
«Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova»
(Dante)
A quanto pare non tutti amano l’arte. I musei sono spesso vuoti. Eppure non c’è italiano che non apprezzi il genio di Giotto, Donatello, Raffaello, Michelangelo, Leonardo da Vinci…
A dirla tutta, ce li invidia il mondo intero.
Anche le librerie o le biblioteche sono spesso deserte e non so quanti italiani abbiano letto la Divina Commedia o i Promessi sposi: fortunatamente, Dante e Manzoni non si sono posti questa domanda prima di impegnare le loro esistenze, per decenni, a comporre i rispettivi capolavori.
A proposito: anche questi, Dante e Manzoni, Divina Commedia e Promessi sposi,il mondo intero ce li invidia.
Caro lettore, adorata lettrice,
potrei continuare nell’elenco o potrei chiedere a te di completarlo idealmente, a mo’ di giocoso passatempo, ma il succo del discorso mi appare già evidente: nessuna barca si illude di essere più forte della vastità del mare, ma questo non è un motivo sufficiente per restare in porto se si ha voglia di navigare, se si ha passione per il mare aperto, per gli orizzonti sconfinati; allo stesso modo, se hai una ragione vera per spenderti a favore di una causa, non puoi aspettare di avere lo share vincente, non ci sono tanti conti da fare, c’è da metterci la vita, anche tutta, eventualmente.
Il resto, lo farà il vento…
Ti confesso, ho sempre avuto in uggia i disfattisti, chi vuol frenare il cambiamento, chi vuol giustificare la propria accidia, soprattutto chi ha interesse a non cambiare. Tutte persone a cui piace vincere facile: basta fare l’inventario di ciò che non va, rimarcare ciò che manca, gli errori commessi, le deficienze, le lacune.
Peraltro, ritengo che chi ragiona così, nella migliore delle ipotesi, faccia del male a se stesso; il più delle volte, temo, fa del male anche agli altri. Una sorta di pericolo pubblico.
Andrebbero curati con massicce dosi d’amore, se solo si lasciassero amare. Se solo accettassero la propria condizione umana come una tra le tante: fallibile, perfettamente imperfetta, e per questo meravigliosa. Una incompiuta compiuta e sempre da compiere.
Come un geometra che cerca la quadratura del cerchio e, con tutto il suo acume, tutti i suoi sforzi, non può capire «come vi s’indova».
O come insegna Lao-Tzu: «Il saggio è quadrato senz’angoli, angolo senza punta, dritto ma flessibile, splendente senza abbagliare».
O, ancora, come scrive Erri De Luca: «Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura».
Sai che c’è? C’è solo da sciogliere la vela. A costo di spezzare i legami con chi pensa di irretirci.
Il resto, lo farà il vento.

























