciaccati, gli ultimi, che per loro sono idilliaci, che non devono assolutamente mancare. Frequentare i cari pargoli, quindi, rappresenta una leccornia di amore, reciproco e rigenerante.
Altrimenti tocca sprofondare per ore interminabili, vuote, davanti al televisore, ascoltando quel conduttore che li inonda surrettiziamente, in modo ingannevole, di denaro e di quiz, mentre le due vallette, vestiti attillati oltremisura, fasciate di rosso, lasciano ammiccare la sensuale valletta (omen nomen?) che si dipana tra i seni.
Per il vecchio Socrate, nome impegnativo, ormai, è irrinunciabile la frequentazione quotidiana della figlia Lisistrata, dove i due nipoti, Ipazia e Giordano, andandogli incontro festosi, si precipitano a rotta di collo per le scale, mentre la sedia sollevatrice, scricchiolando, stridendo, saltellando, si arrampica lungo la scalinata per inerpicarsi fino al terzo piano.
Oggi, però, nessuno dei quattro figli può accompagnare il vegliardo con la macchina, essendo tutti alle prese con il lavoro. La più giovane, libera, finalmente padrona della sua vita, deve accudire Gaza, la bambina appena venuta alla luce. Non gli resta che un’alternativa, per non rimanere a bocca asciutta.
Macinare a piedi cinque chilometri sarebbe una fatica immane per lui, allora, pensa di avvalersi della circolare. Dal pensiero all’azione! La fermata del pullman più vicina dista circa un chilometro. A passo di formica, lentamente, traballando, appoggiandosi al bastone può farcela. Si azzarda, e pensare che da giovane ha percorso tutta l’Europa, fin quasi a mancare, per un tiro di fionda, Capo Nord, per poter godere dello splendore dell’aurora boreale!
Il pullman, sbuffante, attende paziente sulla destra nel piazzale Marabini riqualificato recentemente, antistante la Stazione ferroviaria di Imola, la splendida cittadina emiliana che profuma della operosa creatività degli operai e dirigenti, della travolgente gentilezza dei cittadini, della qualità della vita e del verde degli innumerevoli parchi. Se non riesce a prenderlo, dovrà aspettare un’oretta, sottraendola ai suoi cari.
Accelera faticosamente il passo, l’anziano signore, il respiro si fa grosso, il cuore, salendogli in gola, fibrilla, la fronte gli si imperla di sudore. Per un attimo prende fiato, esausto, lo zoppo Edipo per non collassare. Da mesi è domiciliato nella cittadina emiliana, ospite dei suoi cari per raggiungere agevolmente il Policlinico di Modena, un’eccellenza sanitaria in Italia, assieme a Milano e a Roma, per la cura del colon.
Purtroppo nel suo territorio, dopo la spietata colonizzazione, spacciata ai gonzi e agli ignari scolaretti per “Unità d’Italia”, mancano ancora strutture e servizi essenziali. Le priorità, intanto, dopo circa due secoli, vengono accordate al mirabolante ponte di Messina e agli armamenti, nonostante la ferma avversione alla guerra della Costituzione e di tanti cittadini.
Viene sostenuta militarmente, Israele, responsabile del genocidio di Gaza, viene accordato sostegno guerrafondaio all’Ucraina, foraggiando ignobilmente la guerra contro la Federazione Russa. Invece, la Sanità, l’Istruzione, l’Ordine pubblico e gli altri servizi essenziali possono languire, penalizzando pesantemente soprattutto la gente del Mezzogiorno costretta a sopportare immani sacrifici per tutelare il bene essenziale della salute e il diritto di vivere dignitosamente.
Appoggiandosi ansante al mezzo pubblico, Socrate chiede alla conduttrice, che sgranocchia con gusto semi oleosi, se l’autovettura si ferma a via borgo Cristina, una traversa della strada Montanara che porta verso Firenze. Rincuorato e rinfrancato dalla risposta positiva, si inerpica sui gradini, afferrandosi faticosamente ai maniglioni ed esibisce sulla piattaforma venti euro per il biglietto.
Non conoscendo le regole del territorio, gli viene cortesemente riferito che deve munirsi del biglietto di trasporto dalla macchinetta erogatrice, inserendo moneta spicciola. Non ne dispone, quindi, cade nel pallone, l’anziano signore gravato dall’ansia, dalla zoppia e dagli ottanta tre anni che pesano sulla sua groppa.
Umilmente chiede alla conduttrice, se momentaneamente può accomodarsi sul sedile, in attesa che qualche viaggiatore in arrivo possa scambiargli la carta moneta. Sospiro di sollievo! ma per più fermate nessuno riesce soddisfare la sua umile richiesta.
Lungo il percorso, con il viso spiaccicato contro il finestrino, interminabili filari di alberi, soprattutto pini, bagolari, platani, aceri, lasciano danzare le loro folte chiome, mentre i profumi fanno dilatare i polmoni.
Sui loro tronchi occhieggiano, le targhette metalliche dei numeri di matricola, ai loro piedi si distendono tappeti di foglie secche, intervallati da ciuffi di verdi erbe spontanee che chiacchierano con l’indaco di malve ed il celeste di cicorie selvatiche. Senza fine, la rete di piste ciclabili si dipana, snella e sicura, all’ombra dalla marea di verde che penzola dondolante dall’alto.
La vettura, intanto, scorre fluidamente nel disciplinato traffico cittadino e sosta immancabilmente con congruo anticipo, quando pedoni o ciclisti attraversano le strisce pedonali, mentre nuovi passeggeri alle fermate, fornite di pensiline e adiacenti ai marciapiedi, salgono serenamente a bordo senza rischio di essere investiti.
Si affacciano, infine, due signore, presumibilmente extracomunitarie, una più anziana, probabilmente la madre, e l’altra più giovane che regge in braccio un bambino, occhi grandi e profondi, sguardo ammaliante. Neanche loro, amareggiate, possono accontentare il vegliardo.
Il mezzo, con uno scossone, riparte, con l’apparire del verde al semaforo. Passano alcuni secondi. Le due donne, capelli ricoperti da velo, lingua araba, alternata all’italiano, ritornando sui loro passi, affiancano il vecchio pugliese, e la più giovane con la mano destra aperta, lunga la linea della vita gli offre due euro e cinquanta centesimi, il prezzo della corsa. Poi, intuendolo in difficoltà, lo aiuta nel prelievo del biglietto.
Uno degli svariati episodi, vissuti con intensa partecipazione emotiva, dettati da un’etica, che dall’età infantile con attenzione mirata abbraccia amorevolmente le fragilità della gente nell’empatico centro emiliano.
Il pensiero di Socrate, laurea in filosofia, corre a un profeta di oltre due mila anni fa, sostenitore del “fare verità”, del dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, del vestire gli ignudi; del non limitarsi a contemplarla, visione culturale antitetica a quella proposta dal mondo greco di Platone e Aristotele, oggi divenuta costume, imponendosi con l’individualismo dilagante ed i disvalori dell’imperante società tecnologica.
Anche stasera, perciò, i bambini Ipazia e Giordano potranno scorrazzare in uno degli infiniti parchi, attrezzati di giochi infantili e di strutture ginniche per adulti. Sul tardi, poi, emozionandosi, potranno leggere col nonno, drammatizzandolo, il racconto “Scuola dei contadini” di Saverio Strati, inoltre, arricchire la rubrica lessicale e compilare una mappa concettuale.
Il cuore del nonno, quindi, immancabilmente, palpiterà. Verrà, infatti, inondato da brodo di giuggiole, frutto generoso che sorride, strizzando l’occhiolino, dalle inferriate di diverse villette della splendida cittadina. Orgogliosa patria di Andre Costa, primo deputato socialista del neonato Parlamento Italiano e di Giuseppina Capponi che con la messa a punto del siero antitetanico ha salvato l’esistenza di innumerevoli soldati della prima guerra mondiale, pagando con la sua vita.
Domenico Dalba tel. 328 776 69 67 (nei rapporti interpersonali disdegna il “lei” escludente, preferendo il “tu”, accogliente). Grazie.




























